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5.4 L’architettura arcaica - Coggle Diagram
5.4 L’architettura arcaica
L’architettura dell’età arcaica si distingue per un forte sperimentalismo
e per una notevole eterogeneità/varietà, tale da generare vere e proprie scuole regionali.
Il processo verso strutture integralmente costruite in pietra (litizzazione), iniziato nell’età orientalizzante,
trova pieno compimento nel medio e tardo arcaismo, quando si definiscono gli ordini architettonici e si consolidano modelli costruttivi in pietra.
Le diverse aree del mondo greco recepiscono queste innovazioni in modo non omogeneo,
spesso grazie a maestranze itineranti che diffondono tecniche e soluzioni formali.
Nella madrepatria, Corinto e Argo sono i centri più innovatori del VI secolo.
Corinto introduce un nuovo tipo di copertura fittile e realizza, intorno al 560, il grande tempio di Apollo,
un periptero dorico di 6 × 15 colonne, con metope figurate e un tetto fittile destinato a diventare modello dominante.
L’Argolide registra interventi consistenti nell’Heraion argivo e nel santuario di Zeus a Nemea, sede dal 573 di una festività panellenica:
questi cantieri mostrano il ruolo centrale di Argo nella produzione architettonica peloponnesiaca.
Nel santuario di Zeus a Olimpia, in Elide all’inizio del VI secolo viene dedicato a Era un periptero
con planimetria allungata e nucleo interno tripartito, sollevato su zoccolo in calcare e coperto da un tetto fittile arcadico.
Tra medio e tardo arcaismo si distingue la varietà dei thesauròi nell’Altis,
dedicati dalle diverse pòleis secondo le loro tradizioni regionali.
La produzione locale mantiene legami con l’Arcadia, evidenti nel bouleutèrion.
Per l’età tardoarcaica i dati più significativi provengono da Prasidaki e Makistos,
dove i templi di Atena, peripteri esastili dorici dei primi decenni del V secolo,
mostrano una pianta destinata a diventare canonica in età classica e adottano il tetto corinzio, abbandonando quello arcadico.
In Arcadia l’architettura recepisce le novità con ritardo:
persistono materiali deperibili e forme tradizionali. Ne sono testimonianza i templi di Atena Aléa a Tegea e l’Hekatompedon di Orchomenos, un periptero esastilo dorico con fusti lignei e capitelli in marmo.
L’Athenaion di Alipheira presenta proporzioni allungate e soluzioni sperimentali. Anche nel tardo arcaismo
si mantengono impianti tradizionali: il nuovo periptero esastilo di Alipheira ha tetto in marmo insulare ma elevato in mattoni crudi.
Sparta segue un percorso autonomo, con soluzioni eterogenee e influssi greco-orientali.
Più tradizionali sono i templi dei culti poliadici, come quello urbano di Artemide Orthia (570–560),
edificio prostilo o in antis in calcare, con frontoni figurati e tetto laconico policromo.
Ad Atene, Pisistrato rafforza i culti poliadici e promuove interventi architettonici che consolidano l’identità della polis.
Sull’Acropoli si registra l’Hekatompedon, dedicato ad Atena Parthènos, con frontoni in pòros e tetto in marmo cicladico,
e la ricostruzione del tempio di Atena Poliàs, periptero dorico esastilo con pianta articolata e ionicismi attribuibili a maestranze parie.
Nell’area dell’Ilisso viene eretto il tempio di Zeus Olympios,
ricostruito in età pisistratide come grande diptero dorico di suggestione microasiatica, rimasto incompiuto.
In Attica si interviene nel Telestèrion di Eleusi, ricostruito come sala ipostila, nell’Artemision di Brauron
e in vari demi, dove si moltiplicano strutture teatrali stabili per le Dionisie.
Dopo la caduta della tirannide (510) e fino alla prima guerra persiana (490), l’architettura religiosa ateniese
conosce una stasi. Solo dopo Maratona si avvia un progetto di monumentalizzazione dell’Acropoli,
interrotto nel 480–479: il pre-Partenone, interamente in marmo pentelico, e un nuovo pròpylon di accesso.
L'emergente pòlis di Egina, all’inizio del VI secolo, intraprende importanti lavori nel santuario urbano di Apollo, con un pròpylon, un altare e un edificio templare distilo in antis con tetto laconico,
sia poco dopo, nel santuario extraurbano di Atena Aphàia, nella zona orientale dell'isola,
dove il tempio prostilo tetrastilo dorico mostra tetto fittile con tratti argivi-corinziani,
riflettendo l’adesione della polis all’Anfizionia di Kalaureia.
Nel tardo arcaismo Egina accresce la sua prosperità e rinnova:
altare e tempio di Apollo
quello di Atena Aphàia (dal 510),
con tetti in marmo realizzati da marmorari cicladici.
Tra alto e medio arcaismo, Delfi è un laboratorio di sperimentazione:
i donari dei Sicioni, dalla seconda metà del VI secolo, affermano un'originale tipologia distila in antis con ricco decorativismo e sculture frontali sostituite da korai (colonne frontali).
L’incendio del 548 porta alla ricostruzione del tempio di Apollo, realizzato dagli Alcmeonidi (famiglia ateniese)
con tetto e prospetto orientale in marmo e con doppia contrazione angolare,
segno dell’apporto delle maestranze cicladiche di Paros
Il tempio esercita grande influenza sulla tipologia dorica.
In Grecia centrale, il santuario di Kalapodi presenta due peripteri dorici esastili
in materiali deperibili, con tetti fittili di tradizione locale e influssi corinzi.
Peculiarità locali si manifestano nell’Hekatompedon di Apollo a Metropolis di Tessaglia,
con tecniche desuete e ordine eterodosso.
Alla fine del VI secolo, a Taxiarchis, due templi interamente in pietra confermano la tendenza alla monumentalità.
Nelle Cicladi, Naxos domina tra alto e medio arcaismo: a Delos realizza la “terrazza dei leoni”, il Colosso e l’Oikos dei Nassi.
L’architettura estende l’uso del marmo alla copertura e definisce l’ordine ionico.
A Naxos si costruisce il tempio prostilo tetrastilo di Dioniso a Yria (575), con cella tripartita e colonne ioniche, e il Demetrèion di Sangrì, con sala in marmo e pronao pentastilo.
Il tempio di Apollo Delios (530), periptero esastilo ionico, emula le grandi realizzazioni di Policrate e dei Pisistratidi, ma è interrotto nel 524.
Dopo il 524, il declino di Naxos e l’ascesa di altri centri portano all’elaborazione di un’architettura dorica peculiare,
visibile nell’Heraion di Delos e nei templi di Koressia e Karthaia a Kea, destinata a influenzare l’architettura attica.
In Asia Minore, nonostante l’espansione lidia, le città mantengono prosperità e scambi culturali con Anatolia, Siria ed Egitto.
A Smirne, tra 610 e 600, il tempio di Atena, pseudodiptero decastilo in pietra, mostra influssi orientali.
Le trasformazioni più significative riguardano l’Heraion di Samos, dove intorno al 565 si ristruttura il tèmenos
con un enorme diptero ottastilo ionico attribuito a Rhoikos e Theodoros, architetti esperti in tecniche egizie.
Il nuovo altare, concepito da Rhoikos come struttura monumentale a “U”, diventa modello di riferimento.