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26 - Il disturbo cognitivo lieve
Introduzione al disturbo cognitivo lieve
Le modificazioni cognitive correlate all'età sono tra le condizioni più temute dagli anziani
Perché la preoccupazione principale è la perdita di autonomia e di adattamento all'ambiente
Epidemiologia della demenza
Prevalenza raddoppia ogni 5 anni
1% nei sessantenni → 20% negli ottantenni → ≥50% nei più anziani
Quindi è un problema frequente nella popolazione anziana
La demenza è la patologia cognitiva più invalidante in età geriatrica
La gravità coinvolge direttamente e indirettamente le famiglie dei malati
Di conseguenza rappresenta un problema rilevante di sanità pubblica, presente e futuro
Focus della ricerca sulle fasi precocissime
Obiettivo: migliorare la prognosi intervenendo prima che la demenza si manifesti
La fase di transizione tra declino lieve e demenza conclamata
Periodo diagnostico ambiguo, perché non è chiaro se i deficit moderati predicano davvero la demenza
Gli studi neuropatologici aggiungono ulteriori incertezze
Inoltre criteri diagnostici e terminologie diverse sono stati usati per descrivere le sindromi pre-demenziali
Il disturbo cognitivo lieve: nomenclatura
Un declino cognitivo moderato può precedere di molti anni la Malattia di Alzheimer sintomatica
Quindi la ricerca si è focalizzata sull'identificazione di indici diagnostici precoci
Diverse definizioni in letteratura
AACD – Aging-Associated Cognitive Decline
Prestazioni 1 DS sotto gli standard per età e scolarità nei test neuropsicologici
Funzioni valutate: memoria, apprendimento, attenzione, concentrazione, pensiero logico, linguaggio, funzioni visuo-spaziali
Nessuna restrizione specifica sull'età d'esordio, perché il declino può verificarsi anche prima dell'età avanzata
ARCD – Age-Related Cognitive Decline
Declino oggettivo ma compreso nei limiti di normalità per età
Tuttavia mancano criteri diagnostici definiti e studi epidemiologici solidi
MCD – Mild Cognitive Disorder
Si usa solo quando esiste una diagnosi di malattia o condizione clinica che causa il disturbo cognitivo
CIND – Cognitive Impairment No Dementia
Classifica soggetti con declino cognitivo che però non soddisfano i criteri per la demenza
Mild Cognitive Impairment (MCI) — la definizione più condivisa oggi
Etichetta clinica per anziani non dementi con declino della memoria o altro deficit cognitivo, ma con status funzionale sostanzialmente conservato
Utilizzata per indicare soggetti con deficit mnesici senza disabilità funzionale, che non rientrano nei criteri della demenza
Numerose evidenze confermano che i soggetti con MCI sono ad alto rischio di sviluppare demenza
Petersen e colleghi: MCI come stato transizionale dinamico tra invecchiamento normale e Alzheimer
Nel 1999, alla Mayo Clinic, introdussero il MCI di tipo amnesico con questi criteri diagnostici:
Deficit soggettivi di memoria riferiti dal paziente o da un familiare
Deficit obiettivo di memoria ai test psicometrici (>0,5 DS sotto la norma per età e scolarità)
Autonomia nella vita quotidiana conservata
Altre funzioni cognitive conservate
Assenza di demenza o di condizioni organiche che spieghino il deficit
Il MCI può associarsi ad altre condizioni cliniche
MCI con malattia cerebrovascolare
MCI con parkinsonismo (disturbi motori senza diagnosi di Parkinson)
MCI con sintomi neuropsichiatrici
Alterazioni dell'umore (sintomi depressivi)
Disturbi comportamentali e psicotici
Il disturbo cognitivo lieve: caratteristiche
Definizione clinica: soggetti anziani non compromessi nelle attività quotidiane ma con disturbo subclinico e isolato di memoria
Queste caratteristiche li rendono a rischio per lo sviluppo di Alzheimer
Identificano con esattezza lo stato di transizione fra invecchiamento normale e demenza
Ipotesi generale di base
Chi evolve verso la demenza attraversa una fase di lieve deficit in una singola area cognitiva
Nella maggior parte dei casi quest'area è la memoria, sintomo cardine dell'Alzheimer
Il 10-15% dei pazienti con MCI ogni anno sviluppa Alzheimer
Criteri diagnostici secondo Petersen e collaboratori
a) Disturbi soggettivi di memoria
b) Rendimento patologico per età e scolarità nelle prove di memoria
c) Nessuna interferenza del disturbo sulla vita lavorativa, sociale e quotidiana
d) Normalità delle altre funzioni cognitive
e) Assenza di demenza
f) Assenza di altre condizioni che spieghino il deficit (es. depressione, malattie endocrine)
Sintomatologia specifica
Riduzione in uno o più domini cognitivi (memoria, attenzione, linguaggio, capacità visuo-spaziali) oltre l'atteso per età e istruzione
Preoccupazione per il cambiamento, segnalata dal paziente stesso, da familiari o dal clinico
Difficoltà nel ricordare fatti recenti o nell'apprendere nuove informazioni
Difficoltà di concentrazione e facile distraibilità (lettura, film, conversazione)
Difficoltà nel prendere decisioni, pianificare attività complesse o seguire istruzioni
Occasionale spaesamento fuori casa
Maggiore impulsività nelle reazioni
Depressione, perdita di interesse, ansia e/o irritabilità
Preservazione dell'indipendenza di base, ma con più tempo ed errori nelle attività complesse
Le attività di base (nutrirsi, vestirsi, igiene) restano integre
Posizionamento cognitivo dei pazienti MCI
Funzioni cognitive generali simili ai controlli normali
Funzioni mnesiche simili a pazienti con Alzheimer lieve
Rischio di progressione a demenza
Disturbo isolato di memoria: progressione bassa (6%) in 2 anni
Se presente deficit anche in un'altra area cognitiva: rischio molto più alto (48%)
Domini cognitivi potenzialmente coinvolti
Attenzione complessa, apprendimento e memoria, linguaggio, funzioni esecutive, funzione percettivo-motoria
Possono essere compromessi singolarmente o in combinazione
Quattro sottotipi di MCI
Dominio singolo amnesico: solo memoria coinvolta, forma rara, correlata a evoluzione in Alzheimer
Dominio multiplo amnesico: memoria + altri domini, forma prevalente
Non amnesico a dominio singolo: un solo dominio compromesso, ma non la memoria
Non amnesico a dominio multiplo: due o più domini compromessi, esclusa la memoria
Sintomi neuropsichiatrici nel MCI
Frequenti: depressione, ansia, irritabilità, apatia, agitazione
Meno frequenti: euforia, disinibizione, allucinazioni, deliri
La depressione accelera la conversione a demenza: rischio 2,6 volte superiore di sviluppare Alzheimer
Prevalenza dei sintomi neuropsichiatrici tra il 35% e l'85%, con peggioramento delle abilità cognitive e funzionali
Eziologia complessa del MCI
Fattori tossici per le cellule nervose: proteina beta-amiloide, proteina Tau, corpi di Lewy
Colpiscono soprattutto le aree cerebrali della memoria e dell'apprendimento
Alterazioni della circolazione cerebrale: micro-ictus, aterosclerosi
Altre possibili cause: malattia neurodegenerativa, ischemia, trauma cranico, disturbo metabolico
Il disturbo cognitivo lieve: trattamento
Nessuna terapia farmacologica si è dimostrata efficace per il MCI
Quindi il trattamento si basa principalmente su interventi non farmacologici
Esercizio fisico
Chi svolge attività fisica regolare ha un rischio minore di sviluppare demenza
Studi dimostrano benefici indiretti a livello cognitivo nei pazienti con MCI
Riabilitazione cognitiva
Insegnamento individuale di strategie per ottimizzare le funzioni cognitive
Tecniche specifiche:
Allenamento nell'uso di tecniche di memoria
Supporto all'apprendimento senza errori
Recupero a distanza di tempo di quanto appreso
Esercizi di rilassamento
Addestramento delle capacità attentive
Pianificazione nella vita quotidiana
Problemi nella valutazione neuropsicologica del MCI
I test devono avere adeguate sensibilità, specificità e potere predittivo (positivo e negativo)
Mancano dati normativi affidabili per oldest old, diversi gruppi culturali, bassa scolarità e disabilità premorbose
Il cutoff di 1,5 DS è poco utile nei soggetti con alta scolarità, perché non rileva il calo da un livello superiore
MCI amnesico come predittore di Alzheimer
Criteri costruiti da studi di conversione altamente riproducibili
Studio dell'Alzheimer's Disease Cooperative Study: 212 su 214 convertiti a demenza erano stati classificati come MCI
Quindi i criteri diagnostici, se applicati rigorosamente, sono altamente specifici
Eziologia e sottotipi
A ogni sottotipo di MCI dovrebbe corrispondere una diversa eziologia