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9.1: Paesaggi urbani e suburbani - Coggle Diagram
9.1: Paesaggi urbani e suburbani
Dopo il programma di restauri e risistemazioni della piazza del foro voluti da Diocleziano per ridare
centralità a Roma,
Massenzio, acclamato imperatore a Roma ma dichiarato usurpatore,
continuò l’opera dei predecessori per rivitalizzare una città che vedeva invece il trasferimento del potere in altre sedi imperiali.
Tra i suoi interventi fatti durante il suo regno (306-312 d.C.), troviamo:
il tempio di Venere e Roma con due celle absidate, la grande Basilica Nova, poi conosciuta come Basilica di Massenzio, e il cosiddetto tempio di Romolo sulla sacra via e le terme.
Nell’architettura romana con Costantino abbiamo un alleggerimento delle masse murarie,
ornamento con mosaici, finestre più grandi per avere più luce.
Incessante fu l’attività edilizia per la religione cristiana, riconosciuta dall’Editto di Milano nel 313 d.C.
E divenuta religione di stato a partire dall’imperatore
Teodorico I (379-395 d.C).
La città era disseminata di tituli, ossia chiese parrocchiali urbane che prendono il nome dai fondatori, costruite fino al V secolo d.C.
Con un adattamento a chiesa di aule di rappresentanza, spesso un triclinio absidato.
Fra le costruzioni imperiali, la basilica cristiana di S.Giovanni in Laterano, dedicata al Salvatore e costruita ex novo tra il 312 e il 324 d.C.
Da Costantino sul luogo dei castra nova degli equites demoliti per la loro fedeltà a Massenzio.
Le 5 navate richiamano il modello della basilica Ulpia, ma abbiamo numerose innovazioni come l’enfasi posta all’abside di fondo, capitelli e colonne in granito rosso e verde antico, intarsi marmorei,
soffitto dorato e arredi liturgici dotati dall’imperatore tra cui 7 altari d’argento e un fastigio con l’aspetto di un’architettura trionfale con cristo e i dodici apostoli sorretto da 4 colonne in bronzo dorato.
https://manastirea.petru-voda.ro/wp-content/uploads/2015/01/Sf.-Ioan-din-Lateran-Roma-anul-3131.png
Costantino fece ereggere i grandi martyria, edifici di culto dedicati ai martiri, il più grandioso è la basilica di S. Pietro in vaticano completata nel 333 d.C.
Sul luogo della sepoltura dell’apostolo. Anche questa era a 5 navate ma in aggiunta tra queste e l’abside vi era un’aula trasversale, il transetto, destinata ad accogliere
navate ma in aggiunta tra queste e l’abside vi era un’aula trasversale, il transetto, destinata ad accogliere
un monumento parallelepipedo realizzato sulla tomba di Pietro.
I corredi decorativi originali sono perduti, come il baldacchino a quattro colonne per cui furono riutilizzate
sei colonne marmoree del II secolo dall’Asia minore.
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Accanto alle basiliche si diffuse anche un tipo noto come <<circiforme>> o a <<deambulatorio>> con una planimetria uniformata a quella del circo in cui le navate avviluppano l’abside creando un ambulatorio continuo.
Vi erano infine anche basiliche funerarie lungo le vie consolari che formavano ampi cimiteri comunitari coperti come S.Sebastiano sulla via Appia.
https://i.pinimg.com/originals/40/99/df/4099dfcae08bedccf0142ddeb737104d.jpg
La Basilica di Massenzio:
La basilica di Massenzio, più propriamente di Costantino, è l'ultima e la più grande basilica civile del centro
monumentale di Roma,
posta anticamente sul colle della Velia, che raccordava il Palatino con l'Esquilino.
Non fa parte del Foro Romano), ma era nelle immediate adiacenze di esso.
Nelle fonti antiche la basilica è ricordata come Basilica Nova, o Basilica Constantini, o Basilica Constantiniana.
La basilica fu iniziata da Massenzio agli inizi del IV secolo (308-312), ma fu portata a termine con alcune
modifiche progettuali dal suo vittorioso rivale Costantino
in prossimità del tempio della Pace, già probabilmente in abbandono, e del tempio di Venere e Roma, la cui ricostruzione fece parte degli interventi
la cui ricostruzione fece parte degli interventi massenziani. La sua funzione era prevalentemente di ospitare
l'attività giudiziaria di pertinenza del praefectus urbi.
Lo schema costruttivo del gigantesco edificio (100 x 65 m), di cui resta oggi soltanto il lato settentrionale,
presentava una navata centrale più larga e più alta (di base 80 x 25 m). Gli
ambienti erano collegati tra loro da piccole aperture ad arco.
Sulla navata centrale si aprivano, invece che le tradizionali navate minori, separate da quella centrale tramite file di colonne,
tre grandi nicchie per lato, coperti da volta a botte con lacunari ottagonali ancora ben visibili nella parte superstite.
La navata centrale era coperta da tre enormi volte a crociera in opus caementicium, alte circa 35 m che poggiavano sui setti murari trasversali che separavano gli ambienti laterali e sulle colonne di marmo proconnesio alte 14,5 m, ciascuna addossata alla loro terminazione.
Le colonne sono tutte scomparse: l'unica che ancora si conservava nel XVII secolo fu fatta collocare da papa Paolo V in piazza di Santa Maria
Maggiore nel 1613, dove tuttora si trova.
Sorreggevano una trabeazione marmorea, di cui restano resti dei
blocchi parzialmente inseriti nella muratura.
Le dimensioni e il sistema costruttivo degli spazi interni sono
del tutto compatibili con quelli delle grandi sale delle terme, che venivano di fatto chiamate pure "basiliche".
L'esempio più illuminante è la sala delle terme di Diocleziano, trasformata poi nella basilica di Santa Maria degli Angeli.
Sul lato corto occidentale, alla testata della navata centrale si apriva un'abside preceduta da due colonne. Nell'abside fu collocata la statua colossale di Costantino I, acrolito costruito parte in marmo e parte in legname e bronzo dorato, alto 12 m.
Alcune parti marmoree superstiti furono scoperte nel 1487 e sono ora nel cortile del palazzo dei Conservatori sul Campidoglio (Musei capitolini). La sola testa misura 2,60 m e il piede 2 m.
A costantinopoli fece costruire l’Apostoleion, un edificio scomparso dedicato ai dodici apostoli e l‘heroon - martyrion in cui furono deposte le sue spoglie.
Con un incremento dal III secolo d.C. Erano ricomparsi i
sepolcri collettivi di tipo ipogeo a corridoio con loculi alle pareti,
le catacombe, termine usato per distinguere i grandi cimiteri cristiani ma che a volte inglobavano pure quelli pagani almeno fino al IV secolo d.C.
Decorate con lo <<stile lineare>> rosso-verde, temi degli affreschi con immagini bibliche,
scene di banchetto e riferimento alle professioni dei defunti.
Nei secoli IV-V d.C. Roma mantenne l’autorità simbolica di centro dell’impero nonostante la perdita di ruolo politico attivo.
Il foro romano rimase vitale cosi come le terme, il Colosseo e altri edifici.
Anche i templi nonostante i divieti di culto pagano mantennero struttura e decorazioni perché considerate dalla legge imperiale opere pubbliche da preservare.
Nel 403 furono restaurate le mura Aureliane, ma a
seguito di saccheggi, terremoti e assedi roma aveva perso la sua invincibilità.
I monumenti subirono danni e nonostante furono inizialmente restaurati, dal secolo V si nota l’abbandono di alcuni di essi
tanto da apparire sepolture in aree urbane che invadevano settori pubblici, fori,terme.
L'Arco di Costantino:
L'arco di Costantino è un arco trionfale a tre fornici (con un passaggio centrale affiancato da due passaggi laterali più piccoli),
situato a Roma, a breve distanza dal Colosseo.
Le dimensioni generali del prospetto sono di 21 m di altezza, 25,9 metri di larghezza e 7,4 m di profondità.
L'arco fu dedicato dal senato per commemorare la vittoria di Costantino I contro Massenzio
nella battaglia di Ponte Milvio (28 ottobre 312) e inaugurato nel 315 in occasione dei decennalia (dieci anni di regno) dell'imperatore;
la collocazione, tra il Palatino e il Celio, era sull'antico percorso dei trionfi.
https://www.romavisiteguidate.it/wp-content/uploads/2024/04/arco-di-costantino.jpeg
L'arco è uno dei tre archi trionfali sopravvissuti a Roma: gli altri due sono l'arco di Tito (81–90 circa) e l'arco di Settimio Severo (202–203).
L'arco è costruito in opera quadrata di marmo nei piloni, mentre l'attico,
che ospita uno spazio accessibile, è realizzato in muratura e in cementizio rivestita all'esterno di blocchi marmorei.
Sono stati utilizzati indifferentemente marmi bianchi di diverse qualità, reimpiegati da monumenti più antichi,
e sono stati riutilizzati anche buona parte degli elementi architettonici e delle sculture della sua decorazione.
La struttura architettonica riprende molto da vicino quella dell'arco di Settimio Severo nel Foro Romano, con i tre fornici inquadrati da colonne sporgenti su alti plinti;
anche alcuni temi decorativi, come le Vittorie
dei pennacchi del fornice centrale, sono ripresi dal medesimo modello.
La cornice dell'ordine principale è costituita da elementi rettilinei di reimpiego (datati all'età antonina o
primo-severiana),
integrati da copie costantiniane per gli elementi sporgenti sopra le colonne, più accuratamente scolpiti sulla fronte che sui fianchi.
Ancora di reimpiego sono i capitelli corinzi
(sempre di epoca antonina), i fusti rudentati in marmo giallo antico e le basi delle colonne (capitelli e basi delle
retrostanti lesene sono invece copie costantiniane, mentre i fusti delle lesene, probabilmente di reimpiego,
sono stati quasi tutti sostituiti nei restauri settecenteschi).
Di epoca costantiniana sono invece gli archivolti del fornice centrale e gli elementi lisci (coronamenti e
zoccoli,
fregio, architrave e basi dell'ordine principale, archivolti e coronamenti di imposta dei fornici laterali),
che presentano spesso modanature semplificate e con andamento non precisamente allineato.
Nella parte più alta (l'"attico") al centro dei lati maggiori compare un'ampia iscrizione, affiancata da coppie
di rilievi dell'epoca di Marco Aurelio,
mentre sui lati minori sono collocate lastre pertinenti ad un fregio di
epoca traianea (di cui altre lastre si trovano nel passaggio del fornice maggiore). In corrispondenza delle
sottostanti colonne sono presenti sculture a tutto tondo dei Daci, in marmo pavonazzetto, sempre di età traianea.
Al livello inferiore, sui lati principali, sopra i due fornici minori, sono collocate coppie di tondi risalenti all'epoca di Adriano,
un tempo incorniciati da lastre di porfido. Sui lati minori allo stesso livello la serie dei tondi adrianei è completata con altri due tondi realizzati in epoca costantiniana.
Al di sotto dei tondi, è presente un lungo fregio a bassorilievo, scolpito sui blocchi in epoca costantiniana,
che prosegue sia sui lati lunghi che su quelli corti.
Altri bassorilievi si trovano al di sopra degli archi (Vittorie e Fiumi) e sui plinti delle colonne.
I rilievi riutilizzati richiamano le figure dei "buoni imperatori" del II secolo (Traiano, Adriano e Marco Aurelio),
a cui viene così assimilata la figura di Costantino a fini propagandistici:
all'imperatore, impegnato a stabilire la legittimità della sua successione di fronte allo sconfitto Massenzio (tetrarca al pari di Costantino).
I rilievi si dispongono, insieme a quelli appositamente eseguiti all'epoca, in modo simmetrico sulle due facciate (nord e sud) e sui due lati corti (est ed ovest) dell'arco.
Come tipico negli archi romani decorati da rilievi, sulla facciata esterna (a sud) prevalgono scene di guerra, mentre sulla facciata interna (a nord), rivolta verso la città, scene di pace.
Il fregio raffigurava le gesta dell'imperatore Traiano durante le campagne di conquista della Dacia (102-107) e forse proveniva dal Foro di Traiano.
Il fregio doveva essere completato da altre lastre in parte perdute in parte individuate da frammenti al Louvre, all'Antiquarium Forense e al Museo Borghese:
la ricostruzione della sua lunghezza complessiva e l'individuazione della sua originaria collocazione sono tuttora discusse.
Le teste dell'imperatore nelle lastre reimpiegate sull'arco sono state tutte rilavorate come ritratti di Costantino. Calchi delle lastre
sono ricomposti nella loro originaria unità nel Museo della Civiltà Romana a Roma.
https://c8.alamy.com/comp/2GB96MG/dacian-statues-and-aurelian-relief-panels-at-the-triumphal-arch-arco-di-costantino-arch-of-constantine-behind-amphitheatre-colosseo-colosseum-rome-2GB96MG.jpg
https://madainproject.com/content/media/collect/costantino_arco_609151.jpg
https://www.romainteractive.com/immagini/arco_di_costantino/adriano/04.jpg
Sempre dal Foro di Traiano provengono le otto statue di prigionieri Daci in marmo pavonazzetto collocate
su basamenti in marmo cipollino come decorazione dell'attico (testa e mani delle sculture e una delle figure
per intero, in marmo bianco, sono dovute al restauro eseguito nel 1742 dallo scultore Pietro Bracci).
Otto rilievi circolari dell'epoca dell'imperatore Adriano di oltre 2 m di altezza sono collocati al di sopra dei fornici laterali,
sulle due facciate, inseriti a due a due in un campo rettangolare che in origine era ricopertoda lastre di porfido.
La ragione dell'attribuzione all'epoca adrianea è essenzialmente legata,
oltre che per fattori stilistici e nella scelta delle scene, alla presenza (almeno tre volte) della ben nota figura di Antino,
il ragazzo amato da Adriano.
La cronologia dell'opera è fissata tra il 130 e il 138
Affiancano l'imperatore nelle scene due o tre personaggi, a cavallo in due dei rilievi di caccia, e a piedi negli
altri. Le composizioni sono attentamente studiate attorno alla figura imperiale e gli sfondi sono essenziali,
secondo le convenzioni dell'arte ellenistica (fronde di alberi, un arco che simboleggia la partenza, ecc.).
L'esecuzione è molto fine, come testimoniano i panneggi, le teste e la cura dei dettagli.
Totalmente assente è l'enfasi e la partecipazione narrativa del fregio traianeo, risolta qui in una misurata compostezza.
Il tema della caccia, che proprio Adriano riportò in voga, è connesso all'esaltazione eroica del sovrano
secondo uno schema risalente a Alessandro Magno e tipico delle antiche civiltà orientali.
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dall'analisi delle scene trattate i rilievi sono databili al 173 e si spingono a descrivere eventi futuri, immaginati dai senatori,
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