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CAPITOLO 4 L’ortodossia greca - Coggle Diagram
CAPITOLO 4 L’ortodossia greca
Dopo aver visto come l’Impero d’Oriente sopravvisse al crollo dell’Occidente, consolidando la propria identità politica e imperiale,
il passo successivo è comprendere come questa identità si definì anche sul piano religioso
Infatti, mentre la struttura imperiale si rafforzava, la Chiesa cristiana si espandeva, si organizzava e affrontava profonde controversie dottrinali. È da questa evoluzione interna del cristianesimo che prende avvio il nuovo capitolo,
dedicato alla formazione dell’ortodossia greca, ai concili, alle eresie e al rapporto tra Chiesa e Stato a Bisanzio
Il successo del cristianesimo si deve a diversi fattori fondamentali: i cristiani credevano che la morte non fosse la fine, ma l’ingresso in un paradiso di luce,
e questo li spingeva a vivere in modo moralmente corretto per ottenere la salvezza;
le autorità romane consideravano straordinaria la disponibilità dei cristiani a subire il martirio pur di non rinnegare la fede; l’offerta incruenta di pane e vino, simboli del corpo e del sangue di Cristo, sostituiva ogni sacrificio cruento
Con l’espansione delle comunità urbane, si elessero dei supervisori, gli ἐπίσκοποι (vescovi), che divennero progressivamente i capi delle comunità cristiane
Il punto di svolta arrivò con Costantino: dopo la sua conversione, con l’Editto di Milano (313) garantì la libertà di culto e iniziò a favorire la crescita della Chiesa
Nel 325 convocò il primo Concilio ecumenico di Nicea per risolvere controversie dottrinali e stabilire un credo comune. Il concilio fissò venti canoni disciplinari validi per tutta la Chiesa
La Chiesa delle origini si organizzò secondo la pentarchia, cioè cinque sedi patriarcali: Roma; Sede del Papa e centro della Chiesa occidentale (cattolica), Antiochia; Fondamentale per le prime comunità cristiane in Asia, Alessandria; Importante centro teologico, legato alla tradizione egiziana,
Costantinopoli; Creata da Teodosio I come sede patriarcale per consolidare l’autorità della Chiesa nell’Impero d’Oriente e Gerusalemme; Sede patriarcale di grande significato simbolico per il cristianesimo, legata al luogo di nascita della religione
Con l’espansione dell’Islam nel VII secolo, Antiochia, Alessandria e Gerusalemme caddero sotto dominio arabo:
conservarono il titolo patriarcale, ma persero peso politico ed ecclesiastico
Emersero così due poli principali: Roma (Chiesa latina) e Costantinopoli (Chiesa greca). Non si può ancora parlare di scisma: erano due forme della stessa religione
Il Concilio di Nicea nacque per stabilire i dogmi cristiani contro le eresie. Tra queste, la più pericolosa era l’arianesimo, secondo cui Cristo non era coeterno al Padre, ma creato da Lui e quindi inferiore
Nicea rispose affermando che Cristo è consustanziale al Padre (homoousios), “generato e non creato”, e fissò anche il metodo per calcolare la Pasqua
Nonostante la condanna, Ario a Nicea venne riabilitato e l’arianesimo si diffuse tra le tribù barbare, fino a essere definitivamente eliminato nel VI secolo dalle truppe di Giustiniano
(quando le truppe di Giustiniano imposero
l’ortodossia)
Gli imperatori usarono i concili anche per combattere il paganesimo. Nel 381 Teodosio I convocò il concilio di Costantinopoli, confermò Nicea e promosse Costantinopoli e Gerusalemme a sedi patriarcali, completando la pentarchia
Nel 431 il Concilio di Efeso condannò il nestorianesimo, che negava il titolo di Θεοτόκος (“Madre di Dio”) alla Vergine, sostenendo che fosse solo madre dell’uomo Cristo
La dottrina ortodossa ribadì invece il diofisismo: Cristo è una sola persona in due nature, umana e divina
Nel 451 il Concilio di Calcedonia affrontò il monofisismo, nato come reazione al nestorianesimo. I monofisiti sostenevano l’unicità della natura divina di Cristo, riducendo o negando la sua piena umanità
Calcedonia affermò che Cristo è “perfetto nella divinità e perfetto nell’umanità”, una sola persona in due nature distinte ma unite
Nonostante la condanna, il monofisismo si diffuse in Siria, Palestina ed Egitto, diventando anche un fenomeno culturale e politico
Nelle regioni periferiche come la Siria e l'Egitto, essere monofisiti significava affermare un’identità locale contro il centralismo di Costantinopoli
In Egitto i cristiani monofisiti erano detti “copti”, dal greco ἐγύπτιος (“egiziano”);
la lingua copta, derivata dall’antico egizio e scritta in caratteri greci, divenne simbolo di autonomia culturale
L’identità religiosa si intrecciò con la resistenza fiscale e politica, indebolendo la lealtà verso l’impero. Questo favorì la conquista araba:
gli arabi, tolleranti verso le religioni del Libro, permisero ai cristiani di mantenere la fede in cambio della jizya e li esentarono dal servizio militare, ottenendo così la loro collaborazione
Il monachesimo orientale ebbe un ruolo decisivo: i monasteri di Egitto, Palestina e Siria divennero centri spirituali e culturali. Dopo la conquista araba, molti monaci migrarono verso nord
Inizialmente gli imperatori vietarono ai monaci di entrare a Costantinopoli, ma dalla metà del V secolo sorsero numerosi monasteri in città
La Chiesa bizantina si divideva in due rami: la Chiesa monastica, composta da monaci e asceti, era più orientata alla vita spirituale e all'isolamento, mantenendo però una forte devozione e
disciplina nella pratica della fede
Chiesa secolare dei vescovi, rappresentava la gerarchia ecclesiastica ufficiale Chiesa secolare dei vescovi, rappresentava la gerarchia ecclesiastica ufficiale
Entrambe condividevano un codice di diritto ecclesiastico basato su canoni conciliari ecumenici (incontri dei vescovi per definire la
dottrina e risolvere questioni ecclesiastiche) e dai concili locali e da regole specifiche monastiche, basate in particolare
sugli insegnamenti soprattutto di San Basilio e dei Padri Cappadoci
la Chiesa monastica, composta da monaci e asceti, era più orientata alla vita spirituale e all'isolamento, mantenendo però una forte devozione e disciplina nella pratica della fede
Nel VI secolo queste norme furono raccolte in un sistema di diritto ecclesiastico, separato e indipendente dal diritto civile (cioè il diritto dell'Impero), ma coesistente con esso,
volto a gestire e regolamentare questioni di natura spirituale.
Alcuni esempi:
Età di ingresso nei monasteri : regole sull'età minima per entrare nella vita monastica.
Ordinazione sacerdotale : requisiti e processi necessari per diventare sacerdote
Le opere giuridiche ecclesiastiche comprendevano
commenti: erano testi che spiegavano e interpretavano norme ecclesiastiche specifiche , supportano a comprendere il significato e l'applicazione delle leggi,
compendi e trattati: raccolte che includevano norme e discussioni teoriche su questioni religiose ed ecclesiastiche, trattando aspetti particolari del diritto ecclesiastico
raccolte di verdetti: raccolte di decisioni giuridiche pronunciate dai tribunali ecclesiastici in casi concreti. Questi verdetti erano utili per applicare il diritto ecclesiastico nella vita quotidiana , mostrando come le leggi venivano effettivamente implementate nella pratica
Un esempio è il caso giudicato da Comateno di Ocrida nel XIII secolo: un uomo sposato che rapì una vergine
Il diritto civile prevedeva risarcimento o cessione di metà del patrimonio; il diritto ecclesiastico imponeva sette anni di esclusione dalla comunione. Il caso mostra come diritto civile e religioso si intrecciassero nella vita quotidiana
Il rapporto tra Chiesa e Stato a Bisanzio era stretto ma conflittuale. I patriarchi potevano essere rimossi se contrari all’autorità imperiale. Celebre è il caso di San Giovanni Crisostomo,
esiliato in Armenia nel 404 dall’imperatrice Eudocia per aver criticato riti pagani legati alla sua statua, (infatti, la regione Eudocia aveva fatto erigere una statua
in suo onore con antichi riti pagani)
Questo episodio evidenziò come i patriarchi riuscirono a essere rimossi se il loro operato venne considerato una minaccia per il potere imperiale
In Occidente, invece, il papa non godeva dello stesso sostegno imperiale e dovette affermare la propria autorità morale autonomamente. Il titolo di “papa” (padre) divenne esclusivo del vescovo di Roma
rendendo il ruolo del papa unico e
distinto all'interno della Cristianità
Alcuni chierici orientali, in conflitto con Costantinopoli, ricorrevano al papa, aumentando il prestigio romano e accentuando la distanza tra l'antica Roma (centro
del cristianesimo occidentale) e la Nuova Roma (Costantinopoli)
Durante il regno di Costantino IX Monomaco (1042-1055), le differenze tra Oriente e Occidente divennero evidenti. La lingua liturgica era il greco in Oriente e il latino in Occidente
In Oriente i sacerdoti e i diaconi potevano sposarsi (tranne i vescovi), mentre in Occidente era richiesto il celibato. Per l’Eucaristia, l’Oriente usava pane lievitato, l’Occidente pane azimo
La differenza più profonda riguardava lo Spirito Santo: per l’Oriente procede solo dal Padre, secondo il Credo niceno-costantinopolitano; l’Occidente aggiunse il Filioque (“e dal Figlio”), considerato eretico dall’Oriente perché alterava l’equilibrio delle ipostasi trinitarie