La città, erede della tradizione viscontea e aperta alle influenze europee, accolse progressivamente le innovazioni rinascimentali grazie al mecenatismo di Francesco Sforza e di Galeazzo Maria Sforza, dando vita a un linguaggio artistico ibrido ma originale, in cui monumentalità, prospettiva, gusto decorativo e influssi fiamminghi si intrecciarono in modo unico → una sintesi culturale che definì il carattere del primo Rinascimento lombardo.
Francesco Sforza avviò un vasto programma di rinnovamento architettonico volto a celebrare il potere ducale e a modernizzare la città. Il suo intervento più significativo fu la trasformazione del Castello Visconteo nel nuovo Castello Sforzesco, una residenza ducale monumentale che univa funzioni difensive e rappresentative.
La Torre del Filarete, attribuita ad Antonio Averlino detto il Filarete, divenne il simbolo della nuova Milano: una struttura che fonde elementi gotici — verticalità, merlature, uso del cotto — con principi rinascimentali come proporzioni regolari, ordine classico e monumentalità ispirata all’antico
un vero manifesto politico della dinastia. La torre era decorata con stemmi e imprese sforzesche, e la sua presenza scenografica trasformava il castello in un emblema di autorità e modernità.
Filarete portò a Milano anche una visione teorica nuova, espressa nella sua Sforzinda, una città ideale a pianta stellare con una torre centrale e assi radiali perfettamente simmetrici
un modello urbanistico fondato su razionalità geometrica, ordine e armonia
un modello urbanistico fondato su razionalità geometrica, ordine e armonia
sebbene mai realizzata, Sforzinda influenzò profondamente il pensiero architettonico dell’epoca e mostrò l’ambizione degli Sforza di inserirsi nel dibattito umanistico europeo
Un altro intervento fondamentale fu l’Ospedale Maggiore (1456), edificio civile di enorme importanza sociale e architettonica.
Filarete progettò una struttura a pianta regolare con cortili interni, facciate in cotto decorate con inserti marmorei e un linguaggio che univa gotico lombardo e rinascimento toscano → un equilibrio tra tradizione locale e principi umanistici.
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Parallelamente, la pittura milanese del primo Rinascimento si sviluppò grazie all’assimilazione della prospettiva padovana e all’apertura verso la pittura fiamminga, molto apprezzata alla corte sforzesca.
Il protagonista di questa fase fu Vincenzo Foppa, considerato il fondatore del Rinascimento lombardo.
Nella Cappella Portinari (1462–1468) nella basilica di Sant’Eustorgio, Foppa applicò con rigore le innovazioni prospettiche apprese a Padova, costruendo spazi tridimensionali attraverso pavimenti geometrici, architetture solide e una luce chiara che modella le figure con intensità → una sintesi tra razionalità prospettica e sensibilità narrativa.
Nel Miracolo di Narni, egli mostra:
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L’opera rivela anche un’attenzione nuova alla resa psicologica e alla costruzione dello spazio come scena teatrale → un tratto distintivo della futura pittura lombarda.
Galeazzo Maria Sforza, successore di Francesco, fu un grande estimatore della pittura fiamminga, apprezzata per la minuzia dei dettagli, la luce soffusa e la resa materica dei tessuti e dei metalli. Per importare questo stile a Milano, inviò il suo pittore Zanetto Bugatto a Bruxelles presso Rogier van der Weyden, uno dei massimi maestri fiamminghi.
Bugatto assimilò la tecnica a olio, la precisione luminosa e la cura dei particolari, elementi che emergono nella Madonna col Bambino (Collezione Cagnola), caratterizzata da un modellato dolce, panneggi geometrici, una luce morbida e un’attenzione quasi microscopica ai dettagli dei gioielli e dei tessuti → uno dei primi esempi di pittura fiamminga reinterpretata in chiave lombarda.
L’interesse del duca per la cultura nordica è confermato anche dal tentativo di ingaggiare Antonello da Messina, maestro italiano della tecnica fiamminga, segno dell’ambizione internazionale della corte sforzesca e del desiderio di aggiornare Milano con le più avanzate espressioni artistiche europee.