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LA MORTE DI STALIN, LA COESISTENZA PACIFICA, LA DESTALINIZZAZIONE E LA…
LA MORTE DI STALIN, LA COESISTENZA PACIFICA, LA DESTALINIZZAZIONE E LA CRISI UNGHERESE (parte 1)
Il contesto iniziale (1953–1955)
Fine della leadership di Truman e morte di Stalin
L’URSS è guidata da una direzione collegiale, che non mostra aperture verso l’Occidente
Repressione violenta delle proteste operaie a
Berlino Est (giugno 1953)
Con la fine della presidenza Truman e la morte di Stalin (marzo 1953), la Guerra Fredda perde i suoi due protagonisti principali
La posizione degli USA
Eisenhower (insediato nel gennaio 1953) mantiene una linea dura verso l’URSS
Nessuna revisione della politica di contenimento
Le premesse della coesistenza pacifica (1955–1956)
Mutamenti nel clima internazionale
Attenuazione del maccartismo negli USA
Ascesa di
Nikita Krusciov
nella leadership sovietica
Segnali di apertura
Ritiro delle truppe sovietiche da Vienna
dopo la neutralità dell’Austria.
Crisi di Suez (1956):
USA e URSS convergono nel condannare l’intervento militare di Francia, Gran Bretagna e Israele
L’ascesa di Krusciov e il “disgelo”
Le prime svolte
Trattato di Vienna
inizio del
disgelo
Riconciliazione con Tito (1955)
Scioglimento del Cominform
interpretato come possibile apertura verso maggiore autonomia dei partiti comunisti
Limiti delle aperture
Le mosse di Krusciov vengono accolte positivamente in Occidente, ma:
non implicano una reale autonomia dei Paesi satelliti;
non modificano la struttura autoritaria del blocco sovietico
La conquista del potere
Krusciov emerge dopo una dura contesa interna
Figura vivace, comunicativa, percepita come innovatrice
La destalinizzazione (1956)
Portata del Rapporto
Critica Stalin ma
non mette in discussione il modello sovietico
Genera entusiasmo nei Paesi dell’Est:
speranza di maggiore libertà
aspettative di autonomia nazionale
Il XX Congresso del PCUS
Krusciov presenta il
Rapporto segreto
denunciando:
culto della personalità
repressioni degli anni ’30
crimini di Stalin
L’illusione del cambiamento
In realtà:
l’URSS non intende rinunciare al controllo sui satelliti
la repressione rimane lo strumento principale