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RIVOLUZIONE AMERICANA, LE COLONIE INGLESI NEL NORD AMERICA, LA GUERRA…
RIVOLUZIONE AMERICANA
LE COLONIE INGLESI NEL NORD AMERICA
1)
Le tredici colonie nella seconda metà del Settecento
Dopo la guerra dei Sette anni, l’impero coloniale inglese in Nord America si ampliò molto.
L’area delle tredici colonie si trovava lungo la costa atlantica, tra i Grandi Laghi e i monti Appalachi.
Nelle colonie vivevano più di 2 milioni di persone.
La maggior parte era di origine inglese, ma erano presenti anche scozzesi, tedeschi e altri gruppi.
2)
Le colonie del Nord, del Centro e del Sud
Le
colonie del nord
erano caratterizzate da puritanesimo, commerci, industrie e piccola proprietà agricola.
Le
colonie del centro
avevano pluralismo religioso, commercio, agricoltura e grandi centri abitati.
Le
colonie del Sud
erano caratterizzate da grandi piantagioni,
coltivazione di tabacco, riso e indaco, largo impiego di schiavi africani,
presenza della fede anglicana.
3)
I rapporti con la madrepatria
L’Inghilterra deteneva il monopolio dei commerci con le colonie.
Le colonie potevano vendere i propri prodotti quasi esclusivamente nei porti inglesi.
Dovevano inoltre acquistare dalla madrepatria molti prodotti manufatti.
Questo sistema favoriva l’economia inglese.
I coloni cercavano però di aggirare i divieti attraverso il contrabbando.
Nel Settecento la produzione coloniale aumentò molto e in alcuni settori iniziò a competere con quella inglese.
4)
Mobilità sociale e spirito di iniziativa
Nelle colonie era presente una forte mobilità sociale.
Nel Nord si sviluppò una ricca classe altoborghese legata ai commerci e alle industrie.
Nel Sud il potere economico era concentrato soprattutto nelle mani dei grandi proprietari di piantagioni.
Nelle colonie non esisteva una vera nobiltà ereditaria come in Europa.
La disponibilità di terre favoriva la diffusione della proprietà.
Questo stimolava lo spirito di intraprendenza e indipendenza dei coloni.
5)
Il sistema politico e giuridico delle colonie
Ogni colonia era governata da un consiglio presieduto da un governatore nominato dal re.
Il governatore esercitava il potere esecutivo.
Esisteva anche un’assemblea legislativa.
Il sistema giuridico era basato sul modello anglosassone.
Alcuni diritti e principi erano riconosciuti soprattutto alla popolazione bianca.
Ne erano esclusi i nativi americani e gli schiavi africani.
6)
La nascita di un’identità comune
Inizialmente le colonie erano spesso in contrasto tra loro per interessi economici e questioni di confine.
Con il tempo però si svilupparono forme di collaborazione.
La presenza di istituzioni simili e di interessi comuni contribuì a creare una coscienza comune.
La guerra dei Sette anni rafforzò ulteriormente i rapporti tra le colonie.
Alla fine del Settecento si stava formando un’identità sempre più autonoma e distinta da quella britannica.
LA GUERRA D’INDIPENDENZA E LA NASCITA DEGLI STATI UNITI D’AMERICA
1)
I primi contrasti con la madrepatria
Dopo la guerra dei Sette anni, i coloni volevano espandersi verso ovest.
Nel 1763 il governo inglese vietò di oltrepassare i monti Appalachi.
Londra aumentò anche la pressione fiscale.
Il
Revenue Act
(1764) aumentò i controlli sul contrabbando e i dazi.
Lo
Stamp Act
(1765) impose il bollo su documenti e atti legali.
I coloni reagirono con il principio “no taxation without representation”.
Iniziarono manifestazioni e boicottaggi delle merci inglesi.
2)
Boston Tea Party e inizio degli scontri
Nel 1770 il massacro di Boston causò la morte di cinque coloni.
Nel 1773 il Tea Act favorì la Compagnia delle Indie orientali.
Il 16 dicembre 1773 avvenne il
Boston Tea Party
: alcuni coloni gettarono in mare un carico di tè inglese.
Londra reagì con misure più severe e chiuse il porto di Boston.
Nel 1774 si riunì a Filadelfia il primo Congresso continentale.
Nell’aprile 1775, a Lexington, avvenne il primo scontro armato tra coloni e britannici.
3)
Verso l’indipendenza
Nel maggio 1775 si riunì il secondo Congresso continentale.
Assunse funzioni di governo e organizzò un esercito unificato.
Il comando fu affidato a George Washington.
L’opinione pubblica si divise tra patrioti (favorevoli alla lotta) e lealisti (fedeli alla Gran Bretagna).
Nel 1776 le colonie decisero di puntare apertamente all’indipendenza.
4)
La Dichiarazione d’indipendenza
Il 4 luglio 1776 fu approvata la Dichiarazione d’indipendenza.
Fu redatta soprattutto da Thomas Jefferson.
Affermava che tutti gli uomini erano “creati uguali”.
Riconosceva diritti inviolabili come vita, libertà e ricerca della felicità.
Se un governo violava questi diritti, il popolo poteva modificarlo o sostituirlo.
La Dichiarazione segnò la nascita degli Stati Uniti d’America e si ispirava ai principi dell’Illuminismo.
5)
La guerra e l’aiuto europeo
Nei primi anni la Gran Bretagna era militarmente superiore.
New York cadde nel 1776 e Filadelfia nel 1777.
La svolta arrivò con la battaglia di Saratoga del 1777.
Benjamin Franklin cercò sostegno in Europa.
Dopo Saratoga, la Francia si alleò con i coloni e fornì aiuti militari e finanziari.
Nel 1779 entrò in guerra anche la Spagna.
La Gran Bretagna rimase così sempre più isolata.
6)
La vittoria e la pace
Nel 1781 la guerra volse definitivamente a favore degli americani.
La vittoria decisiva avvenne a Yorktown, in Virginia.
Dopo la sconfitta inglese iniziarono le trattative di pace.
Con il trattato di Versailles del 3 settembre 1783, la Gran Bretagna riconobbe l’indipendenza degli Stati Uniti.
IL NUOVO ORDINAMENTO FEDERALE
1)
Dalle tredici colonie ai nuovi Stati
Dopo la pace di Versailles, le tredici colonie non facevano più parte della Gran Bretagna.
Tra il 1776 e il 1780 quasi tutte si dotarono di nuove costituzioni scritte.
I nuovi Stati erano indipendenti e avevano propri organi di governo.
Le costituzioni si ispiravano ai principi illuministi.
2)
Verso l’unione politica
Si sentì presto la necessità di creare una forma politica capace di unire i singoli Stati.
Si aprì però un contrasto tra
federalisti
(favorevoli a un governo centrale forte) e
antifederalisti
(favorevoli a una maggiore autonomia dei singoli Stati).
Tra i principali federalisti vi furono Alexander Hamilton e James Madison.
Tra gli antifederalisti spiccò Thomas Jefferson.
Nel 1787 fu convocata a Filadelfia una Convenzione per decidere il nuovo ordinamento.
3)
La Costituzione del 1787
La Convenzione approvò la nuova Costituzione il 17 settembre 1787.
A vincere furono i la federalisti.
Nacque un’unione politica superiore ai singoli Stati, che però conservarono una parte della propria autonomia.
Il nuovo sistema si basava sulla separazione dei poteri, secondo le idee di Montesquieu.
4)
La separazione dei poteri
Il potere esecutivo era affidato al presidente, eletto ogni quattro anni.
Il potere legislativo apparteneva al Congresso, formato da Senato e
Camera dei rappresentanti.
Il potere giudiziario era affidato ai tribunali federali.
Al vertice vi era la Corte suprema, i cui giudici erano nominati dal presidente con l’approvazione del Congresso.
5)
Le contraddizioni della nuova repubblica
La nuova repubblica si basava sulla sovranità popolare, ma la partecipazione politica era limitata.
Il diritto di voto era riservato soprattutto a maschi bianchi e contribuenti.
Restavano esclusi donne, nativi americani, schiavi neri.
La schiavitù non fu abolita dalla Costituzione.
Negli Stati del Sud rimase fondamentale per l’economia, mentre al Nord iniziò gradualmente a essere eliminata.
6)
Le prime elezioni e George Washington
Le prime elezioni nazionali del 1789 furono vinte dai federalisti.
George Washington divenne il primo presidente degli Stati Uniti.
Nacque così il primo grande Stato federale moderno.
L’anno successivo fu stabilita una nuova capitale, chiamata Washington.
Continuarono però i contrasti tra federalisti e antifederalisti e tra Stati del Nord e del Sud.