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Lez. 10 - Dinamiche intra e intergruppo - Coggle Diagram
Lez. 10 - Dinamiche intra e intergruppo
Il confronto sociale
Dinamiche di predominanza nel gruppo: dimensione strutturale e processuale insieme
Teoria del confronto sociale (Festinger, 1954, 1957): confrontiamo abilità e opinioni con gli altri quando mancano misure oggettive
Motivazione innata a valutare le proprie capacità, quindi a prevedere i propri risultati tramite gli altri simili
Confronto con gli estremi (migliori/peggiori) → effetto di contrasto, quindi visione di sé distorta
Confronto con simili → effetto di assimilazione, informazioni più accurate (Smith et al., 2015)
Ma anche qui la visione può essere sbilanciata, per motivazioni personali o strategie di conservazione del sé
Di solito ci si confronta con chi è un gradino sopra, per questo il confronto genera competizione e incide sull'autostima
Wills (1991): a volte si sceglie invece un confronto verso il basso, per proteggere l'autostima minacciata
Funzione del confronto: validare il proprio comportamento in base al consenso ricevuto
Quando un dubbio nasce sulle proprie opinioni, il confronto sociale aiuta a percepire correttamente la realtà
Uniformarsi agli altri, quindi, riduce il dubbio (Petruccelli, 2010)
Effetti nel gruppo
Migliora le prestazioni, soprattutto quando migliorano i membri più deboli
Confronto temporale: si valuta la propria prestazione nel tempo, più frequente in bambini e anziani (mentre il confronto sociale è più tipico di adolescenti e adulti)
Entrambi i confronti fissano punti di riferimento per valutare sé stessi e gli altri
Anche la percezione della propria efficacia personale è influenzata dal confronto sociale
Cosa determina l'appartenenza ad un gruppo
Effetto dell'appartenenza a una collettività: la maggioranza condiziona il singolo, che tende a uniformarsi
Base del conformismo: confronto sociale (Festinger, 1954, 1957), non solo per valutare le capacità ma anche la correttezza delle credenze
Influenza della maggioranza: esperimenti di Asch (1952; 1956) sulla percezione visiva (lunghezza di linee)
Due tipi di conformismo
Cambiamento percettivo/cognitivo: per timore di sbagliare o di sentirsi diversi
Accondiscendenza pubblica: la pressione sociale condiziona le risposte date in pubblico
Due motivazioni della pressione sociale (Festinger, 1954)
Bisogno di verifica/rassicurazione quando manca una misura oggettiva
Ricerca dell'uniformità per raggiungere uno scopo comune condiviso
Ma negli esperimenti di Asch mancavano ambiguità e scopo comune, quindi queste due motivazioni non bastano a spiegare i risultati
Due tipi di influenza distinti
Influenza normativa (Deutsch e Gerard, 1955): risposte in accordo con le attese comuni del gruppo
Influenza informativa (Festinger, 1954, 1957): ci si affida alla maggioranza quando isolati nel compito, perché ritenuta più attendibile
Pressione del gruppo dei pari: serve a sentirsi integrati e, nei bambini, a consolidare l'identità di genere
Le pressioni persuasive colpiscono soprattutto i dissenzienti, per spostarli verso la maggioranza
Se il dissenso persiste → esclusione o scarsa tolleranza, più marcata nei gruppi chiusi o nelle fasi decisionali iniziali
Influenza della minoranza sulla maggioranza (Moscovici, 1976): la minoranza può rendere esplicite le divisioni latenti del gruppo, generando nuove norme
Conversione: la minoranza cambia l'opinione della maggioranza se è coerente nel tempo (intraindividuale) e tra i suoi membri (interindividuale)
Appare quindi più sicura, competente e onesta agli occhi della maggioranza
Cambiamento da maggioranza: breve e pubblico, perché rivedibile con calma in privato
Cambiamento da minoranza: profondo e duraturo, perché stimola un processo di validazione interna
Moscovici et al. (1984), riprendendo Asch: l'effetto della minoranza è differito nel tempo, perché la dissonanza richiede tempo per produrre cambiamento
Condizioni per l'efficacia della minoranza: coerenza (di gruppo e temporale), autonomia, buono scambio con l'esterno, flessibilità e imparzialità
La minoranza è vista come un outgroup, quindi il gruppo tende a conformarsi all'ingroup piuttosto che alla minoranza
Dinamiche intra-gruppo: il conflitto e lo scisma
Origine: le dinamiche tra minoranza e maggioranza sono una delle maggiori cause di conflitto nel gruppo
Conflitto: conseguenze non solo negative (ostilità, bassa collaborazione, calo rendimento) ma anche positive (creatività, nuove opzioni risolutive)
Il gruppo, percependolo come minaccia all'unione, spesso attua strategie che portano a repressione o appiattimento
Normalizzazione (Moscovici, 1976): controllo sul pensiero e compromesso generale per evitare il conflitto
Genera negoziazione verso un accordo comune, spesso rinunciando alle opinioni personali di partenza
Effetto negativo: produce stasi anziché cambiamento, perché evita la discussione che genererebbe spunti creativi
Al contrario, dispute e divergenze reali → nuove prospettive, più punti di vista integrati, maggiore interazione e curiosità
Per questo il conflitto ha un forte valore positivo e ristrutturante per il gruppo
Eccezione: il conflitto distruttivo, orientato solo al disfattismo, allontana i membri anche se le cause vengono chiarite
Scisma: quando il conflitto diventa irrisolvibile, il gruppo si divide in sottogruppi fino alla separazione definitiva
Comincia quando 2 o più sottogruppi si accusano a vicenda di alterare l'identità intragruppo, per un'incompatibilità di valori
Identità sociale (Tajfel, 1978): parte del concetto di sé che deriva dall'appartenenza a un gruppo, coi suoi valori e significati emotivi
Fondamentale avere una visione positiva del proprio ingroup
L'ingroup si valorizza pienamente solo in rapporto all'outgroup, che ne rafforza compattezza e unione
Quindi, così come nascono conflitti dentro il gruppo, possono nascere anche tra gruppi diversi, spesso per competizione sociale
Competizione sociale e processi intergruppi
Tre processi alla base della competizione sociale
Identificazione sociale: riconoscersi come membri di un gruppo
Confronto sociale: valorizza i gruppi in relazione al confronto con altri
Categorizzazione sociale: crea categorie del mondo sociale, accentuando le differenze tra gruppi ed esaltando le somiglianze interne
Processo fondamentale per le relazioni intergruppi, perché semplifica cognitivamente la realtà secondo somiglianze/differenze, quindi permette alla specie umana di affrontare il mondo
Stereotipo (Tajfel, 1981): risultato finale della categorizzazione, condiviso nel gruppo
Usato come giustificazione/spiegazione di eventi e azioni di un gruppo verso l'altro
Funziona da legittimazione sociale e da generatore di aspettative comuni
Genera reazioni nel gruppo bersaglio, che finiscono per rinforzarlo (profezia che si autoavvera)
Serve anche a consolidare l'identità del gruppo, esaltando le somiglianze interne rispetto al prototipo dell'outgroup
Già nei bambini (Horowitz e Horowitz, 1938) emerge una categorizzazione basata su etnia, genere e status socioeconomico
Pregiudizio e discriminazione: nascono dalla categorizzazione ingroup/outgroup
Favoritismo verso il proprio gruppo (Rabbie e Horwitz, 1969): dipende da appartenenza, interdipendenza e massimizzazione dei benefici propri
L'outgroup appare più compatto e quindi minaccioso, per questo l'ingroup sente il bisogno di consolidare la propria identità
Il pregiudizio nasce dalla diversità di appartenenza, quindi genera atteggiamenti discriminatori o aggressivi (Brown, 2005), spesso legati allo stereotipo iniziale
Esperimento dei campi estivi (Sherif, 1966): sottogruppi in competizione → aumento di ostilità e scontri
Le ostilità si riducevano solo con uno scopo sovraordinato, che richiedeva la collaborazione di tutti
Causa principale del conflitto intergruppi: conflitto di interessi
Lo scopo sovraordinato ha funzione di riconciliazione tra ingroup e outgroup