Gian Lorenzo Bernini (1598–1680), nato a Napoli ma romano d'adozione, è stato il regista indiscusso del Barocco italiano, un artista totale che ha fuso scultura, architettura e urbanistica in un unico linguaggio teatrale e monumentale volto a celebrare il potere dei Papi e a trasformare Roma in un palcoscenico a cielo aperto. Il suo percorso artistico inizia con lo straordinario virtuosismo dei complessi scultorei realizzati nei primi anni venti del Seicento per il cardinale Scipione Borghese, opere rivoluzionarie che rompono con la staticità rinascimentale per introdurre il movimento assoluto e un naturalismo tattile senza precedenti: nel Ratto di Proserpina (1621–1622) Bernini annulla la durezza del marmo facendo letteralmente affondare le dita di Plutone nella carne morbida della coscia della dea; nel David (1623–1624) abbandona le pose trionfali classiche per catturare l'eroe biblico nell'istante di massima torsione del corpo, un attimo prima di scagliare la pietra; in Apollo e Dafne (1622–1625) fissa invece l'esatto momento della metamorfosi mitologica, modellando con estrema delicatezza le dita delle mani che si trasformano in sottili foglie d'alloro e i piedi che mettono radici nel terreno. Con l'ascesa al soglio pontificio di Urbano VIII Barberini, Bernini diventa l'architetto della Fabbrica di San Pietro e inizia a rimodellare i luoghi sacri e urbani della capitale: realizza il monumentale Baldacchino di San Pietro (1624–1633), un colosso di bronzo alto quasi trenta metri caratterizzato da quattro imponenti colonne tortili che sovrastano l'altare maggiore, e introduce l'uso scultoreo dell'acqua pubblica con la Fontana del Tritone (1642–1643) in Piazza Barberini, dove un possente tritone soffia in una conchiglia sorretto da quattro delfini. Anche nei periodi di parziale allontanamento dalla corte papale, come sotto il pontificato di Innocenzo X, l'artista firma capolavori assoluti applicando il concetto del "bel composto", ovvero la fusione armonica di arti diverse: nella Cappella Cornaro progetta l'Estasi di santa Teresa (1647–1652), dove l'esperienza mistica della santa è trattata come un dramma teatrale illuminato da una luce naturale zenitale che penetra da una finestra nascosta e scivola su raggi di bronzo dorato, mentre al centro di Piazza Navona realizza la grandiosa Fontana dei Quattro Fiumi (1651), un trionfo di rocce e sculture colossali che sorreggono un obelisco egizio per simboleggiare il dominio della Chiesa sui quattro continenti allora conosciuti. L'apice della sua carriera urbanistica e architettonica arriva infine sotto Papa Alessandro VII Chigi con la progettazione del celeberrimo Colonnato di San Pietro (1656–1667), un immenso quadriportico ellittico formato da 284 colonne doriche che cinge la piazza antistante la basilica vaticana, disegnato appositamente per rappresentare le braccia tese della Chiesa che si aprono per accogliere e abbracciare l'umanità intera.