l’Indice limitò la circolazione di testi scientifici, filosofici e letterari (finirono nell’elenco, tra gli altri, Machiavelli, Giordano Bruno, Galileo e Copernico, con la sospensione del suo De revolutionibus nel 1616), danneggiò l’editoria italiana, in particolare quella veneziana, e favorì l’autocensura e un clima di sospetto verso la cultura.