Le conseguenze si dispiegarono su più piani. Sul terreno dottrinale e liturgico, Roma imposed a tutta la Chiesa latina una disciplina uniforme. La professione di fede tridentina (1564), obbligatoria per chi avesse cariche ecclesiastiche e per gli insegnanti, fissò i punti non negoziabili. Pio V fece pubblicare il Catechismo romano (1566), il Breviario (1568) e il Messale (1570), che sostituirono le tradizioni locali con meno di duecento anni di storia e fecero della liturgia romana lo strumento dell’unità. L’Indice dei libri proibiti, rivisto nel 1564, e l’Inquisizione romana, rafforzata nelle sue funzioni, completarono l'apparato di controllo. Sul terreno pastorale, il modello del vescovo residente, visitatore e legislatore, che formava il clero nei seminari, trovò espressione esemplare in Carlo Borromeo a Milano, che con i suoi sinodi e le visite divenne un punto di riferimento, e in Gabriele Paleotti a Bologna. La parrocchia assunse il ruolo di cellula della vita religiosa, con registri di battesimi e matrimoni, catechesi regolare e controllo dei costumi, mentre i nuovi ordini, i gesuiti con i loro collegi, i cappuccini, i barnabiti e gli oratoriani, fornirono energie per l’istruzione, la predicazione e le missioni extraeuropee. L’applicazione fu però diseguale: in Italia, Spagna e Portogallo il concilio fu accolto presto, in Francia i decreti disciplinari non furono mai ricevuti ufficialmente dalla monarchia, pur avendo effetto per iniziativa dei vescovi e delle assemblee del clero, mentre nell’Impero e in Polonia la ricezione dipese dai principi cattolici e fu più lenta. Dal punto di vista istituzionale il papato uscì rafforzato, riuscendo a evitare sia il conciliarismo sia un’assemblea dominata dalle potenze, e la curia consolidò il proprio governo con le congregazioni cardinalizie, sistemate da Sisto V nel 1588. Sul piano culturale, le indicazioni sulle immagini influirono sull’arte sacra, orientata a chiarezza e funzione didattica, anche se la relazione diretta tra decreti tridentini e stile barocco resta oggetto di discussione tra gli storici. Il quadro tridentino orientò la vita della Chiesa cattolica per quattro secoli, e solo il Concilio Vaticano II (1962-1965) avrebbe avviato una revisione di fondo della liturgia, del rapporto con la Bibbia e dell’ecumenismo.