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3.3 Produzioni, consumi e commerci nell'età orientalizzante
L’età orientalizzante, che convenzionalmente coincide con il VII secolo, nasce da un processo di apertura culturale già avviato nella seconda metà dell’VIII.
Le élites greche cominciano a investire ricchezza nei rapporti con il Vicino Oriente, acquisendo beni di lusso,
tecniche artigianali e modelli iconografici che trasformano profondamente il linguaggio figurativo greco.
La tomba della “Rich Lady” di Atene, con sigilli, gioielli orientali, bronzi e tessuti pregiati, è uno dei segnali più chiari di questa nuova fase:
testimonia l’emergere di un’aristocrazia terriera che utilizza il prestigio materiale per definire il proprio ruolo sociale.
Il commercio mediterraneo, prima dominato dagli Eubei, coinvolge ora altre regioni della Grecia, soprattutto le coste dell’Asia Minore e le grandi isole come Samos e Rodi.
I santuari di Camiro, Lindos e l’Heraion di Samos mostrano offerte che attestano la dimensione internazionale del culto.
Sotto Psammetico I (664–610) iniziano i primi stanziamenti greci in Egitto, mentre Cirene viene fondata intorno al 630.
Egineti e Greci orientali commerciano in Africa settentrionale e nel mar Nero, dove Mileto avvia la sua attività coloniale.
L’età orientalizzante è quindi il risultato di un sistema mediterraneo integrato, che si espande verso Oriente e Occidente.
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Nel protocorinzio antico (720–690), si diffondono motivi decorativi come palmette, fiori di loto, elementi vegetali, trecce, ancora all'interno di un disegno sostanzialmente geometrico.
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Nel protocorinzio medio I (690–675) nasce il primo stile a figure nere, con scene narrative e l’uso dell’incisione, probabilmente derivata dalla toreutica orientale.
Nel protocorinzio medio II (675–650) la tecnica diventa più calligrafica e miniaturistica, con teorie animali, figure mitologiche e scene di battaglia.
Alcuni arỳballoi ( piccolo vaso antico, tipicamente di dimensioni comprese tra 7 e 8 cm, con corpo globulare e un collo stretto. Era utilizzato principalmente nell'antica Grecia per contenere olii profumati e veniva portato dagli atleti durante gli allenamenti.)
assumono dimensioni monumentali e presentano elementi plastici, come protomi di leone o figure femminili.
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Si distinguono botteghe specifiche, come quella del Pittore di Bellerofonte, autore della kotyle con la lotta tra Bellerofonte e la Chimera,
e quella del Pittore di Ekphantos, che introduce vasi plastici e scene di guerra
Nel tardo protocorinzio (650–630) compaiono opere più impegnative, tra cui l’olpe Chigi, rinvenuta a Formello.
Il vaso presenta una decorazione figurata complessa, articolata in fregi sovrapposti:
una schiera di opliti che marcia al suono dell’auleta, una sfinge bicipite, una caccia al leone di ascendenza assira, il giudizio di Paride con iscrizioni e una teoria di cavalieri.
La policromia, l’incisione e la monumentalità rendono l’olpe un capolavoro dell’arte protocorinzia.
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Il resto della produzione diventa più corrente, con fregi animali convenzionali e superfici dipinte di nero;
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Si diffondono anche vasi configurati a leone, civetta o colomba, destinati ai profumi.
Atene segue un percorso diverso. Nel VII secolo produce ceramica detta protoattica, legata a una maniera locale che rimane ai margini delle grandi produzioni internazionali.
Le pratiche funerarie, meno monumentali rispetto al tardogeometrico, influenzano il sistema artigianale.
Il protoattico antico (700–675) mantiene stilemi tardogeometrici: elementi plastici serpentiformi, riempitivi geometrici e figure ancora schematiche.
La bottega del Pittore di Analatos conserva un impianto tradizionale (tardogeometrico nei fregi decorativi che nella tettonica), ma introduce motivi orientali, come il fregio di leoni rampanti (processione di carri) su un’anfora ateniese (Louvre), o su un cratere di Egina.
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Nel protoattico medio (675–630) si formano botteghe riconoscibili: il Pittore della Scacchiera, il Pittore di Politemo, il Pittore della Brocca degli Arieti.
Nasce un nuovo stile bianco‑nero, con figure a contorno o risparmiate su scialbatura bianca.
La Brocca degli Arieti, con Odisseo e i compagni che fuggono dall’antro di Polifemo, è un esempio importante della nuova tecnica.
In questa fase si prediligono forme grandi, come crateri e anfore, con scene narrative impegnative: la morte di Agamennone o di Egisto, le Gorgoni che inseguono Perseo, l’accecamento di Polifemo.
La bottega del Pittore del Nesso, attiva nella seconda metà del VII secolo, supera lo stile bianco‑nero e introduce una tecnica più compiutamente a figure nere.
Nel vaso eponimo, con l’uccisione di Nesso da parte di Eracle, la monumentalità è evidente, mentre la scena sul corpo riprende il mito di Perseo in forma allusiva. L’incisione, mediata da Corinto, diventa elemento fondamentale.
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