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CAPITOLO 3 L’Impero romano d’Oriente - Coggle Diagram
CAPITOLO 3
L’Impero romano d’Oriente
La crescita di Costantinopoli come capitale cristiana e centro politico dell’Impero d’Oriente, consolidata dalle riforme di Teodosio e dallo sviluppo urbano e istituzionale,
non può essere compresa senza osservare ciò che accadeva contemporaneamente all’intero sistema imperiale
Mentre l’Oriente si rafforzava, infatti, la struttura politica romana stava cambiando profondamente per rispondere alle pressioni interne ed esterne
È proprio da questa trasformazione generale dell’impero che si passa naturalmente al nuovo argomento:
l’evoluzione amministrativa, la divisione del potere e il crollo dell’Occidente, elementi che spiegano perché l’Oriente sopravvisse e divenne il mondo bizantino
L’amministrazione romana, grazie alla capacità di riscuotere tributi in tutte le province per finanziare l’esercito e mantenere la burocrazia centrale,
riuscì a esercitare un controllo fino ad allora inimmaginabile su territori molto diversi tra loro
Fu utilizzata in tal senso al meglio la pratica di reclutare i talenti migliori a livello locale e sfruttarli a vantaggio dello stato, mentre le regioni venivano progressivamente ridotte a un ruolo subordinato
Tuttavia, gli imperatori compresero presto le difficoltà di governare un impero così vasto e distante,
motivo per cui Diocleziano introdusse la tetrarchia, dividendo l’impero in due metà rette da due augusti, ciascuno affiancato da un caesar
Il sistema prevedeva collaborazione e leggi comuni, ma fu presto rovesciato da Costantino, deciso a restaurare la monarchia unitaria
Dopo la morte di Costantino, i suoi figli dovettero affrontare minacce crescenti da parte dei popoli barbari. Per questo, nel 395, Teodosio I
divise formalmente l’impero tra i due figli:
Onorio in Occidente
Arcadio in Oriente
Entrambi erano giovani e inesperti, e il potere reale fu assunto da figure forti:
Stilicone, di origini vandale e romane, in Occidente
Eutropio, schiavo emancipato ed eunuco, in Oriente
Nel 406 l’impero affrontò una crisi gravissima: le truppe romane furono evacuate dalla Britannia e vandali, svevi e alani attraversarono il Reno ghiacciato, invadendo la Gallia e poi la Spagna
Nel 410 Alarico, magister militum per l’Illirico, guidò i visigoti nell’assedio e nel saccheggio di Roma
L’evento sconvolse il mondo romano e spinse sant’Agostino a scrivere La Città di Dio per esortare i cristiani a non legarsi ai beni terreni
A metà del V secolo gli Unni di Attila inflissero nuovi colpi all’Occidente, e nel 455 i Vandali saccheggiarono nuovamente Roma. Infine, nel 476, Romolo Augustolo fu deposto:
l’Impero Romano d’Occidente cessò di esistere e si frantumò in regni barbarici.
Dopo il 476, vari popoli si stabilirono nei territori occidentali: gli Ostrogoti di Teodorico, incoraggiati dagli imperatori orientali, si spostarono in Italia;
Burgundi e Franchi attraversarono il Reno e si insediarono in Gallia; gli ultimi funzionari romani si ritirarono ad Arles, tentando negoziati con i nuovi dominatori
In questo contesto la Chiesa divenne una delle poche istituzioni romane a sopravvivere, offrendo rifugio e continuità alla classe senatoria
L’altra metà dell’impero, quella orientale, sopravvisse per oltre un millennio grazie alla forza di Costantinopoli e alla ricchezza delle province del Vicino Oriente
Gli umanisti la chiamarono “Bisanzio”, ma i suoi abitanti si consideravano «romani» a tutti gli effetti
Bisanzio mantenne molte caratteristiche dell’antico impero romano, tra cui il sistema del panem et circenses. L’ippodromo di Costantinopoli, ristrutturato da Costantino, era il centro dell’intrattenimento pubblico e della vita politica
Le corse di bighe attiravano folle immense e le fazioni (Verdi e Azzurri), divennero veri gruppi di pressione politica. L’ippodromo era anche luogo di:
cerimonie pubbliche, come il genetliaco della città (11 maggio), le vittorie militari, le esecuzioni e le incoronazioni
L’imperatore bizantino era il continuatore dell’imperatore romano, ma con una differenza fondamentale: mentre l’imperatore pagano poteva essere venerato come un dio,
quello cristiano non poteva presentarsi come divino, bensì come rappresentante di Dio sulla terra
Il suo potere era sacro, ma derivato. Da qui nasce la dottrina dell’imitatio Dei:
l’imperatore doveva imitare Dio nelle virtù e nel governo, giustificando così l’universalismo del potere imperiale
Questa ideologia, elaborata da Eusebio di Cesarea nei Tricennalia e nella Vita di Costantino, si esprimeva attraverso cerimonie e simboli, arricchiti da influenze orientali, soprattutto persiane
L’introduzione di simboli e cerimoniali orientali ebbe inizio con l’imperatore Diocleziano (284-305 d.C.), il quale adottò vesti dorate, il diadema e altre insegne provenienti
dall’Oriente
La legittimazione del potere imperiale avveniva tramite due canali:
l’acclamazione popolare nell’ippodromo, secondo l’uso romano,
l’incoronazione cristiana nella basilica di Santa Sofia
Dal 457, con Leone I, l’incoronazione da parte del patriarca divenne essenziale: conferiva autorità religiosa e sostegno spirituale al sovrano
Da allora, nessun imperatore poteva considerarsi legittimo senza la consacrazione del patriarca
La corte bizantina seguiva un cerimoniale complesso, descritto nel De ceremoniis
L’imperatore partecipava alle liturgie in Santa Sofia, ai giochi dell’ippodromo e riceveva ambasciatori nel Gran Palazzo, un vasto complesso di edifici, giardini, chiese e sale di udienza, una vera “città nella città”.
Nel palazzo della Magnaura, gli ambasciatori assistevano a spettacoli di automi (leoni ruggenti, uccelli meccanici) e al trono che si sollevava, simboli della superiorità imperiale.
Liutprando di Cremona descrisse questi effetti come quasi prodigiosi
Un settore fondamentale dell’economia bizantina fu la produzione della seta
In origine, la seta proveniva dalla Cina attraverso le vie della seta, terrestri e marittime
Il monopolio degli intermediari orientali ne aumentava i prezzi. Secondo la tradizione, ai tempi di Giustiniano, monaci provenienti dalla Serinda trafugarono bachi da seta nascosti in un bastone e li portarono a Costantinopoli
L’impero sviluppò così la bachicoltura e la gelsicoltura in Fenicia, Grecia e Calabria.
La seta grezza calabrese veniva esportata verso la Sicilia araba, e quando i Normanni conquistarono l’isola, impiantarono officine tessili a Palermo (reggae officinae)