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PT.1CAPITOLO 1 — UN CURRICOLO PER LO 0-6 - Coggle Diagram
PT.1
CAPITOLO 1 — UN CURRICOLO PER LO 0-6
CHE COS’È IL CURRICOLO?
Secondo Scurati, il curricolo è l’insieme delle esperienze che il bambino vive all’interno del percorso educativo per raggiungere la propria formazione.Non riguarda solo ciò che viene insegnato, ma anche tutte le opportunità che la scuola offre per favorire la crescita e lo sviluppo del bambino.
Anche Pontecorvo vede il curricolo come un percorso intenzionale, cioè progettato consapevolmente.Questo percorso tiene conto:
del contesto sociale e culturale;
degli obiettivi educativi;
delle attività proposte;
della verifica dei risultati raggiunti.
Da queste idee nasce il concetto di curricolo per l’infanzia 0-6, cioè un percorso educativo pensato appositamente per i bambini piccoli.
1. LO SVILUPPO DEL BAMBINO E L’AMBIENTE➜ La natura culturale dello sviluppo
Lo sviluppo del bambino dipende dall’intreccio tra:
maturazione personale;
ambiente;
relazioni con gli altri.
Il bambino cresce imparando gradualmente a:
comunicare;
controllare i propri impulsi;
creare legami affettivi;
costruire la propria identità;
partecipare sempre di più alla vita della comunità.
➜ L’importanza del contesto culturale
L’educazione infantile è influenzata dalla cultura e dai valori della società in cui il bambino vive.Per questo atteggiamenti, competenze e modalità educative possono cambiare da un contesto all’altro.
Erikson
Attraverso i suoi studi mostra che i diversi metodi educativi formano personalità differenti, in base alle caratteristiche considerate importanti da ogni società.
Bruner
Sottolinea invece che lo sviluppo dell’intelligenza è fortemente influenzato dall’ambiente.Ad esempio:
se gli adulti considerano importante il gioco,
offriranno materiali ai bambini,
giocheranno con loro,
e stimoleranno maggiormente il loro sviluppo cognitivo.
2. DEWEY E IL CURRICOLO
➜ Il bambino al centro dell’apprendimento
Per Dewey, il curricolo non deve essere una semplice divisione in discipline separate come:
matematica;
storia;
geografia.
Secondo il filosofo, sarebbe sbagliato pensare che il bambino possa apprendere ogni argomento in modo frammentato e rigido.
➜ L’apprendimento olistico
Dewey sostiene che il bambino apprende meglio attraverso:
esperienze concrete;
interessi personali;
situazioni reali e significative.
L’apprendimento deve quindi essere:
globale;
collegato alla vita quotidiana;
basato sull’esperienza.
Solo ciò che il bambino vive direttamente può diventare un vero punto di partenza per conoscere.
➜ Due modi di vedere la scuola
Dewey mette a confronto due concezioni educative.
1. Scuola tradizionale
al centro ci sono le discipline;
il bambino deve ricevere conoscenze già organizzate;
l’obiettivo è trasmettere contenuti.
2. Scuola centrata sul bambino
il bambino è il punto di partenza;
le discipline servono alla sua crescita;
conta soprattutto lo sviluppo della personalità e dell’autonomia.
Dewey non accetta una divisione netta tra queste due visioni, ma cerca un equilibrio tra esperienza del bambino e sapere dell’adulto.
➜ Il “continuum esperienziale”
Per Dewey l’adulto deve osservare attentamente il bambino e partire dalle sue esperienze per costruire nuove attività educative.
L’insegnante:
non impone semplicemente esercizi;
ma coglie curiosità e interessi dei bambini;
trasformandoli in occasioni di apprendimento.
Questo processo viene chiamato continuum esperienziale, cioè continuità tra esperienza vissuta e nuova conoscenza.
3. L’EDUCAZIONE COME RICERCA➜ L’insegnante come ricercatore
Nel testo Come pensiamo, Dewey descrive l’educazione come un processo di ricerca e risoluzione dei problemi.
Il percorso educativo si sviluppa attraverso alcune fasi:
osservazione di una situazione problematica;
formulazione di ipotesi;
verifica;
realizzazione della soluzione;
controllo dei risultati ottenuti.
Per questo l’insegnante può essere visto come un ricercatore che osserva, riflette e modifica continuamente il proprio intervento educativo.
➜ L’esempio di Anna Freud
Durante la Seconda guerra mondiale, Anna Freud organizzò centri di accoglienza per bambini piccoli separati dai genitori.
Inizialmente:
i bambini avevano spazi per giocare;
libertà di movimento;
cure materiali adeguate.
Tuttavia mostravano ancora forte disagio emotivo.
Osservando attentamente la situazione, Anna Freud comprese che mancava una relazione stabile con gli adulti.Le educatrici cambiavano spesso e i bambini non riuscivano a costruire legami affettivi sicuri.
Per questo vennero creati:
piccoli gruppi di bambini;
affidati sempre alle stesse educatrici.
Grazie a questa organizzazione:
i bambini svilupparono maggiore serenità;
crearono relazioni affettive stabili;
si sentirono più sicuri.
4. LA SPECIFICITÀ DELL’INFANZIA
➜ L’infanzia come fase particolare
L’infanzia non è una semplice preparazione alla scuola primaria, ma una fase della vita con caratteristiche proprie.
Per questo i bambini da 0 a 6 anni hanno bisogno di:
attenzioni educative specifiche;
modalità relazionali adeguate;
riferimenti pedagogici pensati per la loro età.
➜ Freud e il periodo di latenza
Secondo Freud, verso i 6-7 anni il bambino entra nel cosiddetto periodo di latenza, una fase caratterizzata da maggiore equilibrio emotivo.
Questo cambiamento permette al bambino di:
concentrarsi meglio;
affrontare compiti scolastici più strutturati.
Le esperienze vissute nella prima infanzia influenzano profondamente anche il futuro percorso scolastico.
➜ Piaget e il gioco
Piaget sottolinea che il bambino apprende soprattutto attraverso:
il gioco;
l’esplorazione;
l’esperienza diretta.
Nel gioco il bambino:
scopre il significato delle cose;
sviluppa relazioni sociali;
supera gradualmente l’egocentrismo tipico dell’età infantile.