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3.3 Produzioni, consumi e commerci nell'età orientalizzante
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Il resto della Grecia mantiene un forte regionalismo, eredità dell’ultima fase del geometrico.
L’orientalizzante euboico è noto attraverso anfore funerarie da Eretria e piccoli vasi che attraversano tutto il VII secolo, fino a uno stile compiutamente a figure nere.
La Beozia rimane più conservatrice, legata a modelli subgeometrici.
Nel Peloponneso la ceramica argiva sviluppa uno stile subgeometrico, ma compaiono anche scene narrative,
come la battaglia su uno scudo fittile da Tirinto o l’accecamento di Polifemo su un frammento da Argo.
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A Sparta si sviluppa la ceramica laconica II (620 ca.), con forme come làkainai, kotỳlai e coppe monoansate,
spesso decorate con pesci o cerchi concentrici attorno a un gorgoneion, secondo modelli corinzi diffusi anche a Taranto e Rodi.
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La ceramica cicladica mostra una vitalità particolare: si sviluppa uno stile subgeometrico che coinvolge diverse produzioni, soprattutto a Naxos, con schemi tardogeometrici arricchiti da figure e scene narrative a silhouette o a contorno.
Il Gruppo Melio, probabilmente di manifattura paria, presenta un decorativismo accentuato e scene di combattimento o mitologiche.
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L’orientalizzante cretese sviluppa uno stile molto disegnativo, con elementi decorativi disposti in una tessitura continua e forme di ascendenza cipriota, soprattutto nella produzione di Cnosso.
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Le decorazioni, ottenute a matrice, combinano elementi geometrici con scene di battaglia e narrazioni mitiche,
tra cui una delle più antiche rappresentazioni dell’Ilioupersis, con lo stratagemma del cavallo di legno.
Un’altra produzione significativa è il cosiddetto Wild Goat Style, che rielabora motivi orientali con fregi animali
– capre selvatiche, stambecchi, animali fantastici – intercalati da riempitivi geometrici e orientalizzanti.
Accanto ai fregi animali compaiono scene figurate, come il piatto con il combattimento tra Ettore e Menelao sul corpo di Euforbo, di origine rodia.
Questa produzione, tradizionalmente attribuita a Rodi, è più probabilmente opera di artigiani milesi attivi tra la metà del VII e l’inizio del VI secolo.
Nella prima parte dell’orientalizzante la piccola plastica greca mantiene schemi geometrici, come il bronzetto di Mantiklos da Tebe dedicato ad Apollo.
Creta, invece, sviluppa una scultura monumentale del tutto nuova, legata nelle fonti alla figura di Dedalo, mitico technites.
Le statue più antiche erano in legno (xoana) o in lamina di bronzo sbalzata (sphyrelata), forse su anima lignea.
Dal tempio di Apollo a Dreros provengono tre immagini di culto in bronzo sbalzato – Apollo, Latona e Artemide – che rappresentano uno dei complessi più antichi della scultura dedalica.
La scultura cretese in calcare è omogenea: figure femminili vestite con tunica stretta, mantellina e cintura metallica, con decorazioni geometriche incise e dipinte.
I capelli, divisi in trecce, scendono sulle spalle e sono spesso coperti da un polos (copricapo cilindrico rituale).
Le sculture di Prinias, intorno al 620, decoravano la facciata del tempio A: un architrave con pantere a rilievo e due figure femminili stanti, mentre sopra erano collocate due statue sedute con polos.
Un fregio con cavalieri richiama le rappresentazioni vascolari cretesi. Da Gortina provengono rilievi con tre divinità e una figura femminile seduta.
La piccola plastica mostra schemi più movimentati, come una figura di eriophoros da Creta o bronzetti da Olimpia.
Sculture in legno o avorio presentano un decorativismo accentuato: una dea lignea con polos, una coppia divina dall’Heraion di Samos, un gruppo con eroe e leone da Delfi, elementi di lira in avorio da Berlino e Samos.
La bronzistica conosce un grande sviluppo: imitazioni di calderoni orientali, panoplie da parata,
scudi sbalzati offerti nei santuari e esportati a Delfi, Olimpia e in Tracia.
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Le officine cretesi, attive fino al 650, producono un repertorio complesso con animali, mostri, scene di caccia, guerra e culto.
I lebeti su sostegno conico, decorati con animali e scene mitiche, ripropongono modelli assiri e urartei
e si diffondono in Grecia, Asia Minore e nel Mediterraneo occidentale, fino all’Etruria.
In Italia la cultura orientalizzante si diffonde nelle città magno‑greche e siceliote, che rielaborano motivi greci in forme locali,
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Durante il VII secolo si sviluppano centri di produzione in Sicilia (Megara Hyblaea, Siracusa, Gela, Naxos),
in Sibaritide, a Siris, Metaponto e Cuma, con uno stile eclettico che combina motivi della madrepatria e elementi subgeometrici.
Dalla metà del VII secolo si afferma una produzione di plastica fittile legata al culto,
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I centri principali sono Gela e Megara Hyblaea in Sicilia, Sibari, Metaponto e Taranto in Magna Grecia.
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