Please enable JavaScript.
Coggle requires JavaScript to display documents.
1.3: Teorie pluralistiche - Coggle Diagram
1.3: Teorie pluralistiche
Le
teorie pluralistiche
partono proprio dalla constatazione che all’interno dell’arte romana
non esistono necessariamente blocchi stilistici completamente omogenei
Nel
1942
,
Peter Heinrich von Blanckenhagen
, studiando soprattutto il
periodo flavio
,
osserva che i
"blocchi coesi" sono un’illusione
.
Nello stesso periodo possono infatti esistere più indirizzi, collocati tra i poli dell’arte statale e dell’arte "popolare"
.
Queste differenze dipendono anche dagli
"stili di genere"
, legati ai:
temi
;
medium (tecnica/ materiale utilizzato per realizzare un'opera)
adoperato;
formati delle opere
Per questo
anche monumenti appartenenti allo stesso periodo possono presentare caratteristiche molto differenti
.
per esempio possiamo vedere la differenza tra,
i rilievi dell’Arco di Tito
, caratterizzati da una particolare
profondità di campo
,
e i
rilievi dell’area del Palazzo della Cancelleria
,
più vicini alla misura classicistica degli esempi giulio-claudi
.
Nel
1953
,
Otto Brendel insiste ulteriormente sulla varietà delle scelte artistiche disponibili,
mettendo in evidenza come, già allora, si riconoscesse che le opere potevano rispondere a:
aspirazioni pubbliche;
sentimenti privati;
cambiamenti del gusto;
interessi degli artisti;
diverse reazioni del pubblico.
La presenza contemporanea di opere differenti
non rappresenta quindi necessariamente una contraddizione
.
Le teorie pluralistiche permettono così di comprendere meglio
la varietà interna dell’arte romana, senza doverla dividere rigidamente in due sole correnti
.
Ma, proprio perché esistono differenze legate
non solo allo stile ma anche ai temi, ai materiali
,
ai luoghi e alle persone coinvolte nella produzione e nella fruizione delle opere
,
diventa necessario
ampliare ulteriormente il modo di studiarle
.