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L’Italia in Europa: il Settecento operistico - Coggle Diagram
L’Italia in Europa: il Settecento operistico
Opera del Settecento: teatro fossile?:
Del
Settecento
si sono conservate
moltissime partiture settecentesche,
,
ma solo una piccola parte è stata recuperata e rappresentata in tempi moderni.
Questo dipende anche dal fatto che il repertorio settecentesco era molto vasto e soggetto a un continuo rinnovamento:
le opere nuove sostituivano spesso quelle precedenti, che rapidamente finivano ad essere non più di moda.
Per capire questa distanza bisogna considerare come funzionava il
teatro dell’epoca
,
chi frequentava gli spettacoli e quali erano le caratteristiche dell’opera
.
Nel
Settecento
, l’
opera italiana
raggiunse una
diffusione straordinaria e diventò una delle principali espressioni culturali condivise in Europa
.
Si distingueva in
diversi generi
, soprattutto
opera seria, opera comica e opera tragica,
che all’inizio del secolo vennero separati più chiaramente, anche attraverso l’esclusione del
comico dal genere serio
.
L’
opera italiana
veniva rappresentata nei
teatri di corte, nei teatri di palazzo e nei teatri affidati a impresari.
Si diffuse nei
territori iberici, anglosassoni, germanici, mitteleuropei e nordici.
Qui, gli
spettatori stranieri si abituarono all’italiano come lingua del canto e del teatro
.
Nei libretti, spesso accompagnati da traduzioni, permettevano di
seguire la vicenda e di comprendere il significato emotivo delle scene e delle arie.
La
Francia invece si presentò come principale eccezione
, perché possedeva una
propria tradizione teatrale
e
musicale
.
L’opera diventò importante anche al di fuori del teatro:
i viaggiatori stranieri visitavano l’Italia anche per assistere agli spettacoli; i libretti e le raccolte teatrali venivano collezionati in tutta Europa; Metastasio diventò uno dei poeti teatrali più letti, imitati e ristampati;
le discussioni sull’opera alimentarono il dibattito culturale, per esempio sul rapporto tra cultura antica e moderna e sulla superiorità del teatro francese o italiano; le raccolte di arie e altri brani operistici venivano usate per imparare la musica e il canto;
i compositori italiani lavoravano presso corti straniere, mentre molti musicisti stranieri studiavano in Italia per migliorare la propria formazione.
L’opera contribuì così alla diffusione della
cultura italiana in Europa
, molto prima dell’
Unità d’Italia
.
Per comprendere l’opera settecentesca bisogna considerare le condizioni in cui veniva rappresentata, molto diverse da quelle attuali.
Il luogo teatrale più caratteristico era il
teatro all’italiana, sviluppatosi nel Seicento
.
Era formato da
una platea separata dal palcoscenico e da palchetti disposti su più ordini.
Durante lo spettacolo si usavano le
candele per illuminare la sala.
Il teatro era soprattutto un
luogo di incontro sociale
. Gli
spettatori potevano muoversi, parlare e interagire prima, durante e dopo lo spettacolo
.
L’
ascolto non era continuo e concentrato come quello richiesto nei teatri moderni
:
l’
attenzione si spostava tra i diversi elementi dello spettacolo.
Nei
teatri di corte
, inoltre,
la nobiltà occupava una posizione centrale.
Gli spettacoli
potevano svolgersi anche in
giardini, palazzi e sale private
.
Il
luogo
era importante perché contribuiva a definire il
carattere della rappresentazione
.
La serata teatrale non comprendeva necessariamente soltanto l’opera principale. Potevano esserci anche
intermezzi comici
,
cioè
brevi spettacoli divertenti
, e
balli pantomimi,
nei quali
una storia veniva raccontata attraverso gesti
e
movimenti, senza parole.
Questi momenti alternati contribuivano a
mantenere vivo l’interesse del pubblico durante rappresentazioni molto lunghe.
La
serata
poteva durare
molte ore,
ma il pubblico era abituato a questa organizzazione.
Gli
spettacoli
venivano riproposti
più volte durante la stagione
e gli
spettatori
potevano tornare a teatro per
rivederli
o
recuperare ciò che avevano perso nelle occasioni precedenti.
Nell’opera settecentesca un'altra caratteristica fondamentale era i
diversi tipi di voce che erano associati a specifici ruoli teatrali
.
Soprani e contralti femminili, generalmente impiegati nei ruoli femminili
;
Tenori e bassi, utilizzati per personaggi maschili, spesso autorevoli, anziani, crudeli o secondari;
Castrati, cantanti uomini dalla voce acuta, soprano o contralto, che occupavano spesso i ruoli dei giovani eroi dell’opera seria.
I
castrati,
uomini sottoposti da bambini alla castrazione (pratica oggi non più accettata) per conservare la voce acuta, erano un ruolo fondamentale per il teatro.
La loro
voce
univa un
registro elevato a un corpo adulto e
permetteva
grandi capacità espressive e virtuosistiche
.
Erano spesso le
star dell’opera seria
e interpretavano
eroi
e
personaggi con valori positivi come sincerità, generosità e coraggio.
Dall’
inizio
dell’
Ottocento
, con la
progressiva scomparsa dei castrati dalle scene
e l’
affermazione del tenore come principale voce maschile eroica
,
quella vocalità divenne
impossibile da riprodurre fedelmente
.
La difficoltà di comprendere l’opera seria non dipende soltanto dalla musica e dalle voci,
ma anche dai
cambiamenti culturali e sociali.
L’
opera settecentesca
nacque nella
società delle corti
, in cui il teatro rifletteva un
preciso ordine sociale e politico
.
Nell’
Ottocento
si
formarono nuovi Stati nazionali,
cambiò il pubblico di riferimento, che diventò sempre più borghese
, e si
affermarono nuovi gusti letterari e nuovi modi di raccontare le vicende teatrali.
Molte
opere serie
si basavano su
personaggi storici o mitologici, come Cesare, Catone, Alessandro, Adriano
,
Le loro storie proponevano esempi universali di
virtù, vizi, passioni e comportamenti morali.
L’
opera buffa
, invece, con
ambientazioni più vicine alla vita borghese
, può risultare
più immediata
.
Nonostante ciò, l’opera seria non deve essere considerata un semplice
«teatro fossile»
.
È una parte
fondamentale
della
storia musicale
e
teatrale europea
.
Negli
ultimi decenni
è cresciuto l’interesse per questo repertorio, grazie agli
studi degli specialisti
e soprattutto
al lavoro di produttori, registi e interpreti.
Sono tornati così sulle scene compositori come
Händel, Vivaldi, Pergolesi, Gluck e Paisiello.
Nel
Settecento, l’opera italiana
era una delle forme artistiche
più diffuse
e
importanti d’Europa
, caratterizzata da
voci spettacolari e melodie memorabili,
Oggi,
però, molte opere di questo periodo
vengono rappresentate raramente
e possono sembrare dei
“fossili”
,
cioè
testimonianze di un passato lontano dal gusto moderno
.
per capire l’
opera settecentesca
bisogna conoscere
non soltanto la partitura, ma anche il pubblico, i luoghi teatrali, le convenzioni vocali e i valori culturali della società che l’ha prodotta.
Percorsi di compositori:
Nel
Settecento
, l'
opera seria
si diffuse in
Europa
attraverso un
sistema complesso,
influenzato dai
gusti dei diversi teatri
e dalla
disponibilità di compositori e cantanti.
Il
poeta teatrale
preparava generalmente il
testo in autonomia dal compositore che avrebbe dovuto musicarlo.
Il
testo
veniva pubblicato in forma di
libretto
, destinato anche alla
lettura durante lo spettacolo.
Dopo la rappresentazione, il libretto
poteva avere destini differenti:
1. essere abbandonato insieme alla musica, anche se ciò accadeva raramente;
2. essere pubblicato in raccolte letterarie o teatrali;
3. essere ripreso in altri teatri, con lo stesso titolo oppure con un titolo diverso;
4. essere modificato da un altro poeta e musicato nuovamente per cantanti differenti.
In quest’ultimo caso
poteva cambiare la musica, mentre la vicenda e buona parte del testo poetico restavano uguali o simili
Nei
generi comici
, come l’
intermezzo
e il
dramma giocoso
, le
compagnie di canto
potevano
portare con sé
anche le
partiture delle opere già rappresentate.
Nell’
opera seria
, invece, i
grandi cantanti erano spesso scritturati individualmente
e
potevano riutilizzare in altre opere alcune arie particolarmente riuscite delle loro precedenti interpretazioni.
Per comprendere la diffusione dell’opera bisogna quindi considerare tre elementi collegati:
1. i teatri e i centri di produzione
2. i percorsi dei libretti e delle vicende teatrali;
3. gli spostamenti professionali di compositori e cantanti.
I
collegamenti dinastici
e
politici tra le corti
favorivano questi
spostamenti
e rendevano possibile la
circolazione della musica in tutta Europa
.
Il
compositore italiano del Settecento
era soprattutto un
professionista
che lavorava
su commissione
.
La sua attività era spesso legata a
incarichi di corte o ecclesiastici e alla ricerca di opportunità lavorative.
Questo non significa che i compositori non avessero idee personali o ideali,
ma raramente lasciavano testimonianze esplicite del proprio pensiero politico e culturale. La loro identità emerge soprattutto attraverso la musica
.
L’opera italiana del Settecento fu un
fenomeno di lunga durata,
sviluppato da
compositori appartenenti a generazioni diverse.
Si estende dalla
generazione di Alessandro Scarlatti, importante per la formazione del genere
,
fino a
musicisti come Giovanni Simone Mayr che raggiunsero i maggiori successi nel secolo successivo
.
Dal punto di vista
stilistico
, il repertorio comprendeva:
compositori legati al Barocco, come Scarlatti, Vivaldi e Händel;
esponenti del Settecento preclassico e dello stile galante, come Sarro, Vinci, Leo e Pergolesi;
autori di formazione ed esperienze più eclettiche, come Hasse, Graun, Gluk;
musicisti vicini al Classicismo, come Johann Christian Bach, Sarti, Haydn, Mozart;
compositori attivi tra la fine del Settecento e l’inizio dell’Ottocento, come Paisiello, Salieri, Mayr, Spontini e Cherubini.
Scrivere opere non garantiva una sicurezza economica.
Le
retribuzioni
erano spesso legate a
singole commissioni e non consistevano necessariamente in stipendi regolari
.
Per questo, l’
attività operistica si affiancava frequentemente ad altri lavori musicali
,
come la
musica sacra
, gli
oratori,
le
cantate,
le
feste teatrali celebrative
e la
musica strumentale
.
Molti compositori iniziarono la propria carriera come strumentisti o cantanti:
Alcuni lavorarono inizialmente come vice-maestri e poi come maestri di cappella o di camera presso corti e cattedrali
.
In seguito, grazie ai primi successi, cercarono maggiori opportunità nei teatri.
gli spostamenti dei compositori favorivano la diffusione dell’opera,
ma non significavano che
la stessa musica venisse sempre eseguita senza cambiamenti
.
Anche i libretti e le partiture venivano adattati alle diverse città, ai cantanti e alle esigenze degli spettacoli.
Percorsi di opere:
Gli spostamenti dei compositori
favorivano anche la
circolazione delle idee musicali.
La musica dei
veneziani
e dei
napoletani
poteva essere ascoltata in
città diverse, in Italia e all’estero, e influenzava reciprocamente i musicisti.
I
cantanti
potevano inoltre
inserire in opere diverse alcune arie già apprezzate dal pubblico, dette arie di baule.
Gli
archivi moderni
permettono di ricostruire la
diffusione dei libretti
e le
loro rappresentazioni.
Un esempio significativo è il la
Didone abbandonata
di Metastasio
rappresentata per la
prima volta a Napoli nel 1724:
ne esistono
oltre cento libretti stampati e musicati in diversi luoghi d’Europa nel corso del Settecento.
Tuttavia, il numero dei libretti
non corrisponde necessariamente al numero delle musicazioni o delle partiture differenti.
Un’opera poteva essere riproposta usando una partitura già esistente, eventualmente modificata o mescolata con musiche di altri autori.
Si poteva realizzare anche i
pasticci,
cioè degli
spettacoli composti assemblando brani musicali di autori diversi, anche provenienti da opere differenti.
Questa varietà permetteva di
riproporre una vicenda già conosciuta, ma con una nuova musica e un cast differente.
La situazione era
diversa nel genere comico
, che comprendeva
denominazioni differenti a seconda delle aree geografiche:
commedia per musica
a Napoli,
burletta
a Firenze e
dramma giocoso
a Venezia. La denominazione
opera buffa
si diffuse più tardi.
Rispetto all’opera seria,
quella comica poteva mantenere più a lungo la stessa musica
.
Il
pubblico tendeva ad associare queste opere al suo compositore
,
mentre nell’
opera seria era spesso molto importante anche il nome del librettista, soprattutto quello di Metastasio
.
La maggiore stabilità dell’opera comica dipendeva dalla
facilità con cui testo e musica potevano essere adattati agli interpreti
e dalle
situazioni teatrali più vicine alla vita quotidiana
.
Alcuni esempi sono:
La
serva padrona
, associata a Pergolesi su testo di Gennaro Antonio Federico; Il
mondo della luna
e altre opere comiche di Galuppi, spesso su testi di Goldoni.
Perché l’opera seria non aveva un repertorio stabile:
Il
concetto moderno di opera di repertorio
, come quello che si applica a
La traviata
o
La bohème
,
non descrive bene il commercio teatrale settecentesco
Le
partiture dell’opera seria cadevano rapidamente di moda, spesso nel giro di due o tre anni
.
I gusti del pubblico internazionale cambiavano e le nuove opere sostituivano quelle precedenti.
Risultava quindi
più conveniente musicare nuovamente un testo teatrale secondo il gusto del momento
piuttosto che
riprendere una vecchia partitura
.
poiché gli spettacoli cambiavano frequentemente,
per ricostruire come venivano rappresentate le opere
non basta conoscere il testo o la partitura
È necessario considerare anche
i documenti che descrivevano gli interpreti, le scenografie e gli altri elementi dello spettacolo: i cosiddetti paratesti
.
Testi e paratesti dell’opera: un libretto
Il
libretto
contiene il
testo dell’opera
, ma può riportare anche
informazioni aggiuntive
chiamate
paratesti
Questi elementi aiutano a capire
come era organizzato lo spettacolo
e
chi partecipava alla sua realizzazione
.
I
libretti settecenteschi
seguivano generalmente una
struttura abbastanza standardizzata
.
La loro lunghezza poteva aumentare non perché la vicenda fosse più lunga,
ma perché lo spettacolo comprendeva anche
balli, scenografie e numerosi interpreti.
Le parti principali del libretto che possiamo trovare sono:
1. Frontespizio: riporta il titolo, il genere, il luogo e l’occasione della rappresentazione, oltre ai dati editoriali e, talvolta, al nome del librettista.
2. Dedica: è spesso rivolta a un sovrano o a una persona influente, dalla quale si spera di ottenere protezione o sostegno.
3. Argomento: riassume la vicenda e permette al pubblico di comprenderne gli avvenimenti principali.
4. Mutazioni: indicano i cambiamenti delle scenografie e dei fondali.
5. Elenco degli artisti: comprende cantanti, compositore e altri professionisti coinvolti, come scenografi, costumisti, macchinisti e ballerini.
6. Descrizione dei balli: può spiegare il soggetto della danza e indicare gli autori o la provenienza delle musiche.
Un esempio emblematico per l'
organizzazione interna di testi e paratesti
è il
libretto del Mesenzio
,
re d’Etruria, rappresentato a Napoli nel 1786
,
il quale mostra
come uno spettacolo potesse comprendere tre atti dell’opera alternati a due balli
.
Dopo il frontespizio comparivano la dedica dell’impresario ai sovrani e l’argomento, che in questo caso era omesso perché si riteneva che la prima scena chiarisse già la vicenda.
Il libretto indicava poi i nomi e le qualifiche dello scenografo, del macchinista e del costumista, oltre a elencare il corpo di ballo secondo una gerarchia precisa.
Il
primo ballo era l’
Ezio
, definit
o ballo eroico
e diviso in
cinque atti.
Il coreografo
Domenico Lèvre
ne spiegava il soggetto, tratto dall’omonimo
dramma di Metastasio
.
La scelta di una vicenda già conosciuta aiutava il pubblico a seguire l’azione, poiché il ballo pantomimo non utilizzava le parole per raccontarla.
Il libretto riportava anche
i personaggi danzanti e le informazioni sulle musiche del ballo,
composte attraverso un
pasticcio di brani di autori diversi, rielaborati da uno specialista.
Il
secondo ballo
era invece
comico
,
più breve e composto da un solo atto.
Si intitolava
Il
Maniscalco
e riprendeva il soggetto dell’
opéra-comique
francese
Le maréchal ferrant
di Antoine-François Quétant
del
1761.
Le opere comiche francesi potevano infatti costituire un’
alternativa al teatro italiano tradizionale.
Il ruolo degli interpreti:
Nel
teatro settecentesco, cantanti
e
ballerini
erano spesso
fondamentali
per il
successo di una rappresentazione.
La loro
fama
poteva
attirare il pubblico e influenzare le scelte artistiche.
Questo spiega perché
le opere venissero adattate alle caratteristiche degli interpreti
e perché
gli spettacoli potessero cambiare nel tempo.
Il teatro musicale era infatti un insieme di
musica, canto, danza, scenografie e azione teatrale.