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La crisi dell'Impero romano e la diffusione del cristianesimo
Nel II sec. d.c. l'Impero romano raggiunse la sua massima espansione: a Ovest comprendeva la Spagna ed il Portogallo e a Nord l'Inghilterra; a Est giungeva fino alla Mesopotamia; a Sud l'Africa settentrionale.
L'impero era abitato da 50 milioni di persone appartenenti a popoli diversi
Nel 212 Editto di Caracalla: concessione della cittadinanza romana anche agli abitanti delle province, quindi gli abitanti potevano votare, nelle assemblee, potevano ricoprire cariche pubbliche, possedere i beni, ma dovevano pagare le tasse.
Furono eseguite tante opere pubbliche come acquedotti, strade, ponti che favorirono i commerci.
Massima espansione dell'Impero romano
Crisi dell'impero dal III sec. d.c.
I popoli stranieri iniziarono a minacciare i confini dell'impero e le guerre di espansione erano terminate.
Senza le guerre di conquista, l'impero era privato dei ricchi bottini ricavati dai saccheggi e non c'erano più i prigionieri di guerra che venivano impiegati nelle campagne come schiavi oppure lavoravano nelle miniere.
Le terre dei patrizi venivano divise e coltivate dai liberti e dai coloni (contadini liberi) che prendevano in affitto le terre.
i piccoli proprietari cedevano le terre ai latifondisti (proprietari di grandi appezzamenti di terre) in cambio di protezione e diventavano nuovi coloni.
I confini erano minacciati ad Oriente dai Persiani; nelle zone del Reno e del Danubio subivano saccheggi dagli Svevi, dai Sassoni, dai Franchi, e dai Vandali (Barbari). Lungo il confine (Limes), i romani costruirono le barriere difensive.
Le campagne si spopolarono e i commerci si ridussero.
Per difendersi, l'Impero organizzò un esercito costoso e per mantenerlo, furono introdotte nuove tasse che venivano pagate dai ceti più poveri. L'esercito era costituito da mercenari di origine germanica. Durante la fase di anarchia militare, i soldati sceglievano gli imperatori tra i generali in cambio di privilegi.
Non c'era l'obbligo militare, perciòi grandi proprietari terrieri preferivano pagare una tassa per non privarsi dei loro contadini che così non dovevano essere arruolati nell'esercito.
I romani erano politeisti e credevano in varie divinità appartenenti alle funzioni della vita quotidiana. Le divinità erano venerate nei templi edi il sacerdote più importante era chiamato PONTEFICE MASSIMO. Gli àuguri interpretavano la volontà degli dei osservando la natura. Dall'imperatore Augusto fu introdotto il culto dell'imperatore. i popoli conquistati continuavano a credere nelle loro divinità ma dovevano adorare anche l'imperatore. I romani adoravano divinità orientali come il dio Mitra e Iside.
Nell'impero c'erano due religioni monoteiste: l'ebraismo in Palestina in quanto credono in un solo dio Yahweh; il Cristianesimo fondato sulla predicazione di Gesù di Nazareth. i Cristiani si rifiutarono di adorare l'imperatore e perciò vennero perseguitati.
Tra il I ed il III sec. i cristiani si organizzarono nelle prime comunità intorno alle chiese ed erano guidati dai vescovi. Durante le prime invasioni barbariche i vescovi diventarono anche guide politiche e amministravano la giustizia. I territori controllati dai vescovi nel IV sec. presero il nome di DIOCESI. Nelle campagne si praticavano ancora i culti pagani
Tra il III ed il IV sec comparvero i primi monaci cristiani in Egitto: uomini che vivevano da soli e si dedicavano alla penitenza ed alla preghiera. Successivamente si riunirono nei monasteri, guidati da un abate e seguivano le regole (lavoro, meditazione e assistenza dei più deboli).
DIFFUSIONE DEL CRISTIANESIMO
I tre grandi imperatori