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Previdenza integrativa / complementare - Coggle Diagram
Previdenza integrativa / complementare
idea di fondo:
L’art. 38 co. 2 Cost. garantisce ai lavoratori il diritto ad avere: mezzi adeguati alle esigenze di vita
Questo però non significa: mantenere lo stesso tenore di vita avuto durante il lavoro.
La previdenza pubblica serve soprattutto a garantire:
una sicurezza minima,
una tutela contro il bisogno.
Da qui nasce l’idea della: previdenza complementare, cioè una previdenza privata che si aggiunge a quella pubblica.
La previdenza:
integrativa → aggiunge qualcosa in più;
complementare → serve a colmare un “vuoto” della previdenza pubblica.
Nella pratica però i due concetti vengono quasi sempre sovrapposti.
I soggetti privati entrano nel sistema previdenziale principalmente in due modi:
attraverso la previdenza complementare;
attraverso il welfare aziendale.
Il welfare aziendale consiste nei benefici e servizi offerti dal datore di lavoro ai dipendenti e alle loro famiglie.
La previdenza complementare invece rappresenta:
“l’altra gamba” della previdenza
cioè uno strumento pensato per compensare il progressivo indebolimento delle pensioni pubbliche.
L’idea di fondo è che:
la pensione pubblica garantirà sempre meno,
mentre il mantenimento di un maggiore benessere dipenderà anche da forme previdenziali private.
Come funziona la previdenza complementare
Si tratta di una previdenza privata finanziata:
dal lavoratore,
dal datore di lavoro,
oppure da entrambi.
Le somme versate formano nel tempo: una
posizione individuale che servirà al lavoratore quando andrà in pensione
. Se il lavoratore versa personalmente una quota:
quella quota costituisce una forma di retribuzione differita con finalità previdenziale.
La logica è quella di: un risparmio forzato cioè soldi accantonati oggi per avere una tutela economica futura.
funziona con un
sistema a capitalizzazione
Ciò significa che:
i contributi vengono investiti,
e nel tempo producono rendimenti.
La posizione individuale dipende quindi da:
contributi del lavoratore;
eventuali contributi del datore;
rendimenti degli investimenti;
costi di gestione;
fiscalità.
Il ruolo del TFR
La riforma Maroni ha cercato di collegare il TFR ai fondi pensione complementari.
Il lavoratore può scegliere:
di destinare il TFR a un fondo pensione;
oppure di lasciarlo nel sistema tradizionale dell’art. 2120 c.c.
deve scegliere entro 6 mesi dall'assunzione
se non sceglie nulla opera il silenzio-assenso e quindi il TFR è destinato alla previdenza complementare
Uno degli elementi centrali della previdenza complementare è il: TFR
Novità dal 1° luglio 2026
Dal 1° luglio 2026, con la legge di bilancio n. 199/2026:
se il lavoratore non decide entro 60 giorni,
sarà automaticamente iscritto al fondo pensione negoziale previsto dal CCNL.
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se il l.re sceglie il sistema dell'art. 2010 cc
il TFR resta presso il datore di lavoro se l’azienda ha meno di 50 dipendenti;
va invece al Fondo di tesoreria INPS se l’azienda ha almeno 50 dipendenti.
problema del datore
storicamente il TFR era una fontew di liquidità disponibile per il datore di lavoro = era una sorta di prestito involontario dei l.ri al datore
Con il trasferimento del TFR all’INPS o ai fondi pensione:
molte imprese hanno perso questo “polmone finanziario”.
Nonostante ciò:hanno prevalso le esigenze di rafforzamento della previdenza complementare.
Inoltre:
la gestione degli investimenti sarà più orientata al lungo periodo,
con una quota maggiore di investimenti azionari,
quindi con un rischio più elevato rispetto al passato.
In precedenza infatti la gestione prevista in caso di silenzio-assenso era più prudente e bilanciata. La riforma mostra quindi: una spinta ancora più forte verso la previdenza complementare.