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2.6 La colonizzazione - Coggle Diagram
2.6 La colonizzazione
La tradizione antica presenta quasi sempre un modello di affermazione bellica: i coloni si impongono con la forza o con l’astuzia, ottenendo aree disponibili per fondare gli abitati.
Solo raramente si accenna a situazioni non conflittuali, con insediamenti concordati in zone non popolate.
Accanto alle forme di coesistenza documentate archeologicamente, come Policoro e Incoronata, che però non evolvono in strutture istituzionali compiute,
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Gli effetti sul territorio circostante sono variabili. Nella regione di Sibari, ad esempio, la deduzione coloniale coincide con una profonda trasformazione del sistema insediativo precedente;
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Da questo momento si pone il problema dei rapporti tra le società coloniali e le comunità italiche stabilizzate da tempo, dotate di forme culturali specifiche.
Le fonti ricordano talvolta forme di asservimento/sottomissione (Siracusa), talvolta il ripiegamento dei nativi verso l’interno (Taranto), talvolta la loro inclusione in un’area di influenza (Sibari).
Anche le pòleis della Grecia propria mostrano rapporti difficili con nuclei percepiti come “diversi”, spesso assimilati tramite cooptazione o inseriti in rapporti di subalternità.
Le comunità coloniali possono aver adottato la stessa pluralità di soluzioni nei confronti delle popolazioni italiche, in un quadro complesso che richiede analisi caso per caso,
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Il problema della convivenza non può essere interpretato come una semplice opposizione tra cultura dominante e cultura recessiva.
La ricerca recente mostra invece che si tratta di situazioni di condizionamento reciproco, che incidono profondamente sullo sviluppo di entrambe le comunità. Le società coloniali vivono in una condizione “intermedia”,
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Ne derivano soluzioni originali, che rispondono alle esigenze espressive di comunità ibride/miste.
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Solo negli ultimi decenni la ricerca ha affrontato il tema con maggiore attenzione metodologica, superando modelli interpretativi influenzati dall’esperienza coloniale moderna, che attribuivano ai Greci un ruolo “civilizzatore” e alle popolazioni locali una posizione passiva.
Anche il concetto di “acculturazione”, pur più moderato, ha spesso suggerito un processo unidirezionale.
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Le anfore da trasporto, contenitori privi di vernice con capacità tra 7 e 50 litri destinati a vino, olio, miele, frutta o pesce, costituiscono la prova più evidente di questa rete.
Dalle anfore euboiche di Pythekoussai alle attiche SOS, dalle corinzie di tipo A e B
alle produzioni dell’Egeo orientale (Mileto, Clazomene, Lesbo, Chios, Samos), fino alle anfore laconiche e a quelle di Massalia,
il trasporto di liquidi alimentari mostra un’organizzazione sempre più integrata tra centri produttivi e aree di consumo, destinata a raggiungere un livello di complessità straordinario in età ellenistica.
Le reazioni al fenomeno coloniale greco possono essere considerate anche responsabili della formazione delle società italiche, che si strutturano in risposta alla presenza ellenica.