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MALATTIA DI VON WILLEBRAND (VWD) - Coggle Diagram
MALATTIA DI VON WILLEBRAND (VWD)
DEFINIZIONE E RUOLO FISIOPATOLOGICO DEL vWF
definizione: patologia emostatica congenita (o acquisita) caratterizzata da un deficit quantitativo e/o qualitativo del fattore di von Willebrand (vWF), rappresentando il ponte clinico-funzionale tra i disturbi dell'emostasi primaria e secondaria
sintesi e maturazione del vWF: prodotto dall'endotelio e dai megacariociti sotto forma di monomeri polimerizzati in strutture globulari di diverso peso molecolare
funzioni biologiche principali:
emostasi primaria: mediatore dell'adesione piastrinica legandosi alla glicoproteina di membrana GP-Ib
emostasi secondaria: protegge il fattore VIII (FVIII) dalla proteolisi plasmatica; la sua carenza determina una riduzione secondaria del FVIII con quadro analogo all'emofilia A
epidemiologia: la coagulopatia ereditaria più frequente (circa l'1% della popolazione generale); la stragrande maggioranza dei casi è paucisintomatica o asintomatica, motivo per cui viene spesso misconosciuta fino all'età adulta
CLASSIFICAZIONE DEI SOTTOTIPI DI VWD
tipo 1 (autosomica dominante, la più frequente ~70-80%):
deficit quantitativo parziale
riduzione proporzionale di tutti i multimeri di vWF (concentrazione circolante $< 50\%$ della norma) e parallela diminuzione del fattore VIII
tipo 2 (difetti qualitativi): vWF espresso in quantità normale ma strutturalmente/funzionalmente anomalo:
tipo 2A (autosomica dominante): selettiva carenza dei multimeri ad alto peso molecolare, con conseguente difetto marcato dell'adesione piastrinica
tipo 2B (autosomica dominante): alterazione qualitativa che conferisce al vWF un'affinità anomala ed eccessiva per il recettore piastrinico GP-Ib, provocando un consumo precoce dei multimeri ad alto e medio peso molecolare e un paradosso accorciamento del tempo di aggregazione alla ristocetina
tipo 2N o pseudo-emofilia (autosomica recessiva, rara): multimeri quantitativamente e qualitativamente normali per l'adesione piastrinica, ma difetto specifico nel sito di legame per il fattore VIII; ne deriva un isolato calo del FVIII con emivita ridotta e quadro clinico indistinguibile dall'emofilia A
tipo 3 (autosomica recessiva, rara):
deficit quantitativo totale o quasi totale del vWF ($< 1\%$ della norma)
quadro clinico severo caratterizzato da manifestazioni emorragiche imponenti e precoci
ITER DIAGNOSTICO
quadro clinico ed anamnesi: sospetto clinico in soggetti giovani con sanguinamenti mucosocutanei tipici dell'emostasi primaria (epistassi, menorragie, sanguinamenti gengivali o gastrointestinali) uniti a manifestazioni da difetto della via intrinseca
esami di laboratorio di base:
emocromo: conta piastrinica solitamente normale
test della coagulazione: PT normale e aPTT allungato (secondario al deficit combinato e alla ridotta protezione del fattore VIII)
test specifici di secondo livello sul vWF:
dosaggio quantitativo del vWF: ridotto nel tipo 1 e tipo 3; per discriminare le due forme si valuta la risposta alla desmopressina (che normalizza i livelli nel tipo 1 ma non nel tipo 3)
vWF normale: orienta verso un difetto qualitativo (tipo 2); si approfondisce con i test di aggregazione piastrinica alla ristocetina
variante 2N: test standard normali e aPTT allungato; richiede l'esecuzione di test specifici di binding (ELISA) per studiare l'affinità di legame tra vWF e FVIII (ridotta nella forma 2N, normale nell'emofilia A vera)
APPROCCIO TERAPEUTICO
forme lievi e moderate (tipo 1 e sottotipi del tipo 2): somministrazione di desmopressina (DDAVP), un analogo della vasopressina che stimola il rilascio di vWF e FVIII dai siti di deposito endoteliali
forme gravi (tipo 3 o forme non responder al DDAVP): terapia sostitutiva mirata mediante infusione di concentrati di vWF e fattore VIII ricombinanti