Agli anni 1525-1534 risale il palazzo te, del quale Giulio predispose non solo il progetto e seguì la costruzione, ma realizzò anche la decorazione interna, pur se affiancato da aiuti. Costruito su un isolotto del lago paiolo chiamato tejéto nella zona meridionale di Mantova. Il palazzo ebbe principalmente la funzione di luogo di svago suburbano. L' edificio a un forma quadrata si compone di un solo piano e di un magazzino, si articola intorno a un cortile interno come in un antica domus romana, al cui l' artista tenta di ispirarsi. A est un giardino delimitato da un lato dalle stalle, si conclude con un' esedra ad arcate aperta sulla natura circostante. Il palazzo e sorprendente: non ha una facciata uguale all' altra. Tuttavia quella nord è quella ovest, entrambe bugnate, sono determinate assemblando gruppi modulari delimitati da paraste, ora accoppiate, ora singole. L' edificio infine e coronato da una trabeazione dorica con un fregio a metope e triglifi. La faccia settentrionale rivolta verso la città ha un accesso composto da tre entrate, affiancato da lesene doriche gigante, che comprendono sia il paiano terreno sia il basso magazzino intendendo suggerire un unico piano. Le lesene definiscono anche le campate che ospitano le finestre bugnate, nelle quali le bugne dei rispettivi architravi invadono le cornice marcapiano con un motivo a greche. La facciata occidentale che ha un accesso inquadrato da lesene binate intercalate da nicchie, immette in un vestibolo tripartito mediante quattro bizzarre colone rustiche. La facciata orientale infine si apre sul giardino ed è forse quella più monumentale allo stesso tempo quella più ariosa e intima dell' intero complesso, presentandosi regolarmente divisa da arcate, lesene e colonne trabeate. La posizione centrale da cui la sfarzosa loggia di Davide si affaccia sullo spazio del giardino con le peschiere, è sormontata da un timpano, mentre i due sostegni centrali per i tre profondi archi sono costituiti da blocchi di quadruplici colonne. L' estrosità, l' invenzione è la licenza della regolarità si rivelano un po' ovunque ma specialmente nelle quattro facciate del cortile d'onore bugnate come quelle esterne, ma scandite da semicolonne piuttosto che da paraste. Qui i timpani delle grandi nicchie e dalle finestre risultano volutamente spazzati, mentre porzioni di trabeazione vengono fatte scivolare in basso, quasi che nell' edificio si fossero prodotte delle modifiche strutturali e dopo una fase di movimento, l' immobile si fosse riassestato in una situazione al limite delle possibilità fiscali