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LA LEARNED HELPLESSNESS; STRATEGIE PER PROTEGGERE L’AUTOEFFICACIA
In italiano IMPOTENZA APPRESA: Il soggetto pensa di non riuscire a fare nulla (impotenza), convinzione appresa
dopo una serie di esperienze, soprattutto di ripetuti fallimenti. È stata analizzata e studiata in svariati campi: sportivo, lavorativo, scolastico
La SCUOLA è la principale istituzione di socializzazione della nostra società che dovrebbe favorire la crescita
psicosociale dell’individuo e promuovere le life skills (da OMS). La forte presenza al suo interno
di questi disturbi, però, evidenzia come non ci sia stato l’adempimento a questi obiettivi ma
anzi, la scuola viene vista come un luogo di solo apprendimento. Il processo di apprendimento (e la prestazione scolastica) è frutto di tantissimi fattori:
-Caratteristiche individuali di ogni studente (abilità, conoscenze, atteggiamenti e motivazione) -Concetto di Sé -Senso di autoefficacia
-Convinzioni di controllo: riuscire a trovare le strategie e controllare l’apprendimento -Attribuzione di causa -Processi di pensiero più o meno funzionali -Altre variabili emotivo-motivazionali
Tale processo nasce in un contesto di interazione tra ambiente e funzionamento comportamentale dell’individuo. Questo
evidenzia l’importanza del ruolo dei fattori protettivi in situazioni stressanti (ambienti che ci mettono alla prova)
Il SUPPORTO SOCIALE è uno dei più rilevanti. Di conseguenza, un ambiente non supportivo e caratteristiche psicologiche disfunzionali
(non permettono l’adattamento: scarsa autoefficacia, pensieri disfunzionali) ci sarà difficoltà nel gestire e
affrontare situazioni stressanti. Il processo di adattamento scolastico e sociale di ogni individuo è , infatti, determinato
da fattori individuali e variabili contestuali. Ad esempio, la prestazione in un compito sarebbe influenzata da
complessi fattori collegati tra loro come: le convinzioni del soggetto circa le proprie capacità di riuscire a svolgere correttamente la prova (self-efficacy)
il livello di motivazione, l’importanza attribuita all’impegno personale e il valore che la cultura di provenienza conferisce al successo.
Se tra questi fattori si instaura un circolo vizioso, caratterizzato da disfunzioni in uno o più elementi, la situazione di apprendimento
si farà complessa, determinando, con molta probabilità, l’insuccesso scolastico e generando, di conseguenza
spiacevoli effetti sull’umore e sul comportamento. È possibile riscontrare, in situazioni di questo tipo, o
comportamenti esternalizzanti (per es. aggressività) o internalizzanti (per es. depressione); tra questi ultimi
negli studenti sottoposti a continui fallimenti scolatici, si manifesta frequentemente la learned helplessness o impotenza appresa.
LEARNED HELPLESSNESS: stato psicologico che si determina nell’individuo quando si imbatte in frequenti eventi percepiti come
incontrollabili (percepito, perché è il soggetto che vede queste situazioni come impossibili da risolvere, non è l’evento in sé il problema).
Si caratterizza per la convinzione che non possono verificarsi eventi positivi, mentre la probabilità che
si verifichino eventi negativi ed immodificabili è molto elevata forma di (pessimismo). Passo successivo è HOPLESSNESS
“senza speranza”, sfocia in una forma di depressione. Si evince che la Learned Helplessness è una teoria cognitivo-comportamentale della depressione.
Comporta una serie di effetti negativi a livello:
-Cognitivo: difficoltà a percepire la relazione tra il proprio comportamento e le conseguenze ambientali;
hanno difficoltà a comprendere le relazioni di controllabilità. Non riesce a capire che i
risultati dipendono dalle sue azioni, ossia che è lui che controlla il processo di apprendimento e non viceversa
-Motivazionale: il soggetto è restio a mettere in atto nuovi comportamenti ed a
fronteggiare nuove situazioni, soprattutto se di esito dubbio (es interrogazione)
-Emotivo-affettivo: senso di frustrazione che, alla lunga, conduce verso la depressione
QUADRI COMPORTAMENTALI (Dweck e Leggett, 1988)
RISULUZIONE E PADRONANZA:
-Considerano gli insuccessi uno stimolo ad impegnarsi di più -Hanno atteggiamenti positivi verso il compito -Hanno aspettative positive circa i propri risultati
-Usano strategie efficaci e le cambiano se si rivelano inefficaci -Cercano di esercitare un controllo sulle proprie attività cognitive (autoistruzione, automonitoraggio)
-Cercano di controllare il compito, non di farsi controllare dal compito
DEPRESSIONE:
-Considerano gli insuccessi una prova della propria incapacità -Hanno atteggiamenti negativi verso il compito (ansia, noia, rifiuto)
-Hanno aspettative negative circa i propri risultati -Peggiorano le strategie dopo gli insuccessi -Si distraggono con facilità facendo ricorso a pensieri inadeguati
Orientato alla padronanza:
apprendono per avere la capacità di gestire e padroneggiare le proprie conoscenze, e non per dimostrare di essere bravi
per prendere il voto più alto (focus sulla prestazione). Nell’ambiente scolastico questo spesso viene meno
Le persone depresse tendono a sopravvalutare gli aspetti negativi e a sottovalutare quelli positivi (self-monitoring),
ad attribuire successi all’ambiente esterno e insuccessi a sé stessi (autovalutazione), si autorinforzano raramente
mentre si puniscono di frequente (sono incapace, non sono competente, sono inutile ecc). In tale teoria sono
implicati pertanto tre importanti processi strettamente interconnessi tra loro: automonitoraggio, autovalutazione
e autorinforzamento. Un’altra variabile importante che caratterizza l’impotenza appresa è la concezione di intelligenza
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Sono strategie che tutti noi mettiamo in atto, chi più, chi meno, ed alcune servono a proteggere il proprio senso di autoefficacia: