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11 il settecento - Coggle Diagram
11 il settecento
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7 linguaggio poetico
7.2 adesione al passato nel linguaggio poetico: la difficoltà nel rinnovamento
- La poesia del Settecento si ispira molto al mondo classico: usa miti, nomi antichi, latinismi e parole ricercate. I poeti preferiscono termini più eleganti e letterari, come “duolo” invece di “dolore”.
- Nella poesia di Pietro Metastasio sono frequenti i troncamenti, come “parlar” o “arrossir”, usati per rendere i versi più musicali e diversi dalla prosa.
7.3 la poesia didascalica
- Importante fu anche la poesia didascalica, che aveva lo scopo di insegnare e diffondere le idee di progresso e della scienza, come nelle opere di Lorenzo Mascheroni.
7.1 l'arcadia
- Risale al 1690 la fondazione a Roma dell’Arcadia, movimento che con le sue diffuse colonie organizzate in ogni centro italiano, anche nelle località di provincia, fu un esercizio poetico di grandissime dimensioni. Questa stagione poetica così florida ebbe come strumento una lingua tradizionale, ispirata al modello del Petrarca e intesa a liberarsi degli eccessi formali del Barocco.
8 la prosa letteraria
8.1 semplificazione e linearità sintattica
- Nella categoria della prosa letteraria è da includere la prosa saggistica del ‘700; è questo tipo di prosa che attraverso l’influenza delle lingue straniere, si avvia verso una semplificazione sintattica.
- Molti scrittori confrontavano la tradizione francese con quella inglese: lo fa Beretti nella “Frusta letteraria”, Verri in un intervento sul “Caffè”, dove dichiara la propria ammirazione per l’ordine della scrittura francese e per la brevità della scrittura inglese e lamentando la penosa trasposizione dello stile italiano.
- Le notti romane” di Verri, sono un esempio di proda che si propone come nobile modello neoclassico, ispirandosi all’antico, con latinismi e con una sostenutezza oratoria.
- Serianni propone un confronto fra l’incipit dell’originaria redazione autografa de “Dei delitti e delle pene” di Beccaria e quello dell’edizione a stampa: - tra i due testi intercorre una sostanziale revisione stilistica, che ha per oggetto una semplificazione del periodo - la stesura originale passò per le mani di Verri che ebbe parte in questa semplificazione delle strutture sintattiche
- L’obiettivo della chiarezza veniva perseguito dagli Illuministi e non sempre con successo.
8.2 la prosa di vico
- Giambattista Vico aveva aderito al capuismo, cioè al movimento arcaizzante del filosofo e scienziato napoletano Leonardo Di Capua, che imitava i modelli toscani antichi.
- Nella “Scienza nuova” si riconoscono arcaismi e latinismo, in una sintassi diversa dall’armonica struttura classicistica ricca di equilibrio.
- Nella prosa di Vico si possono trovare vere e proprie cascate di subordinate.
8.3 Alfieri
- L’autore non perse occasione per parlare male della lingua francese e per descrivere il proprio apprendimento del toscano classico.-
La Firenze di Alfieri era diversa da quella che affascinerà i cacciatori di lingua viva e parlata dell’età romantica ed era una sorta di mito letterario- archeologico.
Ci restano dei suoi appunti, in cui le parole toscane erano affiancate agli equivalenti francesi o piemontesi; lo stesso Alfieri iniziò nel 1774-75 in lingua francese il suo diario personale, per passare all’italiano nel 1777. Nelle tragedie di Alfieri lo stile dell’autore si caratterizzò per un volontario allontanamento dalla normalità ordinaria e dal cantabile, allontanamento ottenuto attraverso ogni sorta di artificio retorico, in particolare attraverso la trasposizione sintattica e la spezzatura delle frasi.
- La lettura della “Vita” risulta più agevole, perché è un’avventura linguistica e perché descrive il cammino verso la lingua toscana di un giovane aristocratico piemontese, nato in una regione in cui l’italiano non era di casa e si parlava il francese.
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3 il pensiero di Cesarotti nel dibatto scientifico nel settecento
- Nel Settecento ci fu un grande dibattito sulla lingua italiana.
- Alcuni studiosi, come Anton Maria Salvini, sostenevano che il modello migliore fosse il fiorentino e che bisognasse imitare Dante, Petrarca e Boccaccio.
- Gli illuministi del Il Caffè, invece, criticavano l’Accademia della Crusca perché dava troppa importanza alle regole linguistiche e troppo poca al progresso e alle idee
- Il più innovativo fu Melchiorre Cesarotti. Egli diceva che:nessuna lingua è perfetta o pura;tutte le lingue cambiano nel tempo;è giusto usare parole nuove, dialetti e anche parole straniere **Secondo lui la grammatica deve restare stabile, ma il vocabolario può cambiare
- Infine propose di creare un nuovo organismo nazionale al posto della Crusca per costruire un vocabolario più moderno e utile a tutta l’Italia.
2 l’influenza della lingua francese
- Entrarono nella lingua italiana un gran numero di francesismi, rintracciabili nei settori come la moda, la politica, la diplomazia, la burocrazia, le belle arti, il commercio, la filosofia ecc..il termine moda è stesso un gallicismo. In questo secolo, poi, si può notare il rapporto stretto tra lingua e cultura In campo scientifico una rivoluzione nacque dalla diffusione della terminologia chimica.Due principi di Lavoisier:1. meglio un nome nuovo chiaro e trasparente, che un nome tradizionale opaco e fuorviante 2. creando nuovi termini è opportuno servirsi delle lingue morte e in particolare del greco**.