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il suicidio: suicidologia e prevenzione - Coggle Diagram
il suicidio: suicidologia e prevenzione
la suicidologia e la prevenzione del suicidio
servono quindi concetti di base e una teoria è necessaria per capire cosa includere nel nostro campo di osservazione
letalità: probabilità di morire con un preciso metodo
motivi: motivazioni per commettere tale atto suicidario
l'intento: scopo che una persona ha quando usa un mezzo per determinare un risultato
carruera suicidaria: è il percorso che conduce il singolo al gesto
shneidman è il padre della suicidologia afferma la difficoltà di comprendere la mente suicida
la suicidologia quindi cerca il continuo dialogo con l'individuo teso a esplorare e capire la natura della sua sofferenza
viene creata da shneidman una classificazione di tutti i comportamenti coinvolti nella morte
cessazione: fine della possibilità di altre esperienze coscienti
terminazione: fine dei processi fisici necessaria affinché avvenga la cessazione
interruzione: sospensione temporanea dell'esperienza cosciente
continuazione: prosecuzione del flusso degli eventi coscienti in assenza di interruzione
teorizza che il dolore mentale diventa così insopportabile che fa da base al suicidio
è necessaria anche la tassonomia ovvero la descrizione delle condizioni in cui l'individuo può intraprendere il gesto
è necessaria anche una divisione dei ruoli
intenzionali: l'individuo decide di mettere fine alla propria vita direttamente
subintenzionali: l'individuo si trova in una situazione parziale di espone e commette errori che gli nuocciono
non intenzionali: l'individuo non gioca un ruolo nel causare il suo decesso (morti naturali incidenti ecc)
contro intenzionali: ovvero i casi in cui una persona parla o simula il suicidio senza morire
queste descrizioni corrispondono anche all'autopsia piscologica
si dimostra che il suicidio non è un raptus imprevedibile bensì un atto preceduto da segnali
oggi l'autopsia psicologica persegue tre scopi principali
indagine e ricerca: serve per comprendere e descrivere un fenomeno eterogeneo
supporto ai survivors
prevenzione
queste condizioni vengono anche esplicate dalla vittima con l'utilizzo di note
il testo evidenzia diverse dinamiche ricorrenti
suicidi vs tentatori: chi completa l'atto tende maggiormente ad indirizzare la nota a qualcuno chi tenta appare più isolato nella scrittura
identikit di chi lascia note: la letturatura associa il rilascio di note a specifiche categorie
correlazione con il metodo: la scelta del mezzo riflette lo stato emotivo
destinatari ed identità: gli uomini tendono a non specificare il destinatario o a rivolgersi alla consorte
vengono rilevante delle caratteristiche che influenzano le note
differenze di genere
uomini: menzionano più spesso la depressione dolore fisico e psicihco
donne: mostrano una maggiore preoccupazione interpersonale
differenze sulla base dell'età
giovani: lasciano più frequentemente le note esprimono hopelessness e umore depresso
adolescenti più giovani: indirizzano le note ai genitori spiegano i motivi e sono meno concreti
adolescenti più grandi: sono più concreti lasciano istruzioni specifiche
anziani: le loro note comunicano una disperazione profonda e usano espressioni di resa
l'impatto psicologico sui destinatari ci sono due principali dinamiche
autoaccusa: quando la vittima si colpevolizza nella nota e si assume la responsabilità
perdono manipolativo: si perdona qualcuno e quindi si suggerisce una colpa generando quindi un turbamento
fattori psicologici alla base del comportamento suicidario
aumenta inimicizia: la persona sviluppa atteggiamenti ostili verso se stessa
peggioramento dello stato perturbato: cresce un forte stato di sofferenza interiore con agitazione ansia e pensieri
visione tunnel: l'individuo percepisce sempre meno possibilità per affrontare la sofferenza
idea della cessazione: la morte viene vista come unica soluzione per interrompere il dolore
la pianificazione è un processo lungo e complesso caratterizzato da un profondo dialogo interiore
fa anche un modello delle caratteristiche comuni presenti in almeno il 95% dei casi
lo scopo: il suicidio non è mai un atto privo di fine
il fine: mira a spegnere il flusso di pensieri in cui alberga la sofferenza emotiva
lo stimolo: il gesto è un tentativo esclusivamente umano di fuggire da una sofferenza intollerabile
lo stressor: deriva dalla frustrazione di bisogni vitali
lo stato emotivo: è un vissuto di totale impotenza e di profonda solitudine
l'attitudine interna: è il continuo dibattersi tra il voler vivere e il voler morire il soggetto desidera essere salvato
lo stato cognitivo: si manifesta con una visione tunnel basata sulla legge del tutto o nulla
l'azione tipica: rappresenta l'estremo atto di un percorso di allontanamento da una realtà angosciante
l'atto interpersonale: i soggetti lasciano quasi sempre tracce esplicite o implicite del proprio intento
le modalità: di fronte alla morte l'individuo reagisce adottando gli stessi schemi utilizzati in vita per gestire lutti
il gesto per Shneidman viene quindi guidato dalla psychache ovvero il dolore psicologico
il suicidio quindi è un'azione per la fuga
lo stato perturbato causato dal dolore provoca riduzione delle capacità cognitive e quindi la generazione del pensiero dicotomico
l'origine del dolore risiede nella frustrazione di bisogni psicologici vitali
scheidman propone quindi un approccio terapeutico basato su tre punti centrali
agire a monte: bisogna curare lo stato perturbato che alimenta l'intento suicidario
stato transitorio non psichiatrico: viene inteso come uno stato psicologico temporaneo
disinnescare la logica suicidaria è compito del terapeuta
ci sono quattro fasi del modello del corllo suicida di maltsberger
diluvio affettivo: ovvero un ondata di angoscia e disperazione insopportabile
lotta: il paziente tenta di non sprofondare e compaiono segni visibili di peggioramento, inizia a distruggere il proprio corpo con l'abuso di sostanze
disintegrazione: sopraggoiunge un profondo senso di orrore e paura sentendosi incapace di aiutarsi l'individuo si abbandona alla disperazione
sopravvivenza grandiosa e rifiuto del corpo: l'esame di realtà fallisce portando ad identificare come male assoluto il proprio corpo il suicidio quindi è una sorta di legittima difesa
questo percorso è dominato da una ambivalenza nel voler vivere o morire
capitoli 4-5-6
capitolo 4 farmaco terapia e psicoterapia
queste servono per agire nell'immediato portando sollievo mentre si investiga la situazione
gli ansiolitici non producono stabilizzazione
le terapie psicoterapeutiche
dialettico comportamentale: soprattutto per pazienti borderline di personalità
cognitivo-comportamentale: identificare errori del paziente sulla cognizione del se
psicoterapia interpersonale: chiarire l'emergere dei sentimenti verso gli altri
terapia basata sulla mindfullness: si basa sulla meditazione
psicoterapia del dolore mentale: si adatta al paziente anche comunicando con i familiari di questo
esiste anche il sentimento di contro transfert che il caregiver ha contro il paziente che porta ad un allontanamento
odio nei confronti del se che porta a mollare il paziente
formazione reattiva: trasformare l'odio nel tentativo di essere il più utile possibile al paziente
proiezione: ostilità controtransferenziale si manifesta con ricoveri quando non necessario per paura del rischio
Distorsione e negazione della realtà -> considerare il paziente come senza speranza
capitolo 5 programmi di prevenzione
ci sono tre tipi di programmi di prevenzione
prevenzione selettiva per quei gruppi a rischio
coping e problem solving
scuola come mezzo per riconoscere i soggetti a rischio
programmi che informano senza banalizzare
centri per la prevenzione del suicidio
sostegno tra pari
prevenzione indicata quindi solo per le persone che sono state a rischio
programma CARE: screening nelle scuole seguito da due ore di counseling
sos (signs of suicide) screening e indirizzamento verso figure personali
cast (coping and support training): screening e incontri con personale sanitario
prospect: per la popolazione anziana con il riconoscimento e trattazione della depressione
prevenzione universale
capitolo 6 i sopravvissuti
questi sperimentano
sollievos
senso di rifiuto/abbandono
ansia
vergogna
rabbia
stigma
colpa
la ricerca dei motivi è un processo comune, servono quindi altre prove oltre alla lettera di addio, vengono a volte incolpati diverse figure
la differenza essenziale è che ci si può attribuire la colpa di un lutto, difficoltà di riconciliarsi con la memoria del defunto
per affrontare la perdita
capire che non si ha colpa in quella situazione
sono comuni sintomi come PTSD e sentirsi impazzire
il viaggio nell'elaborazione del dolore è unico per ogni persona
importanti sono figure come il medico di base
la postvenzione ha 8 passi fondamentali
è necessaria una valutazione medica del survivor
evitare consigli banali o enfasi sull'ottimismo
il lutto ha tempi individuali
l'aiuto deve essere una voce discreta di sostegno
esplorare con cautela le emozioni
salute pubblica dovrebbero fornire postvenzione per i testimoni del suicidio o i sopravvissuti coinvolti emotivamente
si riscontrano poca resistenza e buona accoglienza dalle persone formate
inizia intervento già prima dell 72 ore
il terapeuta come survivor
è molto probabile che uno psichiatra abbia perso un proprio paziente
paura di ripercussioni l'idea di non aver fatto abbastanza portano a paranoia
reazioni emotive comuni
shock
dolore
incredulità/negazione
rabbia
preoccupazioni verso il suicidio