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23 - Biologia dell'attenzione - Coggle Diagram
23 - Biologia dell'attenzione
Attenzione
Definizione: processo cognitivo che dirige le risorse cerebrali per selezionare stimoli e ignorarne altri (Egeth e Yantis, 1997; Posner et al., 1980)
Selezione per posizione spaziale, caratteristica (colore, forma) o categoria (Kinchla, 1992)
Funzione: regolare i processi cognitivi filtrando e organizzando le informazioni ambientali per emettere risposte adeguate
Caratteristiche dello stimolo che catturano l'attenzione
Intensità: colore brillante o suono forte attraggono più di quelli deboli
Dimensioni: oggetto grande attrae più di uno piccolo
Durata: stimolo persistente o ripetuto richiama più di uno breve
Contenuto emozionale: stimolo con valore emotivo (positivo o negativo) più attraente di uno neutro
Novità: stimolo inatteso cattura l'attenzione in situazioni familiari
Alcune caratteristiche sono contrastanti (emozionalità vs novità), perché è il contesto a determinare la forza dello stimolo
Allerta: primo livello nella gerarchia dell'attenzione
Tre livelli di allerta
Arousal (attivazione fisiologica): prerequisito, bisogna essere svegli
Allerta fasica: preparazione alla risposta ("pronti…via"), curva a U rovesciata
Allerta tonica: attivazione prolungata, necessaria durante compiti sostenuti (es. lezione)
L'allerta è strategica perché è premessa di ogni attività cognitiva, consente l'apprendimento e l'adattamento ambientale
Tre sottoprocessi dell'attenzione
Attenzione selettiva
Selezione delle informazioni rilevanti per scopi e comportamenti coerenti
Il sistema deve restare flessibile per rielaborare le priorità in base a nuovi eventi
Orientamento
Distinzione tra elaborazione di caratteristiche semplici (colore, forma) ed elaborazione di combinazioni di caratteristiche
Caratteristiche semplici elaborate in parallelo; combinazioni di attributi richiedono ricerca seriale, più lenta con più distrattori
Attenzione sostenuta
Capacità di mantenere lo stato attentivo per processare segnali prioritari nel tempo
Maggiore allerta → più rapidità ma anche più errori
Migliora la velocità di elaborazione del target
Processi attentivi automatici vs controllati
Controllati (volontari): alto dispendio di risorse, elaborazione sequenziale, uno stimolo per volta; per compiti difficili e poco familiari
Automatici (preattentivi/inconsci): in parallelo, analisi simultanea di più stimoli; per situazioni familiari
Treisman: la modalità automatica è "preattentiva", ossia un'elaborazione iniziale che poi lascia il posto all'analisi focalizzata sequenziale
In situazione nuova: prima analisi simultanea globale, poi processo focalizzato controllato se necessario
Compiti di attesa e vigilanza
In compiti monotoni (piloti, controllori radar, guida autostradale) l'abitudine riduce la prestazione attentiva
Rendimento in compiti monotoni peggiora col tempo di impegno
Necessità di richiami efficaci per riallocare rapidamente le risorse quando servono decisioni urgenti
Fisiologia dell'attenzione
Tre principi organizzativi
Esiste un circuito attentivo cerebrale distinto dagli altri sistemi di elaborazione
L'attenzione è supportata da un insieme di aree anatomiche, non da una singola area né dal cervello nel suo complesso
Le aree coinvolte sono implicate in specifici sottoprocessi attentivi
Unità funzionale dell'attenzione
Definizione: gruppo di strutture anatomiche collegate da vie nervose per garantire una funzione
Funzioni: garantisce tono e stato di veglia per tutti i processi psichici; permette selezione delle informazioni e rapido passaggio tra stimoli
Tre livelli anatomici dell'unità funzionale
Primo livello: tronco cerebrale (sostanza reticolare)
"Interruttore generale" che garantisce e mantiene lo stato di veglia
Secondo livello: diencefalo (ipotalamo, talamo, nucleo caudato)
Permette il riflesso di orientamento verso stimoli esterni
Terzo livello: corteccia cerebrale
Aree prefrontali della convessità (area 8 cortico-oculo-cefalogira)
Aree mesiali dei lobi frontali (motivazione, intenzionalità)
Garantiscono coscienza, memorizzazione e contenuto programmatorio dei processi psichici
Controllo attentivo
Definizione: capacità di orientare pensieri e comportamenti in modo flessibile verso uno stimolo, selezionando informazioni rilevanti e sopprimendo interferenze tramite selezione top-down (Desimone e Duncan, 1995)
Due sottoprocessi
Allocazione di risorse attentive: rappresentazione della richiesta di controllo per privilegiare stimoli rilevanti
Monitoraggio e rilevamento del conflitto tra stimoli: abilità di rilevare informazioni contestuali nel task
Due effetti sperimentali principali
Effetto flanker (Eriksen e Eriksen, 1974)
Il tempo per elaborare un target circondato da flanker incongruenti è più lungo rispetto a flanker congruenti
Effetto della preferenza globale (effetto Navon, 1977)
I processi percettivi procedono dalla struttura globale verso l'analisi fine degli elementi
Una scena viene decomposta piuttosto che ricostruita
Network cerebrale del controllo attentivo
Corteccia prefrontale dorsolaterale (DLPFC)
Sostenuta dalla corteccia parietale (Corbetta e Shulman, 2002)
Modulazione top-down del processamento stimoli → sottoprocesso di allocazione risorse
Cingolo dorsale
Implicato nel monitoraggio e rilevamento del conflitto tra stimoli
Corteccia parietale
Supporta la DLPFC nel network attentivo
Studi di Blasi et al. (2005, 2007, 2009): al crescere del carico del compito attentivo (VAC), aumenta l'attività nel cingolo e nella DLPFC
Controllo attentivo e psicopatologia
Deficit del controllo attentivo presenti in pazienti con schizofrenia (Nuechterlein et al., 1985) e nei loro fratelli sani (Delawalla et al., 2008)
Rinforzo dell'attenzione: dal bottom-up al top-down
Nello sviluppo si passa dall'attenzione implicita (automatica, guidata dagli stimoli) a quella esplicita (volitiva, guidata dall'interno) (Karmiloff-Smith)
L'attenzione bottom-up va usata con cautela per rinforzare i processi endogeni top-down
La difficoltà per chi è debole attentivamente non è seguire stimoli affascinanti, ma staccarsene