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3.2 L'architettura sacra - Coggle Diagram
3.2 L'architettura sacra
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Parallelamente vengono introdotte le coperture in terracotta, molto più pesanti rispetto ai tetti precedenti.
Per sostenere questo maggiore peso diventa necessario realizzare strutture più solide, favorendo così l'impiego della pietra nelle parti portanti degli edifici.
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Questi ordini rappresentano due diversi linguaggi architettonici che, pur mantenendo caratteristiche comuni, assumono varianti locali nelle diverse poleis.
Tra i principali centri di innovazione si distinguono Corinto e Argo, che guidano l'evoluzione delle tecniche costruttive e della produzione delle coperture in terracotta.
Successivamente anche altre regioni, come la Laconia, l'Etolia, la Grecia insulare, Samo, Efeso, Creta e le colonie dell'Occidente greco,
sviluppano edifici sempre più monumentali, adattando però l'architettura alle proprie tradizioni locali.
Contemporaneamente cambiano anche i santuari, che diventano complessi architettonici sempre più articolati.
Accanto al tempio compaiono nuove strutture, come le stoai (portici), i propilei (ingressi monumentali)
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Queste costruzioni non rispondono solo a esigenze religiose, ma anche politiche e sociali,
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In conclusione, nel VII secolo a.C. sia l'urbanistica sia l'architettura sacra riflettono la crescita delle poleis:
le città diventano più organizzate, i santuari più monumentali e ogni comunità
utilizza lo spazio urbano e religioso per affermare la propria forza, la propria identità e il proprio ruolo nel mondo greco.
Accanto alle forme di coesistenza testimoniate dalla ricerca (Policoro, Incoro-nata),
che però non sembrano essersi evolute verso strutture istituzionali compiute, la netta cesura nella frequentazione di arce già abitate, come si è visto, tende a confermare il carattere violento di alcune occupazioni.
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Da questo momento, comunque, si pone il problema dei rapporti tra le società coloniali e le variegate comunità italiche
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Le fonti a volte ricordano forme di asservimento delle popolazioni presenti nell'area della futura polis (Siracusa),
a volte accennano a un ripiegamento dei nativi verso l'interno o verso altri siti (Taranto),
a volte testimoniano anche il coinvolgimento o la cooptazione all'interno di un'area di influenza (Sibari).
Anche le poleis della Grecia propria, però, mostrano spesso un difficile rapporto
con nuclei di popolamento avvertiti come "diversi" e insediati nello stesso territorio,
che tendono a essere assimilati per cooptazione, oppure inseriti all'interno di un rapporto di subalternità, quando non vengono ridotti a forme di vero e proprio asservimento
Analogamente, le nuove comunità coloniali possono aver usato la stessa pluralità di forme
nei confronti delle popolazioni italiche direttamente interessate dal fenomeno coloniale, in una complessa
articolazione di situazioni da verificare e ricostruire caso per caso, che trova riscontro anche nel rapporto tra Greci e popolazioni locali sulla costa anatolica.
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Rispetto a queste ricostruzioni, la ricerca più recente ha rivolto un'attenzione maggiore al fenomeno,
mostrando come si tratti di situazioni che determinano condizionamenti reciproci e incidono profondamente nelle forme di sviluppo di ogni ambito coinvolto.
Lo specifico contesto coloniale, peraltro, vive in una condizione di dipendenza materiale e culturale ancora più difficile, in quanto si costruisce in relazione a due diversi referenti,
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Considerando un altro punto di vista, le reazioni al fenomeno coloniale greco possono essere considerate anche responsabili dello stesso processo di formazione delle società italiche.
Il problema è complesso, quindi, e riguarda anche l'inserimento di italici all'interno delle poleis e le forme attraverso le quali si attua tale processo.
La polis coloniale appare comunque una cellula alimentata da una continua osmosi con gli ambienti anellenici vicini, ai quali è strettamente connessa anche tramite
matrimoni, solidarietà aristocratiche e spostamento di mano d'opera e artigiani,
secondo un sistema che si muove nella direzione di una necessaria integrazione, di quella ricomposizione culturale raggiunta nell'ellenismo.