Ad esempio la Vita solitaria (De vita solitaria), scritto nel 1346, pochi anni dopo il Secretum, esalta la solitudine (un tema caro all'ascetismo cristiano), che per Petrarca non deve prendere a modello il rigoroso isolamento dei monaci e degli eremiti, ma deve essere rallegrata dalle bellezze della natura, dalla conversazione con pochi ed eletti amici e, soprattutto, dalla presenza dei libri.
La solitudine, infatti, può essere fonte di purificazione interiore mediante la meditazione e la preghiera, ma anche di elevazione dell'animo mediante lo studio dei classici e l'esercizio della poesia.
In questa esaltazione della solitudine occupata dall'esercizio letterario, che innalza lo spirito e lo prepara alla meditazione religiosa, si conciliano così l'ideale cristiano della rinuncia ai piaceri terreni e quello classico dell'otium letterario, a cui si è già accennato.