Dopo il tentativo di fuga del re, i Girondini divennero più radicali e si avvicinarono ai monarchici. I Giacobini e i Cordiglieri, invece, si allearono con i sanculotti (bottegai, salariati, apprendisti) e i pantaloni lunghi (simbolo del popolo, in contrasto con i culottes aristocratici) per sostenere la borghesia imprenditoriale.
La Francia dichiarò guerra all'Austria, preoccupata che altre potenze europee potessero intervenire per aiutare il re. Questa guerra iniziò il 20 aprile 1792 e presto si allargò anche alla Prussia.
Il 10 agosto 1792, i parigini attaccarono il Palazzo delle Tuileries, dove risiedeva il re Luigi XVI. L'esercito francese, disorganizzato e impreparato, non riuscì a difendere il palazzo, e il re fu arrestato. Questo evento portò alla fine della monarchia costituzionale.
Le elezioni per la Convenzione, un nuovo organo di governo, videro la partecipazione solo del 30% degli aventi diritto al voto, in parte a causa dell'analfabetismo e dell'esclusione dei monarchici. La Convenzione abolì la monarchia e proclamò la repubblica il 22 settembre 1792.
I montagnardi (un gruppo più radicale) volevano giudicare e condannare subito Luigi XVI. I girondini, invece, preferivano evitare il processo al re, temendo che questo potesse rianimare la controrivoluzione e rafforzare l'ostilità delle monarchie europee.
Tuttavia, la scoperta di una corrispondenza tra il re e i nobili controrivoluzionari rese inevitabile il processo.
Il sovrano fu riconosciuto colpevole. Nonostante i dibattiti, Luigi XVI fu condannato a morte.
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