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2.6 La colonizzazione - Coggle Diagram
2.6 La colonizzazione
Le rotte dell’VIII secolo riprendono quelle micenee, attraversando il canale adriatico nel punto più stretto e raggiungendo l’insediamento iapigio di Otranto,
riconosciuto come una testa di ponte fondamentale, aperta sia al mondo greco sia alle popolazioni illiriche della sponda opposta.
Dal Salento la navigazione costiera conduceva nel mar Ionio, appoggiandosi ad altri abitati iapigi
come Torre Castelluccia, Saturo e Taranto/Scoglio del Tonno.
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Le attività artigianali sono significative, soprattutto nella metallurgia:
il minerale di ferro rinvenuto proviene dall’isola d’Elba, confermando la funzione commerciale dello scalo.
Pythekoussai è un emporion, non una colonia territoriale: un porto sicuro, autonomo e difendibile, complementare agli abitati italici della terraferma.
Gli ultimi interventi occidentali si devono ai Focei, che fondano Massalia (Marsiglia) intorno al 600 a.C. e,
spinti dall’avanzata persiana, Alalia in Corsica e Elea nel Cilento verso il 545–540.
Massalia fonda a sua volta subcolonie, tra cui Emporion (Ampurias), il centro più occidentale dell’intero movimento coloniale greco.
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In alcune aree, come il Salento, il rapporto con il mondo egeo non si era mai interrotto del tutto:
alla presenza micenea segue un periodo di rarefazione delle importazioni, ma non di totale abbandono.
L’intensificarsi degli scambi è testimoniato dall’esportazione di ceramica greca in Etruria, con reperti già protogeometrici che mostrano l’antichità dei contatti.
Nell’Italia meridionale, invece, le presenze greche sembrano più occasionali e legate a una navigazione di passaggio,
condotta da prospectors, esploratori interessati a ricognizioni commerciali più che a insediamenti stabili.
Otranto costituisce l’unica eccezione, mantenendo un ruolo di porto privilegiato.
La situazione cambia radicalmente nel terzo quarto dell’VIII secolo, quando si affermano nuovi modelli e finalità.
Poco prima della metà del secolo, nell’isola di Ischia (Pythekoussai) si sviluppa un abitato a Monte Vico, frequentato soprattutto da Greci euboici.
Il materiale rinvenuto mostra provenienze diverse e testimonia un commercio attivo che coinvolge Sicilia, Sardegna e Italia meridionale.
Una situazione analoga, ma precedente, caratterizza il sito di Al‑Mina sulla costa siriana. In passato interpretato come insediamento greco, le ricerche mostrano un abitato locale con una componente ellenica significativa,
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Dal decennio 740–730 a.C. la presenza greca in Occidente assume la forma di una vera colonizzazione, superando il modello emporico di Ischia.
La fondazione di Cuma, a nord di Napoli, e quella di Naxos in Sicilia, vicino a Taormina, risalgono a questa fase e sono attribuite a genti euboiche,
come anche Catania e Lentini. Di poco successive sono Siracusa, colonia di Corinto, insieme a Kerkyra (Corfù),
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Sullo scorcio dell’VIII secolo un gruppo laconico, i Partheni, fonda Taranto,
all’estremità orientale dell’area colonizzata, escludendo il Salento e gli abitati iapigi.