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Matteo Maria Boiardo, Orlando innamorato, II libro, 13 canto
Matteo Maria Boiardo è un poeta del Quattrocento, attivo alla corte degli Este di Ferrara. La sua figura è tipica del letterato di corte del Rinascimento:
non è solo scrittore, ma anche uomo politico, amministratore e intellettuale, pienamente inserito nella vita culturale e politica dell’ambiente estense
Nasce nel XV secolo (1441 nascita – 1494 morte) e appartiene alla nobiltà ferrarese, condizione che gli permette di partecipare direttamente alla vita di corte
In questo contesto la sua attività letteraria nasce con una funzione precisa: intrattenere la corte e celebrare i valori cavallereschi e politici della dinastia estense
Per questo sceglie il genere del romanzo cavalleresco, che risponde perfettamente al gusto del pubblico aristocratico
È proprio da queste esigenze culturali della corte e dal gusto rinascimentale per il mondo cavalleresco, unito al recupero della tradizione medievale ma rinnovata in chiave moderna, che nasce l’idea e la realizzazione dell’Orlando innamorato,
cioè un poema pensato per rinnovare la tradizione cavalleresca e adattarla al gusto rinascimentale della corte
L'Orlando innamorato è un poema cavalleresco incompiuto che segna una svolta decisiva nella letteratura italiana
Boiardo inizia a scrivere l’opera intorno al 1476, quindi circa a 35 anni, nel pieno della sua attività alla corte degli Este. Il poema viene pubblicato a più riprese:
il primo libro nel 1483, mentre il secondo viene completato successivamente, ma l’opera resta incompiuta alla morte dell’autore nel 1494
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Nell'Orlando innamorato accanto all’amore troviamo anche la magia, che diventa una forza reale che influenza direttamente gli eventi
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Il poema è costruito con la tecnica dell’entrelacement, cioè l’intreccio continuo delle storie
- Accanto all’entrelacement troviamo la molteplicità delle vicende: non esiste una sola storia principale, ma molte avventure che si sviluppano contemporaneamente e che coinvolgono diversi personaggi
- Un’altra caratteristica importante è la narrazione aperta. Gli episodi raramente si chiudono subito; spesso vengono lasciati in sospeso e ripresi più avanti, creando attesa e curiosità nel lettore
- Fondamentale è anche il movimento continuo dei personaggi. I cavalieri viaggiano costantemente tra foreste, castelli, città e luoghi incantati, alla ricerca di amore, gloria e avventura
- Qui gli incantesimi, fate e luoghi magici non sono decorativi, ma influenzano direttamente la trama
- L’amore è la forza che muove l’intera narrazione e modifica il comportamento dei personaggi
- Il narratore commenta spesso la storia e si rivolge direttamente al lettore
Nel I libro si introducono i personaggi principali e nasce la ricerca di Angelica. Nel II libro invece, la struttura si intensifica: le vicende si moltiplicano e la componente magica diventa ancora più forte
la Storia si apre alla corte di Carlo Magno, imperatore dei Franchi e simbolo del mondo cristiano
Tra i cavalieri più importanti della corte troviamo Orlando, il più celebre paladino cristiano, famoso per il suo valore e per la sua fedeltà, e Rinaldo, anch'egli grande cavaliere ma caratterizzato da un temperamento più impulsivo e avventuroso
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Nel II libro, nel XIII canto quindi la narrazione è frammentata:
Orlando sta ancora cercando Angelica, ma non la trova mai perché si sposta continuamente. Ogni volta che sembra vicino a raggiungerla, succede qualcosa che lo allontana: un incontro, un cambiamento di luogo o un evento imprevisto
Rinaldo fa la stessa cosa, ma in modo diverso: anche lui cerca Angelica, però spesso la trova per caso o le passa vicino, e poi viene di nuovo deviato da altre vicende. Quindi i due cavalieri non si incontrano stabilmente, ma si muovono come due linee separate che si avvicinano e si allontanano
Angelica, invece, non resta mai ferma: è sempre in fuga. Non è solo “un personaggio che viene cercato”, ma è quella che fa muovere tutta la storia, perché ogni suo spostamento crea nuove situazioni e nuovi incontri
Nel Canto XIII interviene anche il meraviglioso, cioè la componente magica tipica del poema. La magia non ha funzione decorativa, ma serve a modificare concretamente la storia: crea ostacoli, deviazioni, incontri imprevisti o separazioni tra i personaggi, impedendo che la ricerca si chiuda
I temi:
- Amore come forza destabilizzante: non ideale astratto, ma elemento che altera l’equilibrio cavalleresco e guida le azioni dei personaggi
- Ricerca e movimento: i cavalieri sono sempre in viaggio, senza stabilità narrativa
- Magia e meraviglioso: elemento strutturale che modifica gli eventi e rompe la logica realistica
- Crisi dell’eroe tradizionale: il cavaliere non è più modello fisso, ma figura umanizzata e instabile
- Frammentazione del racconto: assenza di un’unica trama lineare, sostituita da intrecci continui