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UMBERTO SABA - Testi - Coggle Diagram
UMBERTO SABA - Testi
A mia moglie (1911)
Invece di paragonare la moglie Lina a una musa astratta (come la Beatrice di Dante), Saba la accosta alle femmine degli animali (gallina, giovenca, cagna, coniglia, rondine, formica/ape).
Il paragone serve a esaltare la purezza, la laboriosità e la vicinanza di Lina alla vita istintiva. Ognuna delle sei strofe si chiude ricordando che negli animali il poeta ritrova Dio e la "religiosità" della natura.
Contrasto con Montale: Mentre la donna di Montale è un'ombra, un ricordo che trascende il mondo sensibile, la moglie di Saba è celebrata nel pieno della sua concreta vitalità animale.
Amai (da Mediterranee, 1946)
La poesia-manifesto: Testo in cui Saba riassume la sua intera carriera attraverso tre dichiarazioni d'amore:
- Per le parole semplici: Rivendica il coraggio e la difficoltà di usare parole "trite" (logorate) e rime ovvie, capaci però di esprimere profondità.
- Per la verità profonda: La verità giace al fondo della coscienza (influenza psicoanalitica); portarla alla luce fa male (è una "piaga"), ma purifica.
- Per il lettore: Il lettore è un amico a cui affidare la propria poesia migliore ("buona carta") alla fine del "gioco" della vita.
Città vecchia
Immersione nel degrado: Il poeta decide di percorrere una via buia e umida della Trieste vecchia. È qui che si sente "a casa".
Descrive con tenerezza i marginali della società (prostitute, marinai, ubriachi, rissosi). In queste persone prive di maschere borghesi la vita si manifesta nella sua verità assoluta.
Il pensiero del poeta si fa più puro dove la via è più "turpe" (sporca). Saba riconosce Dio non nelle cattedrali, ma nel dolore universale di queste creature.
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