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Senili: Posteritati di Francesco Petrarca - Coggle Diagram
Senili: Posteritati di Francesco Petrarca
L’
epistola Posteritati (Ai posteri) è un testo latino autobiografico che Petrarca intendeva collocare in chiusura delle Senili
La
redazione è anteriore al 1367, con aggiunte tra il 1370 e il 1371, probabilmente durante il soggiorno milanese presso i Visconti
Il testo nasce per
rispondere alle critiche di Boccaccio e degli amici fiorentini, contrari alla sua permanenza presso i Visconti, considerati tiranni
L’epistola diventa così
un autoritratto ideale, in cui Petrarca si presenta come intellettuale libero, moralmente integro e superiore alle fazioni politiche (Guelfi e Ghibellini)
È uno dei
primi esempi di autobiografia moderna, perché non registra solo fatti, ma li interpreta
1. Presentazione ai posteri
Petrarca si rivolge a un lettore futuro, incerto sul destino del proprio nome. Se sarà ricordato, i posteri vorranno sapere che uomo fu e quale sorte ebbero le sue opere
Qui introduce
un tema centrale:
la fama è instabile
gli uomini parlano più per capriccio che per verità
serve quindi correggere l’immagine che gli altri potrebbero dare di lui
2. Autoritratto morale e fisico
Si definisce uomo di condizione media, né elevata né bassa, di antica famiglia come Augusto. Il carattere, per natura non malvagio, è stato corrotto dagli esempi del tempo. L’adolescenza lo illude, la gioventù lo travia, la vecchiaia lo corregge
Fisicamente si descrive agile, non bellissimo ma piacevole; gli occhi, acutissimi a lungo, lo tradiscono dopo i sessant’anni, costringendolo alle lenti. La vecchiaia porta con sé la normale schiera di acciacchi
3. Denaro, vita quotidiana, stile di vita Petrarca dichiara di aver sempre disprezzato il denaro perché porta preoccupazioni. Mangia poco e semplicemente, non ama i banchetti, che considera gozzoviglie, e rifugge il lusso perché complicato e inquieto
Qui inserisce un
punto importante:
la convivialità sobria (pranzare con gli amici) è un valore
il fasto e l’ostentazione sono contrari alla sua idea di vita morale
Esce cosi l’immagine di
un intellettuale che cerca una vita semplice, regolata, lontana dagli eccessi
4. L’amore e la castità Ricorda un solo grande amore, fortissimo e puro, spento dalla morte della donna. Non può dire di essere privo di desiderio, ma afferma di aver sempre disprezzato la libidine
Intorno ai quarant’anni rinuncia non solo all’atto, ma perfino al ricordo, e considera questa liberazione una delle sue principali felicità.
Qui costruisce un’immagine di sé come uomo che domina le passioni
5. Carattere e rapporti umani
Petrarca dice di non aver mai trovato superbia in sé, anzi di essersi sempre giudicato trascurabile. La sua ira danneggia solo lui, non gli altri.
Dimentica facilmente le offese, mentre ricorda con fermezza i benefici ricevuti.
Ama le amicizie oneste e soffre il dolore di veder morire i propri amici
Ha rapporti stretti con re e principi, che lo onorano e lo stimano; tuttavia si tiene lontano da chi gli appare nemico della libertà
6. Studi, interessi, giudizio sull’epoca
La sua intelligenza è equilibrata, portata alla filosofia morale e alla poesia, sempre più attratta dalle Scritture. Ama profondamente il mondo antico e detesta la sua epoca, che considera decadente.
Questo porta a due conseguenze:
cerca di vivere spiritualmente in altre età
considera gli autori antichi come modelli morali e stilistici
7. Avignone e Valchiusa
Avignone è definita “vergognoso esilio della Chiesa”: la città gli è profondamente odiosa. Per reazione cerca un rifugio, come un porto, e lo trova a Valchiusa, presso la fonte della Sorga.
Valchiusa diventa:
luogo di solitudine
luogo di studio
luogo di ispirazione
spazio interiore
8. L’Africa e l’incoronazione poetica
A Valchiusa nasce l’idea dell’Africa. Nel 1340 riceve due inviti per l’incoronazione poetica:
uno dal Senato di Roma
uno dall’Università di Parigi
Esita, chiede consiglio a Giovanni Colonna e sceglie Roma. Prima però si reca a Napoli da Roberto d’Angiò, che lo giudica degno dell’alloro
Nel
1341 viene incoronato in Campidoglio. L’incoronazione:
non lo rende più sapiente
gli attira molta invidia
è il culmine simbolico della sua gloria
9 Viaggi e inquietudine esistenziale
Petrarca racconta numerosi viaggi: Francia, Germania, Parigi, Roma, Parma, Verona, Padova. La vera spinta è la curiosità e il desiderio di vedere il mondo.
L’inquietudine è presentata come una malattia dell’anima: è “incapace di stare fermo”
A Padova viene accolto da Giacomo da Carrara con onori straordinari, viene fatto canonico, ma la morte del signore interrompe questa stabilità.
Torna in Francia come un malato che cerca sollievo cambiando luogo: è il segno di una irrequietezza profonda
10. Conclusione dell’autobiografia
Il racconto si ferma al 1351. Non è una cronaca completa, ma una selezione di momenti che servono a costruire un’immagine coerente:
un uomo sobrio, libero, virtuoso, amante dell’antichità, studioso, vicino ai potenti ma non servile, segnato da viaggi, solitudine, studio e gloria poetica
La scrittura è latina classicheggiante: Petrarca imita Cicerone, Svetonio e gli storici latini. Il latino è puro, armonioso, con periodi ampi e ben costruiti
Il lessico insiste su termini morali e autobiografici: virtù, peccato, vanità, libertà, gloria, solitudine, antichità.
Il tono è sobrio e meditativo
La struttura alterna narrazione e riflessione: ogni episodio diventa occasione per un giudizio su sé stesso e sulla condizione umana.
La scrittura serve a modellare un ritratto ideale: un uomo casto, sobrio, libero, studioso, legato all’antichità e consapevole della propria eccezionalità