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La formazione (protogeometrico e geometrico)
2.1 Il rapporto dei greci…
- La formazione (protogeometrico e geometrico)
2.1 Il rapporto dei greci con il passato protostorico
Come si è visto, tra la fase micenea e la Dark Age si interrompe definitivamente il sistema amministrativo di tipo palaziale:
la produzione e il consumo a esso collegati, le forme della registrazione scritta e gli stessi insediamenti presentano chiare cesure e abbandoni.
Sono evidenti, comunque, anche aspetti di un’importante persistenza,
nella lingua, nel mantenimento di una parte consistente del pantheon religioso miceneo e di alcune forme rituali.
Lo stesso ricordo collettivo di questo passato diventa materia di elaborazione narrativa,
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Non si tratta solo di memorie più o meno correttamente tramandate, ma anche di un passato visibile,
nei resti dei tumuli funerari e delle strutture degli insediamenti micenei e protostorici che popolavano il paesaggio.
John Boardman ha analizzato in maniera specifica questo aspetto e il suo significato culturale,
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La chiara percezione dell’importanza dell’abitato di Micene si mantiene soprattutto grazie alla conservazione dei suoi monumenti,
ancora visitati nel II secolo d.C. con un’attenzione quasi archeologica, come testimonianza materiale del mondo degli eroi
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Parallelamente, anche per altri siti e per gli oggetti del mondo miceneo sopravvissuti o casualmente riscoperti si elaborano forme di recupero,
attribuendo loro un valore aggiunto e in alcuni casi trasformandoli in vere e proprie reliquie dell’età del mito.
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Intorno a queste emergenze si amplia il patrimonio narrativo e rituale, operando un riuso culturale dei segni e trasformandoli in motivazioni di identità e di solidarietà sociale.
Nella maggior parte dei casi la manipolazione e la considerazione di queste persistenze attengono alle azioni rituali del culto,
anche quando si tratta di reperti riscoperti, reinterpretati o conservati:
nel tempio delle Leucippidia a Sparta si custodiva l’uovo partorito da Leda, sospeso al tetto,
mentre a Sicione nel tempio di Apollo si potevano ammirare la lancia di Meleagro o il flauto di Marsia, poi distrutti in un incendio;
reliquie di Eracle, statue ritenute di fattura non umana, singoli elementi come la colonna del palazzo di Enomao a Olimpia diventano oggetto di culto e vengono consacrati e tabuizzati.
Per lo più si tratta di strutture e oggetti che sono reinterpretati alla luce delle storie dei vari eroi,
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Questo è forse il caso di Olimpia, dove un tumulo funerario dell’età del bronzo, rimasto in vista alla confluenza tra i fiumi Cladeo e Alfeo, viene attribuito all’eroe Pelope
e diviene il nucleo visibile di uno spazio in cui le popolazioni circostanti si incontrano periodicamente per celebrare riti comuni e attuare forme di scambio
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La reinterpretazione del tumulo diviene il fulcro di un processo di costruzione mitica in cui l’eroe assume il ruolo di protos curetes (primo inventore)
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Un aspetto specifico di questo interesse è costituito comunque dalla venerazione per le tombe degli eroi:
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Spesso si trattava in realtà di fossili di animali preistorici, ossa di dimensioni eccezionali attribuite agli scheletri degli eroi o dei mostri immaginati dalla tradizione mitica.
Risulta di particolare interesse, inoltre, la gestione dei resti di eroi famosi di comunità esterne:
il possesso della tomba nascosta di Edipo ad Atene assicurava la salvezza della città dagli attacchi dei Beoti, e sempre gli Ateniesi
ritenevano di custodire i resti di Niso, re di Megara, e di Immarado, eroe di Eleusi, probabilmente con la stessa funzione.
La ricerca tende quindi ad accomunare la riappropriazione di queste testimonianze di un passato molto lontano
a quelle del culto funerario più recente, di età geometrica.
Tumuli e deposizioni votive effettuate ad Atene per alcuni defunti eccellenti potrebbero essere stati trattati alla stessa stregua
delle pretese sepolture degli eroi e in entrambi i casi la ritualità del banchetto collettivo seguente al sacrificio costituirebbe un tratto dominante dell’azione di culto.
La venerazione degli eroi attribuiti al passato protostorico, però,
non si esaurisce nelle emergenze funerarie, ma comprende anche strutture diverse:
case, altari, impronte miracolose, fenditure nella roccia, resti sacrificali interrati, sorgenti.
Talvolta il culto è legato anche alla consapevolezza della mancanza di una tomba, come ad Atene nel caso di Teseo o a Olimpia per lo stesso Pelope,
le cui spoglie non erano sepolte nel Pelopton, il suo luogo di culto nel santuario,
ma in una cassa custodita nel tempio di Artemide Korythalia, in un altro abitato.