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5.2 Le esperienze tiranniche - Coggle Diagram
5.2 Le esperienze tiranniche
Tra VII e VI secolo le pòleis greche attraversano una fase di forte squilibrio strutturale:
crescita demografica, incremento produttivo, mobilità sociale e nuove forme di ricchezza modificano profondamente gli equilibri tradizionali.
La struttura istituzionale ereditata dal passato non è più adeguata a gestire il dinamismo della comunità (pòleis),
e interi gruppi sociali vedono ridursi le possibilità di integrazione o perdono la posizione originaria.
Non è più il rango tradizionale a determinare la distinzione sociale,
ma il possesso dei mezzi di produzione e l’accrescimento della ricchezza, creando tensioni e condizioni di disagio.
In questo contesto, la comunità individua spesso in una personalità eminente
la funzione di arbitro delle disfunzioni del sistema.
Questa figura proviene dal ceto aristocratico e, pur presentandosi come garante dell’ordine,
tende a perseguire forme di potere personale, imponendo costituzioni di tipo tirannico.
La tirannide è basata sull’autorità di un individuo o della sua famiglia ed esercitata in modo coercitivo, soprattutto nei confronti dei notabili.
Le fonti la descrivono come sovvertimento/ribellione del patrios nómos, la legge tradizionale, e come una violazione del rapporto tra cittadino e comunità.
Per questo, nella letteratura classica la figura del tiranno assume toni negativi:
simbolo della libertà calpestata e della rottura dello stato di diritto.
La prima tirannide stabile e lunga è quella degli Ortagoridi a Sicione, dalla metà del VII alla metà del VI secolo.
Nello stesso periodo si afferma la tirannide dei Cipselidi a Corinto (metà VII secolo – 583 a.C.),
mentre ad Atene è celebre quella di Pisistrato e dei suoi figli (549–510).
La diffusione del fenomeno mostra che la tirannide è quasi un passaggio “necessario” nella trasformazione politica delle comunità.
I tiranni si affermano spesso in opposizione alle oligarchie dominanti. In alcuni casi il rovesciamento è traumatico:
a Cuma la tirannide di Aristodemo (502–492) comporta una vera rivoluzione contro la classe dominante, con epurazioni violente
Ad Atene Pisistrato tenta tre volte di prendere il potere: solo l’ultimo tentativo ha successo.
Originario di Brauron, governa dal 546/5 al 527/6, quando muore lasciando il potere ai figli Ippia e Ipparco
La sua politica alterna continuità e rotture:
da un lato mantiene le istituzioni soloniane e cerca alleanze con le grandi famiglie, soprattutto gli Alcmeonidi, che ottengono magistrature e legami matrimoniali;
dall’altro, il rapporto si deteriora e gli Alcmeonidi vengono esiliati e confiscati.
Nonostante ciò, la famiglia conserva ricchezza e prestigio, contribuendo alla ricostruzione del tempio di Apollo a Delfi e finanziando tentativi di guerriglia contro il regime.
In generale, l’attività dei tiranni non rappresenta una cesura rispetto agli obiettivi delle oligarchie precedenti,
ma accelera la quantità e la qualità degli interventi.
La concentrazione del potere e delle risorse permette di ampliare i cantieri e rendere più stabili le opere pubbliche.
Le tirannidi privilegiano l’edilizia urbana, migliorando la qualità della vita e perseguendo intenti di propaganda attraverso opere utilitarie e monumentali.
In quasi tutti i casi si interviene sul sistema idrico: rifornimento stabile, smaltimento delle acque reflue e meteoriche, costruzione di canali, collettori e acquedotti.
L’acquedotto più celebre è quello di Policrate a Samo, opera di Eupalinos di Megara Nisea:
un tunnel scavato nella roccia per circa un chilometro, con condotte fittili e uno specco percorribile per i controlli.
I tiranni intervengono anche sulla viabilità, come Ipparco ad Atene,
e sulla definizione delle pertinenze funzionali, sull’architettura religiosa e pubblica.
Alla seconda metà del VI secolo risale la nuova sistemazione del Ceramico interno, con l’emergere dell’agorà.
Il lato occidentale presenta edifici politici e cultuali, tra cui una sala ipostila di 11 metri di lato, modellata sul telestèrion di Eleusi.
Nell’angolo sud-occidentale una struttura precedente viene ricostruita come dimora aristocratica con cortile trapezoidale: l’edificio “F ( 3 nell'immagine)”.
La cultura tirannica rappresenta dunque un momento fondamentale nella storia delle pòleis: coincide con un
incremento strutturale e monumentale dell’abitato (pòleis), che assume un ruolo sempre più centrale tra le forme di popolamento.