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Lez. 15 - Integrazione e intercultura - Coggle Diagram
Lez. 15 - Integrazione e intercultura
La scuola e l'inclusione sociale nel contesto migratorio
La scuola come microcosmo formativo
Luogo dove maturano convinzioni, opinioni, conoscenze, atteggiamenti e abitudini
Per questo influiscono e determinano la formazione futura della persona
Il concetto di inclusione sociale
Riferito alla società e alle sue attività inclusive, quindi al senso di appartenenza a una comunità con identità e valori condivisi
In ambito sociale indica il sentirsi accolti in un gruppo di persone o in un'istituzione
Nasce dalla necessità di rispondere alle differenze che causano esclusione
Razza, sesso, cultura, religione, disabilità
Il contesto migratorio in Italia
L'Italia, come altri paesi europei, vive un clima di crescente migrazione e diversità culturale
Dati ISTAT 2022
Circa 5 milioni di cittadini stranieri residenti, pari all'8,5% della popolazione
L'83,8% è concentrato nel Centro-Nord del paese
Presenza crescente di studenti stranieri nelle scuole
Scuola primaria: 15,7%
Scuola media: 11,7%
Scuola superiore: 7,8%, perché qui i ragazzi stranieri sono più soggetti a bocciature e abbandoni
Per questo servono politiche educative e sociali mirate all'integrazione, che considerino le sfide linguistiche e di adattamento
Dati MIUR 2017/2018
8.580.000 studenti totali, di cui 860.000 di cittadinanza non italiana
Popolazione scolastica calata dell'1,0%, ma gli studenti stranieri cresciuti dell'1,9%
Incidenza sul totale passata da 9,7% a 10,0%
La scuola Primaria assorbe il maggior numero di studenti stranieri (+1,7% nel 2018/2019)
Verso un modello educativo interculturale
La crescente diversità ha richiesto un ripensamento strutturale delle istituzioni scolastiche
Nasce così la pedagogia interculturale, erede di una tradizione educativa inclusiva
L'Italia sceglie la piena integrazione e l'educazione interculturale come orizzonte culturale
Circolare ministeriale n. 205/1990: La scuola dell'obbligo e gli alunni stranieri
Circolare ministeriale n. 73/1994: Dialogo interculturale e convivenza democratica
Art. 36 della Legge 40/98
L'educazione interculturale è individuata come la forma più alta di prevenzione e contrasto del razzismo e dell'intolleranza (Consiglio Nazionale della Pubblica Istruzione, 1993)
Identità culturale e nascita dell'educazione interculturale
La pedagogia interculturale
È sia disciplina scientifica di ricerca sia attività pedagogica nella scuola e nel lavoro sociale
Applica premesse tratte da antropologia culturale, psicologia e sociologia
Il termine identità culturale: due significati
Identità: percezione di sé come persona in relazione con altri, con cui si forma un gruppo sociale
Es. famiglia, associazioni, nazione
Culturale: significato sociologico
La cultura è patrimonio globale evolutivo della persona e dei gruppi sociali
Formato da norme di condotta, valori, usi e linguaggio che uniscono o diversificano i gruppi umani
L'identità culturale di una persona è quindi la sua identità globale
Una costellazione di identificazioni riferite a diverse appartenenze culturali, in un processo dinamico e costante
Il valore adattivo dei gruppi (Bowlby, 1969)
I gruppi aiutano a difendersi da nemici e predatori, quindi favoriscono la cooperazione (allevamento, agricoltura, caccia)
La predisposizione a formare gruppi aumenta le possibilità di sopravvivenza, per questo è stata selezionata e trasmessa
Il bisogno di appartenenza è innato e universale (Baumeister e Leary, 1995)
Per questo la mancata integrazione, anche nel gruppo dei pari, può causare malessere
Nascita degli studi sull'educazione interculturale in Italia
Prime ricerche pedagogiche tra fine anni Ottanta e primi anni Novanta sui fenomeni migratori
Le questioni migratorie sono centrali oggi, ma spesso affrontate con semplificazioni inaccettabili
Il termine "educazione interculturale" entra nella scuola con la Circolare ministeriale n. 205/1990
Costituisce lo sfondo per percorsi formativi rivolti agli alunni stranieri, nel contesto di un'azione educativa rivolta a tutti (Miur, 2014)
La scuola come luogo di cittadinanza attiva
Luogo centrale per costruire e condividere regole comuni, quindi trasmette i saperi per la cittadinanza attiva
L'educazione interculturale rifiuta sia l'assimilazione sia la convivenza tra comunità etniche chiuse
È orientata a favorire confronto, dialogo, riconoscimento e arricchimento reciproco (Miur, 2014)
L'approccio interculturale come risposta pedagogica
Considera identità e cultura in modo dinamico
Vede alterità, emigrazione e multiculturalità come opportunità di arricchimento e crescita
La formazione interculturale di insegnanti, educatori e psicologi è centrale
Perché solo da una corretta impostazione del lavoro educativo si diffonde la "cultura della convivenza"
Multiculturalità, interculturalità e superamento degli stereotipi
Multiculturale vs interculturale: una distinzione necessaria
I due termini sono spesso usati erroneamente come sinonimi
Multiculturale: aggettivo descrittivo, indica la coesistenza di fatto tra culture diverse
Es. scuola con alunni di diverse appartenenze culturali
Categoria descrittiva e storica, non dice come intervenire
Interculturale: va oltre la tolleranza statica, assume una veste attiva
Presuppone confronto e scambio tra le culture, pone il problema di cittadinanza e partecipazione
Concepisce le differenze culturali come un valore, quindi riconosce il conflitto invece di ignorarlo
La prospettiva interculturale vede le identità come mutevoli
Perché l'identità, per arricchirsi, necessita del confronto con la diversità
Il percorso di integrazione inizia nel nucleo familiare e prosegue nella scuola e nella comunità
Per questo serve collaborazione tra scuola e famiglia, per dare continuità al processo educativo
Stereotipi e pregiudizi come ostacolo all'integrazione
La sovraesposizione ai mass media, unita a scarsa sensibilizzazione, porta a stereotipi e pregiudizi verso i "diversi"
Gli stereotipi sono strutture cognitive: generalizzazioni su un gruppo di persone
Possono diventare sopra-generalizzazioni, inaccurate e resistenti al cambiamento
Si formano da due fonti: esperienze personali e apprendimento sociale
Se radicati nelle norme culturali, vengono appresi come parte dell'educazione
L'attivazione degli stereotipi può essere moderata da diversi fattori
Convinzioni sul pregiudizio, visione egalitaria del mondo, capacità attentiva (Lepore e Brown, 1997; Macrae et al., 1997)
Le persone possono esercitare un certo controllo nella percezione degli altri (Fiske, 1989)
Dipende da consapevolezza, risorse cognitive e motivazione sufficiente (Devine e Monteith, 1999)
Metafora dell'uomo come economizzatore di risorse cognitive
Gli stereotipi semplificano la percezione risparmiando energie, ma peggiorano l'accuratezza della realtà percepita
Conseguenze e didattica interculturale
Stereotipi e pregiudizi possono portare all'emarginazione dei "diversi", esclusi da ogni interazione
Per questo la scuola deve creare un clima di accettazione, rispetto, libertà e integrazione sociale
La didattica interculturale fa scoprire usanze, lingua, costumi, religioni, mostrando differenze e affinità
L'elemento comune a tutte le culture è l'appartenenza alla specie umana
I programmi scolastici dovrebbero favorire la cooperazione a partire dalla vita di classe
Superando la prospettiva eurocentrica, che ignora la specificità delle altre culture
Le differenze vanno presentate come aspetto positivo, perché contrastano la standardizzazione del mondo
Serve informare i giovani sui meccanismi psicologici degli stereotipi
Sulla loro forza, ma anche sulla loro infondatezza e sulle contraddizioni interne
I pregiudizi etnici
Sono ancorati a valori personali espressi tramite stereotipi sociali contro il gruppo minoritario
Costruiscono così rappresentazioni sociali che guidano l'azione (Tajfel, 1981)
Sono appresi durante il ciclo di vita, anche prima di conoscere il gruppo bersaglio (Allport et al., 1954; Tajfel, 1982)
Due forme distinte (Pettigrew e Meertens, 1995)
Sottile o latente: difesa esasperata dei valori della propria cultura, disconoscimento delle emozioni positive verso l'outgroup
Manifesta, "vecchio stile": l'altro percepito come minaccia, quindi rifiuto dell'outgroup e di intimità emotiva (D'Urso, 2024)