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Lez. 4 - La psicologia di comunità
Introduzione
Oggetto della psicologia di comunità
Studia la persona in relazione alla società, non avulsa dall'ambiente
L'identità personale non può prescindere dalla "rete sociale" in cui si è immersi
Due obiettivi fondamentali
Prevenzione: azioni per impedire o ridurre il rischio di eventi non desiderati
Empowerment (Wallerstein, 2006): processo con cui persone, organizzazioni e comunità acquisiscono competenza sulle proprie vite
Serve per cambiare l'ambiente sociale e politico, migliorando equità e qualità di vita
La comunicazione (empatia, ascolto) è strumento chiave di empowerment, perché crea relazioni significative
Il termine deriva da "empower" (conferire poteri), quindi modifica le dinamiche di potere nei contesti sociali (Semprini, 2023)
Le comunità virtuali
Dimensione che nel post-modernismo ha cambiato comportamento individuale e sociale
Danno nuovo assetto a interazione e dinamiche interpersonali, sociali, politiche, economiche
Nascita della disciplina (1965, USA)
La psicologia sociale si diffonde dagli anni Venti tra America ed Europa
Cresce l'interesse per le leggi che regolano il rapporto tra singolo e contesti di appartenenza
Amerio (2000): definisce i problemi nell'interfaccia tra dimensione individuale-soggettiva e sociale-oggettiva
Oggetto di studio: interazione tra persone e strutture sociali (gruppi, organizzazioni, comunità)
Unisce l'ottica clinica (persona come portatrice di un problema) e quella sociale (persona come membro della società)
Orford (1995): interdipendenza costante tra "campi della persona" e "campi dell'ambiente"
Il concetto di comunità
Non è un'entità che trascende la persona come unica fonte di identità
È intesa come entità sociale globale con senso di appartenenza radicato nelle tradizioni
Depositaria di un bene comune, garantisce diritti e doveri comuni (Gallino, 1993)
Non necessariamente una collettività concreta, ma uno stato che ogni collettività può assumere
Riferimenti teorici
Tre sistemi teorici di riferimento
Teoria del campo di Lewin
Approccio ecologico
Teoria dei sistemi
contributo della psicologia umanistica, che valorizza potenzialità e risorse positive della persona
Teoria del campo (Lewin)
"Campo" = totalità dei fattori individuali e ambientali che interagiscono in un momento specifico
Comportamento e ambiente interconnessi: il comportamento dipende dalla percezione soggettiva dell'ambiente, quindi la persona è attiva
I fenomeni psicosociali si spiegano tramite le dinamiche delle forze presenti in un contesto
Teoria e prassi si intrecciano per il cambiamento: nasce la Ricerca-Azione (Action-Research), metodologia chiave in psicologia di comunità
Eredità del "piccolo gruppo": insieme dinamico diverso dalla somma dei singoli, con influenza reciproca tra parti e gruppo
Approccio ecologico
Il comportamento della persona è frutto dell'adattamento a risorse e condizioni di vita
L'ambiente offre opportunità a cui la persona si adatta e che a sua volta modifica, quindi cresce nello scambio
Barker (1968): behavior setting = unità ambientale minima di comportamenti intenzionali significativi
Comportamento e ambiente sociale sono in sincronia in un setting (es. funzione religiosa, spiaggia, piazza)
Conoscere il setting permette di prevedere il comportamento anche con poche informazioni sui singoli
Le aspettative di un setting restano stabili anche se le persone cambiano
Cambiare ambiente porta a riadattare i comportamenti (es. da metropoli a piccolo centro)
Sovradimensionamento: troppe persone per poche posizioni; sottodimensionamento: poche persone per le posizioni necessarie
Bronfenbrenner (1979): modello processo-persona-contesto-ambiente
Ecologia dello sviluppo = adattamento progressivo e reciproco tra sviluppo attivo della persona e ambienti mutevoli
L'ambiente ecologico comprende interconnessioni tra situazioni diverse, non solo quella immediata
Anche i contesti non sperimentati direttamente modificano i comportamenti
Cambiamento di ruoli o ambiente = transizione ecologica
Se i sottosistemi (famiglia, scuola, pari) non comunicano tra loro, il rapporto persona-ambiente genera malessere; se comunicano, genera salute
Teoria dei sistemi
La comunità è un insieme di sistemi formali (organizzazioni strutturate) e informali (gruppi spontanei, quartieri)
Murrell (1973): la psicologia di comunità studia le transazioni tra sistemi sociali, popolazioni e individui
Il benessere dipende dall'"accordo psicosociale", cioè dalla coerenza tra sistema e persona
Poiché la persona appartiene a più sistemi, serve "accomodamento intersistemico" (es. il bambino che inizia la scuola)
Sei livelli di intervento
Ricollocamento individuale: spostare il soggetto in un altro sistema (es. affido)
Intervento sulla persona: sviluppare risorse individuali (es. psicoterapia)
Interventi sulla popolazione: incrementare risorse di popolazioni a rischio
Interventi sul sistema sociale: modificare aspetti strutturali dei sistemi
Interventi intersistemici: connettere più sistemi tra loro
Interventi sull'intera rete: programmi rivolti alla comunità, anche tramite i media
Psicologia umanistica
Nasce nei primi anni Settanta con Maslow (1971) e Rogers (1983): l'autorealizzazione è la motivazione principale del comportamento
L'autostima è il presupposto dell'equilibrio personale; centralità di emozioni ed esperienza soggettiva
Il gruppo come momento di confronto e crescita è centrale nel percorso formativo e terapeutico
Rogers: lo sviluppo è sano solo se la persona può esprimere le proprie potenzialità
Se il contesto blocca la tendenza attualizzante, lo sviluppo diventa patologico
L'empatia e l'accettazione positiva incondizionata permettono lo sviluppo sano, quindi il reciproco rispetto persona-contesto
Maslow: la persona sana sviluppa liberamente le potenzialità, non è solo "adattata"
Ha buon senso di realtà, è autentica, poco difensiva, differenziata, capace di critica originale
Propone gruppi e comunità basati su collaborazione, libertà e creatività
Obiettivi della psicologia di comunità
Due obiettivi principali
Prevenzione del disagio
Promozione di benessere, salute, empowerment (singoli e comunità), quindi miglior qualità di vita
Concezione di disagio: due teorie
Teoria eccezionalista: disagio e patologia determinati da fattori individuali (genetici)
Teoria universalista: il disagio sociale dipende dai rapporti sociali e dall'errata distribuzione delle risorse
Le cause sono prevedibili, quindi prevenibili: da qui l'obiettivo della prevenzione in psicologia di comunità
Prevenzione (definizione medicina sociale): tre tipi
Prevenzione primaria
Elimina i fattori che favoriscono il disagio, rivolta alla popolazione generale
Difficile perché i fattori sono molteplici e non sempre isolabili o modificabili
Caplan (1964): azioni a più livelli
Società: iniziative per qualità della vita, benessere sociale, istruzione, lavoro
Comunità: consulenza e formazione a persone chiave e operatori non professionisti
Piccoli gruppi/individui: interventi che accrescono competenze per affrontare crisi prevedibili
Prevenzione secondaria
Intervento precoce sui primi sintomi di un disturbo o disagio
Richiede l'identificazione di gruppi a rischio (per età, condizione sociale, cultura dominante), quindi più vulnerabili
Prevenzione terziaria
Migliora le condizioni di vita di chi già vive il disagio
Include riabilitazione e cambiamento della mentalità della comunità per evitare l'isolamento
Esempio: prevenzione della violenza sulle donne
Primaria: informazione sul fenomeno, studio delle cause, psicoeducazione a affettività/sessualità/genitorialità per i giovani
Secondaria: osservazione e vigilanza su situazioni a rischio (donne emarginate, famiglie multiproblematiche), interventi anche domiciliari
Terziaria: contenimento dei danni fisici e psicopatologici, interventi reattivi e riparativi
Valori degli psicologi di comunità (Francescato e Tomai, 2023)
Giustizia ed equità sociale, rispetto delle diversità
Promozione dell'empowerment individuale e collettivo
Sostegno sociale, senso di comunità, partecipazione attiva
Inclusione di minoranze ed emarginati