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L’Italia in Europa: il Settecento operistico - Coggle Diagram
L’Italia in Europa: il Settecento operistico
Dopo aver analizzato il
libretto
, cioè il
testo scritto dell’opera e le informazioni che accompagnavano lo spettacolo
,
possiamo passare alla
partitura, che contiene la musica composta per l’opera.
I due documenti permettono di
comprendere aspetti diversi dello stesso spettacolo
:
il libretto ci aiuta a conoscere la vicenda e la sua organizzazione teatrale,
mentre
la partitura ci mostra come il testo veniva trasformato in musica attraverso il canto, l’orchestra e le scelte espressive del compositore.
Nel
Settecento
, le
opere italiane rappresentate in Italia venivano stampate molto raramente.
La
stampa era costosa
e, nel caso dell’
opera
,
spesso non era necessaria.
Ai privati bastavano spesso raccolte di brani preferiti, che potevano essere realizzate da copisti specializzati.
Agli apprendisti compositori erano utili soprattutto le ricche biblioteche delle accademie e dei conservatori, dove potevano consultare le musiche.
Ai teatri non serviva necessariamente la stampa delle partiture, perché il loro obiettivo era mettere in scena continuamente nuove opere.
In alcuni casi, come a
Napoli, già dalla parte finale del Settecento esisteva la consuetudine di depositare una copia delle opere rappresentate presso gli istituti di formazione musicale.
In questo modo,
le loro collezioni potevano essere aggiornate con le novità teatrali.
Per
produrre
e
conservare le opere
si ricorreva quindi
soprattutto ai manoscritti
.
Di
partiture operistiche del Settecento ne sono sopravvissute moltissime
, a differenza di quanto accade per l’
opera del Seicento
.
Si trattava di diversi tipi di copie:
copie utilizzate durante il lavoro musicale;
copie realizzate con una scrittura elegante, destinate agli archivi;
copie raccolte da collezionisti e grandi famiglie aristocratiche.
Com’era organizzata una partitura manoscritta:
La
struttura della partitura manoscritta
era abbastanza
regolare
e
simile, per alcuni aspetti, a quella dei libretti
.
Le partiture erano generalmente:
in formato oblungo, cioè più largo che alto;
organizzate in fascicoli;
divise in volumi corrispondenti agli atti dell’opera. Se il secondo e il terzo atto erano brevi, potevano essere raccolti nello stesso volume.
I
pentagrammi
venivano
tracciati
con uno strumento chiamato
rastrum
.
In alcuni casi, la filigrana della carta permetteva di riconoscere l’officina cartaria che l’aveva prodotta.
All’
inizio della partitura
si trovava il
frontespizio
, con le
informazioni principali sull’opera.
A volte conteneva anche
annotazioni aggiunte successivamente da bibliotecari e archivisti.
Dopo il frontespizio compariva normalmente
la sinfonia introduttiva, cioè il brano strumentale che apriva l’opera.
Seguivano il
primo recitativo
, la
prima aria
e gli
altri brani, nell’ordine previsto.
Nella
partitura
, viene reso evidente la
differenza musicale
tra
recitativi e arie
.
Nei recitativi, la voce canta il testo con una declamazione prevalentemente sillabica, cioè associando normalmente una nota a ogni sillaba. Il sostegno musicale è affidato al basso;
nelle arie, invece, viene impiegata l’orchestra e la parte vocale può diventare più melodica e articolata.
Qui inoltre, il
canto
può avere un
carattere declamatorio, melodico oppure melismatico
.
Il
melisma
consiste nel
cantare più note sulla stessa sillaba
.
Possono inoltre comparire le
colorature
, cioè **passaggi vocali elaborati che prolungano una parola e permettono al
Queste differenze non sono soltanto tecniche:
contribuiscono a rendere riconoscibili le diverse situazioni drammatiche e gli stati d’animo dei personaggi.
Un
esempio di partitura manoscritta è quella del
Mesenzio
napoletano, conservata presso la Biblioteca del Conservatorio San Pietro a Majella di Napoli,
Il testo richiama
due parti della partitura
:
1. la prima pagina di un recitativo;
2.le pagine iniziali dell’aria di Mesenzio
«Ho nel seno un dolce foco»
, nella quale emerge il contrasto tra i suoi sentimenti, indicati attraverso le idee di
«affetto»
e
«crudeltà»
.
Il
recitativo
presenta le caratteristiche abituali di questo tipo di brano:
la declamazione rapida del testo e l’accompagnamento del solo basso.
L’aria
, invece, permette di
osservare come la scrittura musicale contribuisca a rappresentare la psicologia del personaggio.
La disposizione degli strumenti:
Nella
partitura del Settecento
gli
strumenti
erano disposti in
modo diverso rispetto a quello abituale nelle partiture moderne
.
Sempre nell'esempio del Mesenzio:
violoncelli e contrabbassi sono indicati insieme, su un unico rigo nella parte inferiore;
gli strumenti a fiato, in questo caso oboi e corni, sono collocati nella zona centrale;
le viole, divise in due gruppi, sono collocate sopra la parte vocale;
la parte del canto si trova sopra quella del basso.
i violini primi e secondi si trovano nella parte superiore;
Questa disposizione permette di vedere come le diverse famiglie strumentali partecipino alla costruzione del brano.
Il rapporto tra musica e significato delle parole:
Il
testo viene adattato alla musica: alcune parole sono compresse in un passaggio rapido,
mentre
altre vengono allungate e messe in evidenza
Nell’aria del Mesenzio, si alternano
due andamenti contrastanti:
1. un Largo, più lento;
2. un Allegro vivace, più rapido e vivace
Il
cambiamento di tempo riflette gli umori mutevoli di Mesenzio.
Un esempio importante è la parola
«crudeltà»
Il testo
«ma cangiarsi in un istante può in furore e crudeltà»
viene trattato in modo da
dare particolare rilievo alla parola finale.
«Crudeltà» si estende per più battute attraverso un’ampia coloratura, che ne sottolinea il significato drammatico.
Perché la partitura è importante:
La
partitura
permette di
comprendere come la musica non si limiti ad accompagnare le parole, ma contribuisca a definire i personaggi e a rendere percepibili i loro sentimenti.
La drammaturgia del genere serio: intreccio, peripezie, scrittura poetica, stesura musicale:
La
drammaturgia dell’opera seria
presenta una situazione particolare.
Il
testo verbale, cioè il libretto
, veniva generalmente
scritto dal poeta teatrale in modo autonomo rispetto al compositore
.
Il testo possedeva ambizioni letterarie e drammatiche proprie:
non era concepito soltanto come un insieme di parole da mettere in musica.
Un esempio è la
poesia di Metastasio, che poteva essere recitata anche senza musica; ciò avveniva ancora nell’Ottocento.
Per questo motivo,
il poeta teatrale può essere considerato il primo drammaturgo dell’opera
. A lui spettava il compito di:
scegliere e definire il significato morale della vicenda;
costruire l’intreccio;
stabilire il carattere dei personaggi;
decidere quali parti dovessero essere recitativi e quali arie.
il
pubblico del Settecento
andava a
teatro
soprattutto per
ascoltare la musica.
Spesso conosceva già il testo, perché lo aveva letto o ascoltato in precedenza, ma giudicava il dramma anche attraverso il canto e la musica.
Di conseguenza, è sbagliato affermare che il compositore si limitasse ad abbellire con le note un testo già pronto.
Anche se non poteva controllare completamente la trama e il testo poetico,
il compositore contribuiva alla drammaturgia attraverso le proprie scelte musicali.
Poteva infatti:
stabilire la durata dei brani;
creare somiglianze o contrasti tra brani e personaggi;
definire il carattere drammatico dei singoli brani;
scegliere la forma musicale;
dare voce ai personaggi in relazione alle caratteristiche dei cantanti disponibili;
trasformare il testo poetico attraverso il trattamento musicale.
Il
poeta
era quindi il
drammaturgo di primo livello
, mentre il
compositore
era un
secondo drammaturgo, ma aveva comunque una responsabilità decisiva:
la riuscita finale dello spettacolo dipendeva anche dalla musica e dagli esecutori.
La formazione del poeta teatrale nel Settecento:
Il
poeta teatrale del Settecento
possedeva generalmente una
formazione culturale ampia.
Studiava le
opere dei predecessori
, i
classici greci e latini
, i
poemi epici
e le
tragedie francesi del Seicento
.
Soprattutto quando lavorava presso una corte
, poteva avere familiarità con:
le lingue antiche;
l’archeologia e la numismatica;
la storia greca e romana;
le opere di scultura e pittura conservate nelle gallerie dei palazzi.
i miti della classicità;
Un ruolo importante nella trasformazione della scrittura teatrale fu svolto dall’
Accademia dell’Arcadia
, fondata nel
1690
.
I suoi orientamenti favorirono un rinnovamento dello
stile
e della
lingua poetica.
Nel
primo Settecento
il
dramma per musica
attraversò quindi una fase di
rinnovamento teorico
,
sostenuta anche dalle
riflessioni di alcuni intellettuali legati all’ambiente arcadico, come Muratori, Martello e Gravina.
Il rinnovamento portò a una
maggiore semplicità della forma poetica e a intrecci più lineari,
nei quali
venivano ridotte le peripezie secondarie.
La scelta del soggetto:
Il
primo compito del poeta
era scegliere il
soggetto.
I drammi seri erano raramente basati su storie completamente nuove:
più spesso prendevano spunto da fonti già esistenti, che venivano liberamente rielaborate.
Le principali fonti erano:
i poeti e i tragici greci e latini;
i tragediografi moderni, come Corneille e Racine; verso la fine del secolo si diffusero anche soggetti legati a Voltaire e Shakespeare;
gli storici dell’antichità;
i poemi epici italiani, come quelli di Ariosto, Tasso e Cesarotti;
occasionalmente, opere di narrativa, come quelle di Boccaccio.
Fino alla
metà del secolo e anche oltre
prevalsero i
soggetti storici.
In seguito tornarono a essere più frequenti i
soggetti mitologici
e quelli decisamente
tragici
.
Alcune opere italiane particolari, prodotte soprattutto a Parma e Vienna, si avvicinarono così alla
tragédie lyrique
francese.
La scelta del soggetto doveva comunque adattarsi alle circostanze concrete dello spettacolo:
1. politiche e dinastiche, come compleanni, onomastici e incoronazioni;
2. ambientali, in relazione al tipo di teatro: di palazzo, di corte, pubblico o di altro genere;
3. stagionali, perché il clima e le ore di luce influenzavano i tempi e il contesto delle rappresentazioni.
I valori morali e politici:
Le
vicende storiche
venivano selezionate anche per
esaltare determinati valori morali e individuali
.
La corte per la quale l’opera era composta poteva riconoscersi, direttamente o indirettamente, nei comportamenti dei personaggi.
Tra i valori più ricorrenti troviamo:
la fedeltà assoluta al sovrano; il perdono del sovrano nei confronti dei cospiratori; la rinuncia di un imperatore virtuoso a un amore illecito; l’eroismo dei soldati e dei generali; l’amicizia....
Questi valori vengono messi alla prova da passioni incontrollate e aspirazioni illegittime.
Il significato del lieto fine:
Nel
teatro
del
Settecento il lieto fine era molto frequente.
Non serviva soltanto a evitare che il
pubblico e i sovrani uscissero turbati dallo spettacolo
:
aveva anche una
precisa funzione drammatica e morale.
Il lieto fine rappresentava
il risultato ideale del dominio delle passioni.
Dopo una serie di
peripezie,
i sentimenti contrastanti trovavano un
equilibrio e i conflitti potevano essere risolti
.
Un
esempio opposto è la
Didone abbandonata
:
la protagonista si suicida perché non riesce a conciliare l’amore per Enea con l’odio provocato dalla sua partenza.
La scrittura poetica e musicale del dramma serio:
Nel
dramma di tipo metastasiano
, il dispositivo
metrico-poetico più utilizzato è il recitativo
.
Il testo del recitativo alterna liberamente
endecasillabi
e
settenari
, senza uno
schema obbligatorio di rime
e senza
essere organizzato in strofe.
Per questo i versi vengono chiamati
versi sciolti.
I recitativi possono essere
dialoghi o monologhi.
La loro
struttura
avvicina la
poesia
a un effetto simile alla
prosa,
perché permette ai
personaggi
di
comunicare informazioni, discutere e far progredire l’azione.
Dal punto di vista musicale, il
compositore
utilizza generalmente il
recitativo semplice,
caratterizzato da:
una declamazione rapida e prevalentemente sillabica; l’assenza di melodie molto riconoscibili; il sostegno del solo basso continuo.
Nel recitativo semplice, le caratteristiche individuali della scrittura musicale
sono meno evidenti rispetto alle arie
.
Questo, però, non significa che il recitativo sia privo di importanza musicale.
La declamazione intonata rende infatti le parole comprensibili all’ascolto, senza dover ricorrere al semplice parlato presente in altre tradizioni teatrali, come l’
opéra-comique
francese
In questo modo,
il dramma conserva una certa unità musicale.
Le arie e i pezzi chiusi:
I
recitativi
sono presenti in
tutte le scene
. Accanto a essi
si trovano i cosiddetti
pezzi chiusi
, cioè
brani musicali organizzati in una forma più definita, soprattutto arie a solo e, più raramente, duetti, terzetti e quartetti.
Questi brani si trovano prevalentemente alla
fine delle scene.
Quando invece un
personaggio conclude la propria aria, spesso esce dalla scena:
per questo si parla di
aria d’entrata,
espressione riferita al
brano che accompagna la presentazione e la caratterizzazione musicale del personaggio
Nelle
opere di Metastasio
, le arie sono generalmente formate da due strofe isometriche, cioè costruite con versi della stessa misura.
I versi possono avere un
numero pari o dispari di sillabe.
La diversa funzione di recitativi e arie:
Le
arie
contengono complessivamente
meno versi rispetto ai recitativi
,
ma costituiscono il
nucleo musicale
e
drammatico dell’opera.
La differenza principale riguarda la funzione dei
due tipi di brano:
Recitativi: fanno avanzare l’azione concreta. Attraverso dialoghi e scambi di informazioni, i personaggi spiegano gli avvenimenti, discutono e prendono decisioni.
Arie: esprimono soprattutto l’azione sentimentale ed emotiva. Il cantante può mostrare le proprie capacità vocali e cercare di suscitare emozioni nel pubblico.
Questa differenza si riflette anche nella
durata
. Un
recitativo di decine di versi
può durare
uno o due minuti,
mentre un’
aria
composta da
appena otto versi
può occupare
cinque minuti o più, perché la musica amplia e sviluppa il testo.
Il ruolo del compositore nelle arie:
Nelle
arie il compositore
esercita la propria abilità soprattutto in
due modi
:
1. Rielabora musicalmente il testo poetico, distribuendo le parole secondo esigenze musicali e drammatiche. Può ripetere versi o parole, allungare determinate espressioni e dare maggiore rilievo ai passaggi emotivamente importanti.
2. Utilizza l’orchestra in modo espressivo, senza limitarsi ad accompagnare il cantante.
L’
orchestra
può svolgere funzioni diverse:
creare uno sfondo ambientale o descrittivo; mettere a confronto la musica con lo stato psicologico del personaggio; far emergere qualcosa che il personaggio non esprime direttamente attraverso le parole cantate.
L’aria col da capo:
Una delle
forme più diffuse
nell’
opera seria
del
Settecento
è l’
aria col da capo
, detta anche
pentapartita.
Questo modello era
già molto diffuso dall’ultimo ventennio del Seicento
e continuò a essere utilizzato,
con alcune varianti
,
anche circa un secolo dopo.
La forma si basa su
tre momenti principali:
Prima parte (A ): viene presentata la prima strofa del tema principale.
Seconda parte (B): viene intonata la seconda strofa con un tema , spesso con un carattere rapido o contrastante rispetto alla prima.
Ripresa della prima parte (A'): si ritorna alla musica iniziale (tema principale), che il cantante può arricchire con variazioni ed elaborazioni espressive.
La prima parte viene quindi ripresa (il
"da capo"
), ma non necessariamente ripetuta in modo identico:
il cantante può modificarla attraverso abbellimenti e variazioni.
Il fatto che un modello formale simile potesse essere utilizzato in un repertorio vastissimo
si spiega perché l’interesse non era rivolto tanto alla forma in sé, quanto alla
qualità del canto
e al
rapporto tra canto, testo poetico e orchestra.