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5.1 La cultura aristocratica - Coggle Diagram
5.1 La cultura aristocratica
La definizione di aristocrazia nel mondo delle pòleis greche è appropriata solo in parte.
Il termine, che deriva dal greco e significa “potere dei migliori”,
indica un’autorità esercitata da un gruppo ristretto all’interno della comunità.
Tuttavia, non coincide con l’accezione moderna di aristocrazia, legata al sistema nobiliare europeo
fondato su lignaggio, privilegi ereditari e continuità genealogica.
Nel mondo greco la componente gentilizia è più fluida: le informazioni sulla struttura dei gruppi familiari,
sulla gestione della proprietà e sulla trasmissione del potere sono scarse,
e ciò rende difficile definire con precisione il valore effettivo del lignaggio.
In alcuni casi, però, emerge chiaramente un nucleo di famiglie privilegiate,
come a Sparta, dove gli Spartiati costituiscono un gruppo dominante numericamente consistente,
tanto da rendere più corretto parlare di oligarchia.
Situazioni analoghe si riscontrano in altre pòleis, con forme variabili
ma sempre caratterizzate da una minoranza che detiene potere economico e politico, escludendo spesso le fasce subalterne.
Questa terminologia greca relativa ai gruppi familiari è complessa.
Il termine gènos non indica originariamente una struttura genealogica chiusa,
ma un organismo sociale più ampio e sfumato.
All’interno di un gènos si distingue una linea familiare principale, l’òikos, nucleo domestico e genealogico.
Solo dopo il IV secolo gènos assume anche il significato gentilizio. Le grandi famiglie tiranniche non sono gène, ma òikoi, come i Cipselidi di Corinto
I gène sono elementi costitutivi della phratrià, confraternita che riunisce cittadini legati da culti comuni.
Le phratriai sono a loro volta parti delle phylài, le tribù che strutturano la comunità.
Ad Atene le phylài arcaiche erano quattro; nel mondo dorico in genere tre.
Le riforme politiche modificano spesso la struttura tribale, come a Sicione o ad Atene.
All’interno di questo sistema complesso emergono famiglie che partecipano in modo privilegiato alla gestione della cosa pubblica.
Alcune vantano antenati mitici o antichi sovrani; tutte consolidano il proprio ruolo
attraverso le magistrature e l’ingresso negli organismi consiliari (gli organismi consiliari erano fondamentali per la governance delle poleis e per la gestione delle politiche pubbliche. ).
Ad Atene, il collegio dell’Areopago raccoglie gli àristoi (notabili) che hanno ricoperto le principali cariche magistraturali, come quelle di arconte, con diritto di partecipazione a vita.
È difficile valutare la dimensione demografica del ceto dirigente, ma spesso si distingue
un gruppo ristretto con grande influenza politica ed economica, come gli Alcmeonidi o i Kerykes.
E' possibile, invece, distinguere un gruppo di famiglie più ristretto, che esercita un'ampia influenza politica
e usufruisce di grandi possibilità economiche, come mostra ad Atene.
Il comportamento funerario diventa così un indicatore della differenza sociale, non solo economica ma anche culturale e di ruolo.
Il rituale funerario è un evento cerimoniale che esibisce la famiglia del defunto, con corredi e segnali di riconoscimento della tomba che hanno valore sociale.
Le soluzioni adottate dai ceti emergenti vengono imitate dagli altri gruppi, in un processo di emulazione che diffonde modelli aristocratici.
Quando la comunità tende a omologarsi, le classi alte introducono nuovi marcatori di status, generando una sequenza di innovazioni rappresentative.
Il sistema dei rapporti sociali è il risultato di un bilanciamento tra esigenze e comportamenti di classi con peso diverso.
La ricchezza libera gli individui dal lavoro manuale, permettendo una migliore qualità di vita e lo sviluppo delle pratiche educative,
fondamentali per mantenere prerogative culturali, politiche e militari.
La cura del corpo diventa un impegno costante e un segno distintivo.
La bellezza e l’opulenza sono tratti tipici dei kalòi k’agathòi, “i buoni e belli”, gli àristoi che possiedono le qualità necessarie per guidare la comunità, e assicurarle continuità e stabilità
I vasi figurati, gli oggetti di importazione e i materiali pregiati
sono esibiti nelle occasioni collettive: cerimonie pubbliche, processioni religiose, matrimoni e funerali.
Ma anche nelle occasioni conviviali private, che svolgono un ruolo fondamentale nella solidarietà di classe e nella formazione di consorterie politiche.
Il simposio, celebrato nell’andron, è una riunione semipubblica che raccoglie parenti e affiliati intorno al capofamiglia, creando consenso e identità.
L’immagine del banchetto aristocratico diventa la rappresentazione per eccellenza dell’uomo libero.
L’uso di mangiare distesi su una klínē (letto), modello di origine orientale diffuso dalla Ionia, diventa la forma codificata del banchetto greco.
Come la pratica atletica, il comportamento aristocratico diventa modello sociale e si diffonde nella comunità,
contribuendo alla propagazione di nuovi modi di vita e all’aspettativa di una maggiore qualità.
La cultura dei ceti emergenti è un laboratorio che produce innovioni, soprattutto nelle pòleis più grandi e complesse.
Le manifestazioni della cultura aristocratica sono molteplici e complementari:
tradizione poetica epica e lirica, antropologia, cultura materiale, iconografia, rappresentazioni pubbliche e private.
La letteratura fornisce strumenti di apprendimento culturale e religioso, modelli eroici e valori da perseguire, ma anche linguaggi del simposio.
La produzione artigianale crea gli strumenti del comportamento conviviale: forme vascolari differenziate,
servizi da mensa centrati sul vino, oggetti decorati con scene mitiche e quotidiane.
I ceramografi rappresentano eroi, miti, sacrifici, banchetti, eros, atletica, guerra e cavalleria,
ma anche botteghe artigiane, mostrando l’ascesa dei bànausoi nella nuova dimensione della polis tardoarcaica.