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Cap. CXXV (125) del Canzoniere di Francesco Petrarca - Coggle Diagram
Cap. CXXV (125) del Canzoniere di Francesco Petrarca
La
poesia 125
è una
lunga meditazione
in cui Petrarca esprime:
il tormento interiore causato dal pensiero d’amore
il desiderio che questo dolore diventi visibile a Laura
la difficoltà di esprimere ciò che sente
la memoria dei primi tempi dell’amore
la ricerca delle tracce di Laura nei luoghi
la natura che conserva tutto
la distanza finale tra la felicità che Laura dà agli altri e la sua sofferenza personale
Il
tema centrale
della poesia è quello che
il poeta desidera che il suo dolore amoroso, oggi nascosto nel cuore e non pienamente esprimibile
,
diventi percepibile agli occhi di Laura, così che lei possa comprenderlo e forse provare pietà
;
ma questo desiderio si scontra con la sua
indifferenza e con i limiti della parola poetica
Da qui derivano:
il pensiero che lo “strugge”
la volontà che esso “si vesta” di forma visibile
la riflessione sulla poesia come strumento insufficiente
la memoria dei primi tempi dell’amore
la ricerca delle tracce di Laura nei luoghi
la natura come custode della memoria
-
il contrasto finale tra la beatitudine che Laura dà agli altri e la sua povertà interiore
La poesia procede in
sei grandi parti
:
Parte 1 (vv. 1–14) → il pensiero che lo consuma e il contrasto fuoco/ghiaccio
Petrarca
immagina che il pensiero che lo tormenta possa assumere una forma visibile
(
v. 3
:
“vestisse d’un color conforme”
)
Se Laura potesse vederlo, capirebbe almeno una parte del suo dolore. Forse Amore si risveglierebbe (v. 6:
“desteriasi Amor”
) e la sua vita sarebbe meno solitaria
Ma la
realtà è opposta : Laura è
“come un ghiaccio”
, immobile e fredda, mentre in lui tutto è
“foco et fiamma"
(vv. 11 - 13)
2. Parte 2 (vv. 15–28) → la difficoltà di esprimere il dolore in poesia
Amore lo costringe e lo priva della lucidità (v. 15:
“di saver mi spoglia”
).
Per questo le
sue rime sono “aspre” e “ignude di dolcezza" (v.16)
Come la scorza di un ramo non mostra la virtù interna della pianta, → così le parole non mostrano la verità del suo cuore
Invita
Laura a guardare ciò che Amore nasconde nel cuore e ciò che si vede nei suoi occhi quando il dolore trabocca in pianto
3. Parte 3 (vv. 29–42) → le prime rime e l’impossibilità di ritrarre Laura
Ricorda le sue prime rime, nate quando l’amore era appena iniziato. Allora la poesia era un sollievo
Ora il cuore è “di smalto”: duro, chiuso (v. 31:
" questo mio cor di smalto...."
Dentro di lui c’è un’immagine continua di Laura, ma quando prova a ritrarla con le parole, non ci riesce: la sua bellezza supera la sua capacità espressiva
Laura è troppo perfetta per essere nominata.
4. Parte 4 (vv. 43–56) → il desiderio di parlare a Laura prima di morire
Si paragona a un bambino che non sa ancora parlare:
vorrebbe esprimersi, ma non trova le parole
Il desiderio lo spinge a parlare, e vuole che Laura lo ascolti “anzi ch’io moia (vv. 41 - 45:
" volge la lingua et snoda, che dir non sa, ma ’l piu tacer gli & noia, cos 'l desir mi mena a dire, et vo’ che m’oda la dolce mia nemica anzi ch’io moia."
)
Si rivolge alla
“verde riva”
, chiedendole di
portare i suoi sospiri a Laura
5. Parte 5 (vv. 57–70) → i luoghi segnati dal passaggio di Laura
Si rivolge alla terra: nessun piede ha toccato il suolo come quello di Laura. Il suo cuore torna a quei luoghi per dividere con essi i suoi pensieri nascosti
(
vv. 53 - 58.
"
Ben sai che sì bel piede non tocchò terra unquancho come quel di che già segnata fosti; onde ’I cor lasso riede col tormentoso fiancho a partir teco i lor pensier’ nascosti."
)
Vorrebbe trovare
ancora le sue “orme” tra fiori ed erba, per trovare un po’ di pace
.
Ma sa che l’anima, dubbiosa e inquieta, non può trovare vero appagamento
6. Parte 6 (vv. 71–81) → la natura che conserva tutto e il contrasto finale
Nell'ultima parte
ovunque guarda, trova un “dolce sereno”, perché pensa: qui è passato il volto luminoso di Laura
Ogni erba o fiore gli sembra radicato in un luogo dove lei era solita passare o seders
i
La natura conserva tutto (
“nulla se ’n perde v. 75”
), ma questo aumenta il suo tormento
Chiama
“spirto beato”
ciò che rende felici gli altri (Laura), e definisce la propria anima
“poverella”
e
“rozza”
Quindi la
natura ricorda Laura, ma il poeta resta povero e tormentato
La
scrittura
della poesia
è interamente concentrata sull’interiorità del poeta
Petrarca
non costruisce scene narrative: ogni immagine serve a mostrare il rapporto tra ciò che sente e ciò che non riesce a comunicare
Il linguaggio è:
misurato
intenso
costruito su contrasti netti (fuoco/ghiaccio,visibile/invisibile, parola/pensiero)
ricco di termini che indicano dolore, memoria, desiderio, mancanza