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Gli insediamenti urbani: Le trasformazioni della città tra tarda…
Gli insediamenti urbani:
Le trasformazioni della città
tra tarda antichità e alto medioevo
La città
, in ogni epoca,
è definita dal suo rapporto con il territorio:
spazio architettonico complesso (un insieme di edifici e strutture che creano un ambiente articulato e variegato, non un singolo edificio isolato, ma un contesto urbanistico complesso)
centro amministrativo rispetto alla campagna
polo economico (ossia un centro urbano che, indipendentemente dall’epoca storica, è definito dal suo rapporto con il territorio e dalla funzione di produrre e scambiare risorse e servizi) che produce e consuma risorse
nucleo demico (popolazione stabile che costituisce il centro di un insediamento, garantendone continuità, vita sociale e capacità di sopravvivenza) più grande rispetto agli abitati minori (cioè coloro che non fanno parte del nucleo demico stabile, ma restano ai margini della comunità e sono presenze meno stabili e più temporanee)
Nell’
Impero romano
dei
secoli I‑II d.C.
questo modello
era molto preciso;
infatti Il modello urbano romano era caratterizzato da:
2. monumentalizzazione (foro, terme, circo, portici)
.
3. rapporto giuridico stabile con il
territorium
: ogni città aveva un territorio e ogni territorio una città
1. schema ortogonale (
cardo, decumano, insulae
)
4. ceto curiale che amministrava, finanziava e manteneva gli edifici pubblici
Tra la
seconda metà del IV
e la
prima metà del V secolo
tale modello
si modificò profondamente per diversi fattori
,
tra i quali
almeno tre appaiono di grande importanza:
2. lo stato di guerra che investì il mondo tardoantico
causò non solo periodiche devastazioni delle campagne, ma un assorbimento delle risorse disponibili da parte dell'esercito a scapito di altre componenti sociali
Regioni prima poco militarizzate (Italia, Gallia meridionale, Grecia, Anatolia occidentale) vedono passaggi continui di truppe dal III secolo in poi
In Italia, nel V secolo, questo compromette i rifornimenti annonari e i traffici mediterranei
3. Guerre, saccheggi, epidemie e carestie rendono irregolare il rapporto tra città e territorio
Tra IV e VI secolo molte aree (Spagna, Gallia, Italia, Balcani, Anatolia interna) vedono:
impoverimento dei centri lontani dalle vie principali
cambiamento delle gerarchie tra città e retroterra rurali
aumento dell’autoconsumo
1. il ceto dei curiali venne segnato da un marcato processo di crisi dovuto agli oneri sempre più pesanti che l'amministrazione imperiale imponeva loro nel governo dei rispettivi municipi di appartenenza
tale crisi si ripercosse sulle
disponibilità economiche che essi avevano di investire nel rinnovo urbanistico delle
proprie città
La
militarizzazione
si riflette
nella costruzione o nel potenziamento delle mura urbane
dell'età tra
il III e il V secolo nell’Italia centro‑settentrionale (Roma, Milano, Pavia, Verona, Ravenna, Lucca, Firenze, Rimini)
piuttosto che a quella tra
il VI e VII
Dal
V secolo
l’aspetto delle
città cambia
anche per
la crescente presenza cristiana
:
1. costruzione di chiese e basiliche dentro e fuori le mura
3.diffusione della sepoltura intra moenia “( sepoltura all’interno delle mura e non più fuori dalle mura) , presso edifici di culto o in aree pubbliche dismesse
2. trasformazione degli spazi pubblici
Durante il
regno ostrogoto
si restaurano
alcuni edifici pubblici e infrastrutture (Verona, Parma, Ravenna, Roma, Pavia, Spoleto, forse Siracusa)
Interventi di
bonifica di zone paludose
furono
effettuati per ordine di
Teoderico a Ravenna
, nel
Lazio
e in
Umbria
Tutto questo
venne meno a partire dalla seconda metà del secolo V
I
diciasette anni della guerra greco-gotica (535-552), le incursioni dei franco-alamanni (553-554) e l'età più violenta della conquista longobarda della penisola (568-605)
investirono dunque
un territorio che già nel secolo precedente aveva assistito a fenomeni di impoverimento dei ceti cittadini, di decremento demografico, di dissesto edilizio, di scarsa manutenzione di acquedotti e sistemi fognari e di intermittenza della simbiosi tra città e campagna
Gli
studiosi
attraverso la domanda
"I rivolgimenti del periodo compreso tra IV e VI secolo provocarono un mutamento nelle funzioni e nell'aspetto delle città italiche del primo medioevo oppure, pur nelle trasformazioni, si assistette ad una sostanziale continuità del modello dell'urbanesimo tardoantico?"
,
discutono se
la città altomedievale sia una continuità o una trasformazione della città tardoantica
Alcuni storici
(Wickham, Jarnut, Gasparri)
hanno osservato che sotto aspetti quali
la rilevanza demica dei centri urbani rispetto agli abitati rurali, la loro peculiare funzione militare ed economica nell'organizzazione del territorio,
il loro
essere ambito di residenza prevalente dei ceti aristocratici, non vi fu soluzione di continuità tra la città tardoantica e quella altomedievale
Anche se l
e funzioni restano, cambia la loro natura
:
ruolo militare diverso, soprattutto nelle zone bizantine
diminuzione delle importazioni mediterranee e aumento delle produzioni locali
forte calo demografico tra V e VII secolo
trasformazione del ceto dirigente
Il
ceto curiale
, pilastro della
città romana, scompare o diventa irrilevante
La
nobilitas senatoria
vive tra
città e campagna
, ma
le grandi residenze rurali scompaiono entro il VI secolo
Il
ceto dirigente urbano
è ormai composto da
:
1.militari
2. ecclesiastici
Il loro
contributo
all’
edilizia pubblica
è limitato, mentre investono molto in
:
chiese, monasteri, residenze episcopali, diaconie, granai e bagni ecclesiastici
Questo
sposta l’uso degli spazi urbani
e
rimodella la forma della città
Il dibattito su
continuità о mutamento
ha prestato attenzione, a partire dagli
inizi degli anni '80 del secolo scorso
,
anche alle
componenti della cultura materiale (materiali edilizi, densità e forma dell'abitato, frequentazione delle zone d'uso)
Gli scavi di alcune città della Langobardia (Brescia, Milano, Trento, Bologna) mostrano fenomeni ricorrenti:
edilizia più povera (legno e pietra, poche tegole e mattoni)
calo delle importazioni ceramiche
uso massiccio di materiali di spoglio
ruralizzazione di parti della città
Per molti archeologi
(Brogiolo, Gelichi)
questi elementi indicano una
forte trasformazione della città altomedievale rispetto a quella tardoantica
Invece altri studiosi
(La Rocca), basandosi su casi come Verona, evidenziano
:
continuità del tracciato viario romano, riutilizzo funzionale degli edifici pubblici antichi, diversa gestione degli spazi coltivati, maggiore uso della pietra rispetto al legno
Questi elementi suggerirebbero una
tenuta del modello urbano tardoantico, almeno in alcune città
Gli esempi citati riguardano
soprattutto città longobarde
, dove
l’edilizia urbana e rurale tende a impoverirsi dal VII secolo
Nelle
zone bizantine
, invece, i
caratteri tardoantichi sembrano durare più a lungo
:
maggiore uso della pietra nelle abitazioni (Roma, Ravenna, Rimini)
persistenza di iscrizioni pubbliche
presenza di ceramiche d’importazione africane e vicino‑orientali fino alla seconda metà del VII secolo (mentre nel centro‑nord scompaiono già nel V secolo)