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6 - Il paradigma del lavoro come azione situata - Coggle Diagram
6 - Il paradigma del lavoro come azione situata
Razionalità oggettiva e razionalità contestuale
La PdL ha abbandonato la pretesa di studiare la realtà come dimensione "oggettiva"
Si è avvicinata a uno studio che tiene conto dell'ancoraggio storico-culturale e relazionale delle pratiche lavorative
Il "missing what" (Garfinkel e Wieder, 1992)
La psicologia si inserisce nel tassello mancante della sociologia del lavoro: le dimensioni micro e situazionali
Non solo aspetti formali e strutturali, ma cosa fa l'uomo quando lavora, cosa vuol dire lavorare, come il lavoro si coniuga con i progetti di vita
Il modello taylorista come esempio di razionalità oggettiva
Basato su un razionalismo che trascurava le dimensioni contestuali (condizioni di lavoro degli individui)
Scomposizione di funzioni, competenze e responsabilità per ottimizzare la produzione
La psicologia positivista di Wundt seguiva lo stesso approccio: elementista e riduzionista, analizzava i fenomeni nelle loro invarianti
Di conseguenza un modello di lavoro potrebbe essere applicato a qualsiasi organizzazione, ignorandone le specificità
La razionalità contestuale come alternativa
Un filone della PdL valorizza la conoscenza pratica, criticando la razionalità oggettiva, acontestuale e precostituita
Scopo: sostituire la logica dell'efficienza e dell'ottimizzazione con la logica della situazione
Il contesto non è precostituito, ma attivamente costruito in "quadri situazionali" che si articolano nell'ambiente
Studi etnografici del lavoro
Basati sull'osservazione sistematica dell'attività quotidiana nel suo specifico ambiente
Attenzione sia alle costanti che alle varianze tipiche di un contesto
Fine: ricostruzione e interpretazione dei processi e delle pratiche quotidiane di organizzazione del lavoro
Paradigma dell'azione situata: studia l'azione lavorativa all'interno di uno specifico contesto, considerato elemento imprescindibile di analisi e non mero contenitore
L'evoluzione del paradigma
Origine dell'espressione "azione situata"
Metà anni '80, nell'ambito dell'intelligenza artificiale e dell'interazione uomo-macchina
Si contrappone al modello della rappresentazione astratta della conoscenza, sottolineando il fattore contestuale
Winograd, Flores e Suchman
Anziché considerare separatamente cognizione umana e potenzialità dei computer, studiano l'uso concreto che le persone fanno dei computer
Lo studio della situazione specifica del rapporto uomo-macchina aiuta a progettare interfacce funzionali
Lucy Suchman, "Plans and Situated Action" (1987)
Riprende la teoria della situazione di Goffman (1956): la situazione è il risultato dell'interazione tra interlocutori
Confronto: nell'interazione sociale la situazione è aperta e si modifica costantemente
Nell'interazione con la macchina la situazione è un piano predefinito, perché la macchina non può improvvisare
I piani cognitivi esistono solo a predizione o giustificazione delle azioni, non le generano
Lave: conoscenza astratta vs conoscenza situata
La conoscenza astratta (es. appresa a scuola) non è direttamente applicabile al mondo reale
Es. "il caso del cottage cheese": misurare 3/8 di una porzione richiede una logica situata con oggetti e supporti visivi
Il conoscere delle situazioni quotidiane è nettamente diverso dalla conoscenza decontestualizzata
Dal cognitivo al situato
Ci si allontana dalla concezione per cui la conoscenza è prodotta solo da processi mentali
La conoscenza si ancora a ciò che le persone fanno e vivono nel qui ed ora (es. una pila di cartelle diventa indicatore del lavoro da svolgere)
1994: l'azione situata diventa prospettiva di analisi del lavoro
Borzeix cura un numero speciale di "Sociologie du travail" su "Lavoro e Conoscenza", integrando prospettive americana, inglese e francese → nascono gli "studi basati sulla pratica"
Radici teoriche
Schütz: il lavoro è attività che dipende dal contesto ed è il contesto stesso
Mead: distingue oggetti manipolabili da quelli visibili a distanza
Lo spazio di lavoro si costituisce progressivamente, man mano che l'uomo manipola gli oggetti
La conoscenza tacita (Polanyi, 1958)
Conoscenze che non possono essere esplicitate a parole, apprese attraverso corpo, imitazione, relazioni interpersonali
Es. andare in bicicletta non si impara dalla teoria dell'equilibrio, ma da fattori contestuali
Le regole del saper fare sono massime-guida utili solo se integrate nella conoscenza pratica
Tutti i mestieri si basano su conoscenze tacite, apprese implicitamente o automatizzate
Sintesi del paradigma
Il lavoro è interazione tra oggetti, ambiente fisico e fattori situazionali
Il luogo di lavoro è contesto attivo (risorsa per l'azione, non mero contenitore), dove confluiscono interessi individuali e opportunità ambientali
L'azione emerge nel qui ed ora, dalla dinamica delle interazioni, non concettualizzabile a priori
La produzione come skilled performance
Il lavoro come azione programmata ma monitorata e ricalibrata in itinere
La conoscenza dei compiti non è predittiva del risultato, che dipende dalla capacità di far fronte agli imprevisti
Garfinkel (1967): il lavoro non è struttura preesistente, ma performance che necessita costantemente di essere messa a punto
Il lavoro di articolazione conferma questo aspetto
Le pratiche non dipendono solo dall'obiettivo e dalle competenze, ma dalla capacità di gestirle nel qui ed ora garantendone la praticabilità
Il concetto di skilled performance
Studiare il lavoro nella quotidianità = assumere come unità di analisi le pratiche e la loro riproduzione giorno dopo giorno
Si sposta l'attenzione dal lavoro come momento produttivo al lavoro come momento riproduttivo della società e dei rapporti sociali
Le pratiche sociali e lavorative vengono analizzate come procedure costruite di volta in volta dagli attori del contesto
Il lavoro come performance e coreografia improvvisata
Il lavoro è performance da studiare in sito, esito della costruzione attiva dello spazio lavorativo
Da un lato segue un copione, dall'altro è improvvisata: si costruisce orientandosi nello spazio e tra i materiali
La dimensione temporale è altrettanto rilevante, perché è la variabile entro cui l'azione prende senso
Cambia il concetto di routine
La routine non è semplicemente "data", ma territorio situazionale attivamente costruito dalle persone
Anche i lavori ripetitivi (es. operatore di call-center) vanno analizzati come performance
Le ricerche si sono concentrate su condizioni macro (contratto, orario, carriera), trascurando cosa fanno concretamente gli operatori e come relazioni sociali e tecnologia entrano nel quotidiano
Anche gli aspetti routinari sono una realizzazione pratica portata in essere da persone reali
Importanza di analizzare il lavoro per come viene riprodotto quotidianamente, non per come è concettualmente stipulato
Anche le attività routinarie devono fare i conti con dimensioni contestuali: relazioni tra colleghi, turni di parola, rapporto con gli elementi del contesto
La performance è sia individuale che collettiva
Individui e organizzazioni devono accordarsi per monitorare e ridefinire costantemente gli accordi
La performance è affidata al corpo dell'individuo, ma la resa dipende dall'interazione con oggetti e attori
Il risultato finale è ciò che viene definito pratica lavorativa