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Cap. CCXLVIII (248) del Canzoniere di Francesco Petrarca - Coggle Diagram
Cap. CCXLVIII (248) del Canzoniere di Francesco Petrarca
Questa poesia è un
elogio assoluto della bellezza di Laura
Petrarca
invita chiunque voglia vedere tutto ciò che Natura e Cielo possono creare di perfetto
a guardare Laura, che è
unica
solare
superiore al mondo cieco
destinata agli dèi
Il poeta
avverte che bisogna affrettarsi, perché la morte porta via i migliori e lascia i peggiori
Chi la vedrà in tempo, vedrà riunite in lei:
ogni virtù
ogni bellezza
ogni comportamento nobile
E allora capirà che l
e rime del poeta sono
“mute”
, perché la luce di Laura supera l’ingegno umano
Il
tema centrale
della poesia:
Laura è la massima espressione della perfezione naturale e celeste; chi la vede contempla tutto ciò che Natura e Cielo possono creare.
La sua bellezza è così grande che supera la poesia stessa, e la morte minaccia di sottrarre al mondo questa perfezione
Da questo tema derivano:
l’invito a “mirar costei”
la definizione di Laura come “sola un sol”
l’idea che la morte porta via i migliori
la riunione di virtù, bellezza e nobiltà in un solo corpo
l’insufficienza della poesia davanti a tanta luce
La poesia è suddivisa in quattro parti:
Parte 1 (vv. 1–4) → invito a vedere la perfezione di Natura e Cielo in Laura
Petrarca dice:
“Chi vuol veder quanto possono Natura e Cielo, venga a guardare lei”
v. 1
Laura quindi è :
*“sola un sol”
v. 3 → unica, luminosa come il sole
non solo per gli occhi del poeta, ma per
“il mondo cieco”
v. 4
un mondo che non si cura della virtù e quindi non la riconosce
Parte 2 (vv. 5–8) → avvertimento: la morte porta via i migliori
Il poeta
avverte:
bisogna venire
“tosto”
v. 5, subito
perché la morte
“fura prima i migliori e lascia star i rei”
vv. 5 - 6
Laura è:
“cosa bella mortai”
→ una bellezza mortale
“aspettata al regno degli dèi”
→ degna del cielo
ma
“non dura”
→ destinata a svanire
Quindi
la bellezza di Laura è fragile e minacciata dalla morte
Parte 3 (vv. 9–11) → Laura riunisce ogni virtù, bellezza e nobiltà
Chi arriva in tempo vedrà:
ogni virtù
ogni bellezza
ogni comportamento nobile
tutti
“giunti in un corpo con mirabil tempre”
v. 11: → un’armonia perfetta di qualità morali e fisiche
Parte 4 (vv. 12–14) → la poesia è muta davanti a tanta luce; chi arriva tardi piangerà sempre
Il poeta dice che
chi la vedrà dirà:
“le mie rime sono mute”
v. 12
perché il suo ingegno è
“offeso dal soverchio lume”
v. 13
la luce di Laura è troppo grande per essere detta
E conclude con :
“Se più tarda, avrà da pianger sempre”
v. 14
Quindi
chi non la vede in tempo perderà per sempre la possibilità di contemplare la perfezione
La scrittura della poesia è
solenne, luminosa e celebrativa.
Petrarca usa un
linguaggio alto, costruito su:
invito diretto (
“Chi vuol veder… venga a mirar costei”
)
iperbole (Laura come somma di tutto ciò che Natura e Cielo possono creare)
immagini di luce (Laura come
“sola un sol”
)
contrasto morale (il mondo cieco che non cura la virtù)
tema della morte (la bellezza mortale che non dura)
armonia (
“mirabil tempre”
)
insufficienza della poesia (
“mie rime son mute”
)
Il
lessico
che troviamo nella poesia
è:
elevato (
“vertute”, “reai costume”, “soverchio lume”
)
luminoso (
“sol”, “serena”, “lume”
)
morale (virtù, costume, mondo cieco)
La scrittura
è progressiva:
1. invito a vedere
2. avvertimento sulla morte
3. descrizione della perfezione
4. dichiarazione dell’insufficienza poetica