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ELOGIO DELLA CONDIZIONE IBRIDA(SAGGIO SCRITTO DAL PROFESSORE COCO)CAPITOLO…
ELOGIO DELLA CONDIZIONE IBRIDA
(SAGGIO SCRITTO DAL PROFESSORE COCO
)CAPITOLO 2
Non tutti i pensatori hanno accolto con entusiasmo i piaceri terreni.
Schopenhauer
: diffidava dell’amore e delle passioni corporee, preferendo l’isolamento intellettuale.
Il disprezzo per il mondo materiale ha radici antiche: dai pitagorici a Platone,fino a pensatori cristiani come
Agostino
.
Il testo solleva una domanda centrale: cosa significa agire "secondo natura"?
Oggi si considera naturale ciò che è comune o frequente, soprattutto in ambito sessuale, dove ogni deviazione dalla norma viene spesso etichettata come "innaturale".
Ma questa visione appare problematica partendo dal criterio della
frequenza
.
Prendere la frequenza come unico criterio di naturalità porta a conseguenze assurde:
Se ciò che è più diffuso è naturale, allora i mancini,biondi o gli occhi azzurri sarebbero innaturali, poiché minoritari.
Lo stesso si applicherebbe alla castità o ad altri comportamenti minoritari, inclusi quelli spirituali o culturali.
Per salvare la definizione, si prova a restringere il campo: ciò che è naturale sarebbe ciò che è più frequente nel proprio gruppo biologico.
Ma questo genera un regresso infinito:È naturale avere le pinne per un pesce, ma che dire dei delfini, mammiferi con pinne?
Si dovrebbe allora definire “naturale” ciò che è più comune nella propria specie, ma anche questo è arbitrario:
dovremmo cacciare come gli Inuit solo perché siamo tutti Homo sapiens?
Si tenta quindi di restringere ancora: alla propria razza, città, quartiere, gruppo sociale... Ma questo processo non si ferma mai, dimostrando l’inadeguatezza del criterio.
La definizione di naturale basata sulla maggioranza o sulla frequenza è incoerente e piena di eccezioni.
L’idea che “
naturale
” coincida con ciò che è più comune conduce a paradossi, esclusioni e discriminazioni.
Per comprenderci e agire in modo consapevole, è necessario abbandonare le semplificazioni e ridefinire radicalmente il concetto di “
natura
”.
L’idea che in natura esista un unico comportamento giusto, "naturale", è una convinzione fuorviante.
L’osservazione del mondo biologico mostra invece alternative, spesso tutte valide in relazione al contesto che la natura tende a generare strategie multiple e Strategie evolutivamente stabili
In biologia si parla di strategie evolutivamente stabili: modalità comportamentali o morfologiche differenti che permettono il successo riproduttivo in ugual misura. Queste strategie non si escludono a vicenda ma coesistono in equilibrio.
Un esempio emblematico è il
rospo calamita
. I maschi più grandi attirano le femmine con forti gracidii, mentre quelli più piccoli si nascondono vicino ai primi, approfittando della confusione per accoppiarsi.
Due strategie opposte, entrambe efficaci.
Un altro caso riguarda
i crostacei marini Paracerceis,
in cui esistono tre tipi di maschi:
Il secondo (tipo β) si traveste da femmina per intrufolarsi.
Il terzo (tipo γ), piccolissimo, si nasconde e agisce di sorpresa.
Il primo (tipo α) crea un harem.
In ambienti con molte femmine, tutte e tre le strategie sono ugualmente vantaggiose, dimostrando come lanatura favorisca la varietà e l’adattabilità.
LA TEORIA DEI GIOCHI E LA NATURA DEL COMPORTAMENTO
Il biologo John Maynard Smith ha applicato la teoria dei giochi (di origine economica) all’evoluzione, dimostrando che il comportamento più efficace dipende dal contesto sociale.
nel modello "falchi e colombe":I falchi combattono, ottenendo risorse ma anche ferite,mentre le colombe evitano i combattimenti, perdendo opportunità ma restando illese.
La strategia è sempre vincente: l’equilibrio si sposta a seconda della composizione del gruppo. Anche in questo caso, la pluralità è più vantaggiosa dell’uniformità.
CONTRO L'IDEA DI UNA "NATURA UNICA"
Il tentativo di definire un solo principio per stabilire ciò che è naturale si rivela fallimentare.
Se "naturale" fosse ciò che è più comune, finiremmo per ignorare l’enorme varietà del vivente.
Un esempio significativo è l’omosessualità nel regno animale: documentata in oltre 1500 specie, presente sia nei maschi che nelle femmine, in cattività come in natura. È un comportamento diffuso, non una deviazione.
Analogamente, in alcune specie come il pesce pagliaccio, gli individui cambiano sesso in base alla situazione della natura sembra essere la molteplicità, non l’unicità.
In tal caso, anche l’equilibrio numerico tra maschi e femmine non è fisso, ma flessibile.
Questo contraddice l’idea che la natura debba seguire uno schema prestabilito e immutabile. La vera regola della natura sembra essere la MOLTEIPLICITA' e non l'unicita'.
CRITICA ALLA " DESTINAZIONE ORIGINARIA"
Alcuni invocano il principio della "destinazione originaria": ciò che è naturale sarebbe ciò per cui una funzione si e' originariamente sviluppata (es. Il sesso solo per la riproduzione).
Ma questo principio si scontra con la realtà.
Molti organi e comportamenti hanno usi diversi da quelli originari. La voce non serve solo per comunicare; la mente non è nata per scrivere poesie, ma lo facciamo.
Allo stesso modo, se l’orecchio ci serve per godere della musica o l’occhio per contemplare l’arte, perché giudicare questi usi come "innaturali"?
Questa visione riduttiva porta a paradossi: secondo la logica della destinazione originaria, gran parte della cultura umana sarebbe contro natura.
LA NATURA SECONDO GIORDANO BRUNO
Il pensiero filosofico rafforza l’idea di una natura molteplice e interiore. Per Giordano Bruno, la natura è Dio stesso: infinita, presente in ogni cosa.
Conoscere la natura, per Bruno, significa conoscere sé stessi. In questo senso, la natura è esperienza vissuta, non schema dogmatico.
L’idea che esista un solo modo naturale di essere è una costruzione ideologica, non scientifica. Gli esempi biologici, etologici e filosofici mostrano che la varietà è la regola, non l’eccezione.
La natura non è un codice rigido da seguire, ma un insieme complesso e dinamico di possibilità. La vera legge naturale è la diversità, l’adattamento, la coesistenza di alternative.
Giordano Bruno fu una figura complessa e rivoluzionaria, tanto da incarnare una commistione radicale tra ilrigore dello studio filosofico e la passione di una mente ribelle.
La sua vita fu segnata da un continuo conflitto con le autorità religiose e accademiche del suo tempo, non solo per le sue idee eretiche, ma anche per il suo spirito indipendente.
Entrato nel convento domenicano di Napoli a soli quattordici anni, Bruno abbandonò il suo nome di battesimo, Filippo, per diventare Giordano.
Presto emersero i primi contrasti: difese le tesi ariane che negavano la consustanzialità tra Padre e Figlio, venendo accusato di eresia.
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SECONDO NATURA
LA QUESTIONE DELLA "NATURA"
IL PROBLEMA DEL "
GRUPPO DI RIFERIMENTO
"
LA MOLTEIPLICITA' COME LEGGE DELLA NATURA