Giulio Romano (c. 1499-1546), allievo prediletto di Raffaello, si trasferì a Mantova nel 1524, prima ancora del Sacco di Roma, entrando al servizio di Federico Gonzaga, figlio di Isabella d'Este e grande mecenate. Federico, amante delle arti e della cultura, fu nominato duca nel 1530 da Carlo V. In questo clima colto e raffinato, Giulio divenne pittore e architetto di corte fino alla morte, firmando opere che fondevano sensualità, teatralità e monumentalità.
Uno dei primi lavori legati al suo arrivo fu I due amanti, un dipinto forse connesso all'impresa erotica dei Modi, una serie di incisioni di Marcantonio Raimondi tratte da disegni di Giulio stesso, poi distrutte per il loro contenuto esplicito. Questo episodio potrebbe aver spinto l'artista a rifugiarsi a Mantova, dove fu accolto insieme al celebre umanista Baldassarre Castiglione.
Nel 1526 Giulio ottenne la cittadinanza mantovana e la direzione delle fabbriche ducali. Progettò allora Palazzo Te, residenza suburbana voluta da Federico come luogo di piacere, incontri amorosi e celebrazione del potere.
L'edificio si articola intorno a un cortile quadrato, su un solo piano, con una loggia che si affaccia sulla peschiera e la grande esedra del giardino.
L'architettura si distingue per l'uso della serliana e del bugnato rustico, elementi classici trattati in chiave manierista, con un gioco di illusioni e "scherzi" architettonici, come triglifi che sembrano scivolare o chiavi di volta che non sostengono nulla, creando un senso di sorpresa e meraviglia.
-