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RITI E ELEMENTI COSTITUTIVI DELLA RELIGIONE - Coggle Diagram
RITI E ELEMENTI COSTITUTIVI DELLA RELIGIONE
significato e funzioni dei riti
La ciclicità dei riti (Vittorio Lanternari):
riti si ripetono ciclicament
e assecondando diverse periodicità:
cicli lavorativi
(riti di propiziazione della caccia nelle società venatorie o della transumanza negli allevatori)
cicli della vita sociale
(feste nazionali legate a eventi storici)
cicli stagionali
(capodanno),
cicli astrali
(riti di novilunio)
cicli determinati da eventi casuali
(riti terapeutici e di guarigione).
L'utilità sociale:
Per
Durkheim
i riti creano integrazione e coesione sociale, suscitando stati mentali che rinsaldano i sentimenti collettivi del gruppo.
Per gli autori di orientamento ermeneutico (Ernst Cassirer, Clifford Geertz),
il rito è lo strumento principale per custodire e mantenere vivi i simboli sacri.
definizione
:
Il
rito
è una sequenza prestabilita di azioni che si ripetono sempre nello stesso modo e a cui è connesso un forte significato simbolico.
Per non estendere la nozione ad abitudini quotidiane (es. lavarsi i denti), è fondamentale la carica simbolica, che conferisce senso alla realtà rimandando a un significato superiore.
I riti non religiosi (
laici
)
Presentano le stesse caratteristiche di ripetitività, celebrazione e partecipazione emotiva collettiva dei riti religiosi. Si dividono in:
Riti di iniziazione:
Prove per entrare a far parte di una comunità ristretta con regole particolari (tribù, classi di guerrieri, massoneria). Servono agli adulti per il controllo politico dei giovani e per tramandare miti e simboli esoterici.
Riti funebri:
Socializzano la morte.
La comunità si stringe attorno ai dolenti affinché non siano soli; la condivisione pubblica del dolore permette l'avvio dell'elaborazione del lutto.
Riti di passaggio (Arnold van Gennep, 1909):
servono a gestire pubblicamente i cambiamenti di condizione o di status insiti nell'esistenza (nascita, maturità, matrimonio, morte). Ritualizzando il cambiamento, la società tiene sotto controllo l'ansia e il turbamento che esso genera.
Van Gennep
individua uno schema universale in tre stadi:
Transizione (riti liminari)
: Il periodo intermedio in cui il soggetto deve superare prove spesso durissime.
Reintegrazione (riti post-liminari)
: Il rientro nella comunità con il riconoscimento pubblico del nuovo status.
Separazione (riti pre-liminari)
: Il soggetto viene staccato dalla sua vecchia condizione (es. nei riti di iniziazione il novizio viene isolato dal villaggio).
Riti patriottici e nazionalistici:
Cerimonie laiche che mutuano vocaboli e gesti dal lessico religioso (la "sacralità" della bandiera, la deposizione lenta di corone di fiori ai monumenti dei caduti). Sono stati storicamente incoraggiati durante i periodi rivoluzionari (Rivoluzione francese, Stalin in URSS, Mao in Cina) attraverso sfilate, parate militari e il culto della personalità del capo per consolidare un nuovo ordine sociale.
Elementi costitutivi: simboli, oggetti e ministri
I simboli religiosi:
Immagini, formule o gesti che rappresentano sinteticamente le verità di fede. In semiologia, il segno è totalmente arbitrario (es. i segnali stradali), mentre il simbolo ha un rapporto di associazione d'idee o somiglianza con ciò che evoca.
I simboli religiosi sono potenti e identitari (es. la Menorah ebraica che rievoca il rovo ardente, la croce cristiana per la passione di Cristo, il velo per le donne islamiche). La loro profanazione è un atto sacrilegio.
oggetti rituali:
Elementi materiali che mediano il rapporto con il trascendente.
Ugo Fabietti
(Materia sacra, 2014) ne dimostra l'universalità. Anche le religioni aniconiche (che vietano le immagini umane o animali, come Ebraismo e Islam) usano oggetti: i rotoli della Torah nelle sinagoghe o i motivi calligrafici ad arabeschi nelle moschee. I feticci (termine dispregiativo derivato dal portoghese feitiço, "fabbricato") erano in origine gli oggetti inanimati usati nei riti dei popoli africani, poi esteso agli idoli indigeni e agli oggetti magici europei.
I ministri del culto (specialisti del sacro):
Figure legittimate dalla comunità a comunicare con il soprannaturale, interpretare i testi sacri o compiere riti preclusi ad altri. Nelle religioni antichissime (professate da circa 400 milioni di persone e definite tribali o animiste) spicca lo sciamano.
È un intermediario che protegge il gruppo, fa da guaritore, indovino o psicopompo (accompagnatore delle anime dei morti).
Durante la seduta sciamanica, al culmine di danze, canti e tamburi, raggiunge l'estasi (o trance) per dialogare con gli spiriti.