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4.6 La produzione per il consumo sacro - Coggle Diagram
4.6 La produzione per il consumo sacro
I materiali consacrati nei santuari sono prima di tutto prodotti della tèchne,
manufatti realizzati con abilità artigianale e destinati a entrare nella sfera rituale.
Non tutti gli oggetti votivi nascono però come oggetti sacri: alcuni sono beni d’uso quotidiano trasformati in offerte (votivi per trasformazione),
altri sono creati appositamente per il culto (votivi per destinazione).
Questa distinzione, proposta da Jean‑Paul Morel, è fondamentale per capire la natura della produzione sacra.
Vesti, gioielli, armi, strumenti di lavoro e monete appartengono alla prima categoria;
statuette fittili, ceramica miniaturistica e oggetti rituali specifici appartengono alla seconda.
L’esempio più rappresentativo dell’industria del sacro è la coroplastica,
che dagli ultimi decenni del XX secolo è diventata un settore di studio autonomo.
L’argilla è utilizzata per creare terrecotte figurate fin dal Neolitico, in un’area vastissima che comprende Grecia, Vicino Oriente, Balcani, Egitto, Asia centrale e oltre.
Nel mondo greco la modellazione a mano è la tecnica più antica:
in età geometrica le statuette di animali di Olimpia ne sono la prova,
mentre all’Heraion di Samo si sperimentano combinazioni con la lavorazione al tornio, con decorazioni identiche alla ceramica contemporanea.
La vera rivoluzione tecnica avviene tra la fine dell’VIII e l’inizio del VII secolo, quando si diffonde l’uso degli stampi.
Inizialmente, l'uso dello stampo era solo per la testa delle statuine, successivamente viene esteso a tutto il corpo,
ma solo per la parte frontale (matrice semplice o unica), mentre la parte posteriore e costituita da una placca d'argilla.
infine compaiono le matrici bivalve o doppie, forse introdotte a Samo nell’ultimo quarto del VII secolo,
che permettono di ottenere figure cave tridimensionali rifinite anche sul retro.
Questa tecnica, perfezionata nel tempo, diventa un tratto distintivo della cultura greca:
la produzione fittile figurata si sviluppa su vasta scala e in modo quasi esclusivo per la sfera religiosa,
come dimostrano i migliaia di esemplari rinvenuti nei santuari, nelle tombe e nelle case.
Il procedimento è rapido e non richiede competenze altamente specializzate:
pressando l'argilla umida all'interno di uno stampo si riesce a produrre un grande numero di esemplari, tra loro pressochè identici.
L’atto creativo è limitato alla modellazione del prototipo, mentre la produzione seriale avviene tramite stampi.
Il coroplasta è quindi il modellatore dell’argilla, un maestro vasaio o uno scultore.
La fabbricazione diventa meccanica‑industriale: circolano non solo i manufatti finiti (surmoule), ma anche matrici derivate (surmoulage) ottenute da prodotti già cotti.
Ogni generazione di stampi produce esemplari leggermente più piccoli e meno definiti, permettendo di ricostruire la successione tecnica.
L’aggiunta di attributi in argilla cruda crea nuovi prototipi, capostipiti di serie autonome.
Questa capacità di diffusione e rielaborazione spiega la presenza di un linguaggio iconografico comune,
con varianti locali legate alle esigenze del culto e alle capacità produttive delle singole regioni.
La tradizione ionica elabora tipologie formali già nel VII secolo: la kòre samia,
la figura femminile seduta con alto pòlos di Thasos, e il tipo dell’Atena Lindia, tradizionalmente associato a Rodi.
Nella grecità occidentale la produzione fittile figurata inizia nel VII secolo con statuette in stile dedalico.
Le colonie achee (Sibari, Crotone, Metaponto) elaborano modelli riconoscibili;
Locri Epizefiri produce le terrecotte dello Zeus Saettante e i pinakes della Mannella;
Dalla fine del IV secolo la produzione occidentale si concentra nei grandi centri di Taranto, Napoli e Siracusa, adottando un linguaggio comune mediterraneo.
La coroplastica è solo una parte dell’“industria del pellegrino”, cioè della produzione destinata alla domanda rituale dei santuari più frequentati.
Anche la ceramica si specializza: i vasi miniaturistici, spesso simbolici,
possono contenere piccole quantità di offerte. I kernoi, basi ad anello con vasetti fissati, sono tipici della ceramica votiva.
Alcune produzioni sono legate a un singolo santuario: i krateriskoi a figure nere di Brauron,
con iconografie dell’arktèia, sono così specifici da permettere di riconoscere rituali analoghi in altri luoghi.
L’artigianato votivo si inserisce nel sistema economico in modi diversi: la coroplastica può essere attività secondaria nelle botteghe dei ceramisti o svolta in ateliers specializzati, come la “Terracotta Factory” del Potters’ Quarter di Corinto.
. Alcuni impianti artigianali sorgono accanto ai santuari e producono esclusivamente per uso interno, come ad Aulide, Eretria,