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Introduzione alla storia bizantina - Coggle Diagram
Introduzione alla storia bizantina
Nicea e la restaurazione bizantina del 1261
Tuttavia, mentre l’Epiro cresceva nei Balcani, a oriente stava maturando una forza greca molto più stabile: l’Impero di Nicea
Nicea era nato subito dopo il 1204 grazie a Teodoro I Lascaris, che aveva ricostruito un governo efficiente in Asia Minore
La sua posizione geografica protetta e la continuità dinastica permisero allo stato niceno
di rafforzare esercito, amministrazione e risorse, evitando la frammentazione che colpiva gli altri stati greci
Alla morte di Teodoro I, il potere passò al genero Giovanni III Ducas Vatatze, dove impero di Nicea si rafforzò molto.
Giovanni III Ducas Vatatze era un sovrano capace e molto attivo nella riorganizzazione interna:
sotto di lui Nicea divenne il centro politico greco più solido, con un esercito disciplinato e un’economia in crescita
Il punto decisivo arrivò nel 1230, quando Teodoro d’Epiro fu sconfitto dai Bulgari a Klokotnica.
Questa sconfitta eliminò l’Epiro dalla prova per la restaurazione imperiale.
Da quel momento, Nicea rimase l’unico stato greco abbastanza forte, stabile e organizzato da poter aspirare seriamente alla riconquista di Costantinopoli
ha una dinastia stabile (Teodoro I, poi Giovanni III Vatatze, poi Teodoro II Lascaris), ha un apparato amministrativo funzionante e un esercito efficiente
Alla morte di Teodoro II, il trono passa al figlio minorenne Giovanni IV Lascaris. In questa situazione di reggenza emerge un altro personaggio decisivo:
Michele VIII Paleologo che ebbe la reggenza da Giovanni IV Lascaris e che ottenne anche la corona di co-imperatore. Il suo regno iniziò con una battaglia contro una coalizione, formata da Manfredi (re di Sicilia), Michele (despota di Epiro) e Guglielmo II (principe di Acacia).
Gli alleati furono sconfitti e ormai non vi erano più potenze in grado di opporsi a Nicea, se non la repubblica di Venezia
Per farvi fronte, Michele Paleologo avviò trattative con Genova e fu firmato un trattato in cui fu scritto che i genovesi avrebbero offerto navi ottenendo in cambio una serie di privilegi tra i quali la
concessione di scali nei porti più importanti
I Genovesi iniziarono ad inviare le navi in oriente ma Costantinopoli cadde in modo imprevisto. La città venne infatti occupata da un generale di Nicea, Alessio Strategopulo, il quale era stato inviato per spaventare i Latini ma dopo aver saputo che la città era quasi priva di difese ne approfittò e Baldovino II fuggì
L’età dei Paleologi” (MicheleVIII Paleologo e Andronico II)
Dopo aver fatto accecare Giovanni IV, Michele VIII Paleologo divenne unico sovrano nel 1261
La presenza di nemici aggressivi e la debolezza dell’impero non impedirono a Michele VIII di seguire una politica di potenza volta a restaurare il suo dominio
Nei primi anni del regno questa sua politica fu un successo. Intraprese azioni militari vittoriose contro la Bulgaria e l’Epiro facendo riconoscere la sua sovranità imperiale.
Michele si mantenne inizialmente alleato a Genova ma dopo poco tempo tentò di avvicinarsi a Venezia per poi tornare
nuovamente ad allearsi con Genova. Questa seconda alleanza suscitò le gelosie di Venezia e Michele concluse
con loro un trattato con cui le parti si obbligarono a una tregua di 5 anni.
Intanto in Italia il dominio Svevo era
stato eliminato e al trono di Sicilia era salito Carlo d’Angiò, fratello del re di Francia
Egli, dopo essersi assicurato l’appoggio del papa, rivendicò il diritto di sovranità su Costantinopoli
Michele VIII cercò di ritardare l’inizio di una battaglia e cercò un’unione religiosa con Roma. Il re di Francia, Luigi IX, decise di portare il fratello con se nella crociata di Tunisi ed iniziarono successivamente i contatti con Roma, resi possibili dall’elezione del papa italiano Gregorio X
Fu convocato un concilio a Lione dove fu proclamata un’unione
religiosa tra le due chiese e i delegati bizantini giurarono di accettare la fede romana ed il primato di Roma
Di conseguenza Carlo dovette rinunciare alla battaglia verso Michele VIII il quale avviò una controffensiva su vari fronti
A seguito del concilio, la fazione ecclesiastica contraria all’unione trovò espressione nel movimento degli arseniti che si oppose con vigore alla politica imperiale. Si tornò quindi ad una rottura
Il papa condannò Michele
VIII come scismatico e Carlo potè riprendere i suoi piani di conquista. Carlo, con l’aiuto navale di Venezia, andò
verso il nemico ma la situazione fu salvata all’ultimo momento dalla rivolta dei Vespri siciliani
a seguito della quale la Sicilia si liberò dal dominio francese e il tentativo di Carlo di rientrarne in possesso fu ostacolato dalla potenza rivale degli Aragonesi con cui si accese un conflitto che fece svanire ogni progetto verso l’Oriente
Venezia si era alleata con Carlo d’Angiò a seguito delle mire espansionistiche di Michele VIII ai danni della repubblica. Venezia si era rivolta a Carlo per chiedere aiuto e fu concluso un trattato che impegnava le parti a concorrere alla crociata contro Bisanzio per insediare Costantinopoli
Il precipitare della spedizione a seguito
della rivolta dei Vespri spinse Venezia ad abbandonare l’alleanza con Carlo d’Angiò e a riavvicinarsi a Bisanzio
Lo sforzo compiuto da Michele VIII per ricostruire la potenza dell’impero si rivelò un fallimento. La sua politica ambiziosa fu abbandonata dal figlio e successore,
Andronico II, che ripudiò l’unione con Roma e avviò un programma di risanamento economico volto alla contrazione delle spese militari
Sulla politica estera, Andronico cercò di risolvere in modo diplomatico i conflitti con i nemici e avviò contatti senza successo con l’Epiro, e con la Serbia. L’amicizia con Genova fu il cardine della politica estera
ma il sovrano cercò anche di ristabilire
rapporti con Venezia ch si trovava in difficoltà dopo essersi alleata con Carlo d’Angiò
La mancanza di un effettivo potere contrattuale nei confronti sia di Genova sia di Venezia, fece si che Andronico fosse coinvolto nella guerra veneto-genovese
L’imperatore, alleato dei Genovesi, offrì loro riparo e i Veneziani allora inviarono flotte per saccheggiare i dintorni della capitale
Anche la campagna condotta in Asia Minore per
contenere l’espansione dei Turchi fu disastrosa. L’Asia Minore era stata sottomessa rapidamente dai Turchi
e nel 1303 Andronico ricorse all’aiuto della compagnia catalana, una banda di mercenari
I Catalani giunsero a Costantinopoli, guidati dal capo Ruggero di Flor, e i Turchi furono duramente sconfitti a Filadelfia
Il ritardo del pagamento causò però una rivolta dei Catalani, anche per la loro intenzione di voler costituire un principato indipendente
Andronico II si trasferì a Gallipoli e il co-imperatore, Michele IX, fece assassinare Ruggero di Flor. I catalani allora entrarono in guerra con Bisanzio e sconfissero le truppe di Michele IX e in seguito passarono al servizio del duca di Atene
con i quali ruppero i rapporti l’anno successivo e dopo averlo sconfitto, costituirono un
loro principato di Atene
Negli ultimi anni del regno, Andronico dovette fronteggiare anche una grande guerra civile combattuta contro il nipote, Andronico III, figlio di Michele IX
Dopo la morte di Michele, Andronico II aveva privato il nipote dei diritti di successione e perciò ricorse alle armi con l’appoggio dell’aristocrazia capeggiata da Giovanni Cantacuzeno
La guerra civile finì con la vittoria del nipote che costrinse il nonno ad abdicare
Andronico III e Giovanni VI Cantacuzeno
Si arriverà poi come re dell'impero con Andronico III. Con lui l’impero ebbe un momentaneo rafforzamento dovuto anche all’appoggio di Giovanni Cantacuzeno
Dopo la perdita di Nicea, il sovrano fu costretto a concludere un trattato con i Turchi che riconosceva lo stato ottomano e impegnava Bisanzio al versamento di un tributo annuo
Andronico III mantenne rapporti con Venezia e adottò una politica ostile verso i Genovesi. La minaccia serba fu contenuta con diplomazia
e ci furono successi anche sul fronte balcanico con la riconquista della Tessaglia e dell’Epiro, dove Andronico III
s’impose
Ad Andronico III succedette Giovanni V e non appena s’insediò al trono, scoppiò una guerra civile per
la reggenza in suo nome, tra l’aristocrazia, capeggiata dal Cantacuzeno e una fazione,
capeggiata da Alessio Apocauco, sostenuta da Anna di Savoia, imperatrice madre, con la quale si alleò anche Giovanni Caleca, patriarca di Costantinopoli
Nella contesa politica s’inserirono anche contrasti religiosi e sociali. In quegli anni si sviluppò l’esicasmo (da hesychìa= silenzio), la più importante controversia religiosa di quel periodo
Esicasmo era una particolare forma di preghiera in cui l’esicasta pregava assumendo una particolare posizione e trattenendo il respiro
Si formarono due partiti religiosi, uno di oppositori e uno di sostenitori. Tale movimento religioso assunse una connotazione politica e allo scoppio della guerra civile gli esicasti si schierarono con Cantacuzeno
Egli si fece proclamare imperatore con l’osservanza formale dei diritti del Paleologo ed iniziò a combattere gli
avversari.
Apocauco morì ma la guerra civile proseguì contro Anna di Savoia che fece intervenire a suo favore i
Turchi Selgiuchidi e cercò di riconciliarsi con gli esicasti
Infine dovette però arrendersi e Cantacuzeno salì al
trono insieme a Giovanni V. Giovanni VI Cantacuzeno seguì una politica estera antigenovese cerando di
contrastare la loro egemonia nell’impero commerciale marittimo
I Genovesi attaccarono i cantieri di Costantinopoli e Giovanni VI si trovò anche coinvolto nella guerra veneto genovese per il controllo commerciale nel mar Nero
L’imperatore si alleò con Venezia e Pietro IV d’Aragona ma quando i Veneziani abbandonarono il campo, Giovanni dovette concludere la pace con Genova
Venezia si alleò allora con Giovanni V, dato che tra i 2
imperatori si era aperta una guerra civile risolta con l’arrivo dei Turchi Ottomani a favore di Giovanni VI
Quando però la sua posizione si indebolì, Giovanni V fece una congiura a seguito della quale Giovanni VI
Cantacuzeno fu deposto