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GIUSEPPE UNGARETTI - Coggle Diagram
GIUSEPPE UNGARETTI
“I fiumi”
Ungaretti si distende in una conca d'acqua del fiume Isonzo, durante una pausa dai combattimenti, e si sente come una reliquia in un'urna.
I quattro fiumi: Questo bagno gli fa ricordare i quattro fiumi che hanno segnato la sua vita e la sua identità:
- L'Isonzo: Il fiume della guerra, dove trova la sua maturità e si riconosce come una fibra dell'universo.
- Il Serchio: Il fiume della Toscana, legato alle origini dei suoi genitori.
- Il Nilo: Il fiume dell'Egitto, dove è nato e cresciuto tra le illusioni della giovinezza.
- La Senna: Il fiume di Parigi, dove ha studiato e capito chi era.
1.1 Giuseppe Ungaretti è il padre della poesia ermetica e il poeta che ha rivoluzionato la letteratura italiana del Novecento "distruggendo" il verso tradizionale. La sua poesia nasce nel fango delle trincee della Prima Guerra Mondiale, dove la parola diventa l'unico mezzo per restare umani.
- Nasce nel 1888 ad Alessandria d'Egitto da genitori lucchesi. Il deserto e il paesaggio esotico rimarranno sempre nei suoi ricordi e nella sua poesia.
- Nel 1912 si trasferisce a Parigi per studiare all'università. Qui frequenta i più grandi artisti del tempo (come Picasso e Apollinaire) e scopre la poesia moderna.
- Nel 1915 torna in Italia ed entra in guerra come soldato semplice sul fronte del Carso. Questa esperienza traumatica segnerà per sempre la sua vita e darà vita alle sue poesie più famose, scritte su ritagli di giornale o cartoline nel buio delle trincee.
- Insegna in Brasile (dove subisce il dramma della morte del figlio Antonietto di soli 9 anni) e poi a Roma. Muore a Milano nel 1970.
“Veglia”
Il poeta passa un'intera notte nel fango, vicino al cadavere di un compagno massacrato, con le mani tatuate dalla morte voltate verso la luna.
Davanti alla brutalità della morte e del corpo irrigidito del compagno, Ungaretti reagisce scrivendo "lettere piene d'amore". La conclusione è il cuore del pensiero ungarettiano: "Non sono mai stato / tanto / attaccato alla vita".
“Soldati”
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Il significato: È la metafora perfetta della precarietà. I soldati in trincea sono come le foglie in autunno: basta un colpo di vento (una pallottola, una bomba) per cadere. La vita appesa a un filo.
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1.7 “Natale”
Scritta a Napoli nel 1916, durante una licenza dal fronte. Il poeta si trova in mezzo alla gente che festeggia, ma si sente esausto, ferito dentro.
Non vuole andare in giro, chiede solo di essere lasciato in un angolo, vicino al focolare, come una "cosa / posata e dimenticata". È il bisogno assoluto di riposo e di silenzio dopo l'orrore della trincea.
1.2 Ungaretti elimina la punteggiatura, distrugge il verso lungo tradizionale e usa versi cortissimi (anche di una sola parola, il cosiddetto "versicolo").
1.3 La parola viene isolata nel bianco della pagina per farle recuperare la sua forza magica, sacra ed essenziale.
1.4 La sua opera più famosa si intitola L'Allegria (inizialmente Il porto sepolto e poi Allegria di naufragi). Il titolo è un ossimoro (unione di due parole opposte): l'allegrìa è lo slancio vitale, l'istinto di attaccarsi alla vita che il naufrago prova un attimo dopo essere scampato alla morte.
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