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(NO)pt.2 cap.3 la pedagogia tra soggetto, cultura e
società, Il tema…
(NO)pt.2 cap.3 la pedagogia tra soggetto, cultura e
società
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Jean Piaget capisce che l’intelligenza nasce dall’incontro tra individuo e ambiente. Non è solo qualcosa di biologico, ma si costruisce con l’esperienza.
Il bambino cerca continuamente un equilibrio tra ciò che già sa e ciò che scopre nel mondo: assimila nuove informazioni e modifica le proprie strutture mentali. In questo modo, conoscendo il mondo, costruisce anche se stesso.
Lev Vygotskij, l’attenzione si sposta ancora di più sull’ambiente sociale e culturale.
Le capacità mentali si sviluppano grazie alle relazioni con gli altri: si impara prima nel contesto sociale e poi interiormente.
Il cognitivismo paragona la mente a un computer, ma sottolinea che non funziona solo in modo logico.
L’essere umano ha una “razionalità limitata” e usa anche emozioni, intuizioni e abilità pratiche per muoversi nella realtà.
Jerome Bruner ,afferma l’idea costruttivista: si impara attraverso le relazioni e gli strumenti culturali (linguaggio, simboli, tecnologie, ecc...).
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Bruner sottolinea che l’apprendimento è collaborativo: non si impara da soli, ma insieme agli altri. Per questo la scuola dovrebbe essere una comunità in cui studenti e insegnanti costruiscono conoscenze insieme, superando la lezione solo “frontale”.
Howard Gardner propone l’idea delle intelligenze multiple: non esiste un’unica intelligenza, ma tante forme diverse (linguistica, logica, artistica, ecc.), ognuna legata a specifiche abilità.
Sigmund Freud cambia il modo di vedere la mente umana. Non è più il logos (la ragione) a dominare tutto: emerge l’importanza dell’inconscio, cioè quella parte della mente che non controlliamo pienamente.
L’uomo, non è del tutto padrone dei propri pensieri e comportamenti, perché dentro di sé convivono ragione ed emozioni, in un equilibrio spesso instabile.
Freud distingue tra pensiero conscio e inconscio ,dà grande importanza all’eros ;
cioè la dimensione affettiva, emotiva e anche sessuale.
La sessualità non è solo biologica, ma è un modo attraverso cui il bambino entra in relazione con il mondo e costruisce i primi legami.
Da qui nasce una nuova visione dell’infanzia: come un periodo ricco di esperienze intense (piacere, paura, ansia) che restano nell’inconscio e possono influenzare la vita adulta.
si capisce che emozioni e apprendimento sono strettamente legati: ognuno interpreta la realtà dal proprio punto di vista, in base alla propria storia, alle emozioni e al contesto in cui vive.
Jean Piaget afferma l’idea che il bambino non sia passivo, ma costruisca attivamente la propria intelligenza.
Per questo l’educazione deve offrirgli tante esperienze e rispettare le diverse fasi della crescita.
il bambino pensa e si esprime in modo diverso dall’adulto, e ha diritto a sviluppare autonomamente le proprie capacità e i propri valori.
Lev Vygotskij sottolinea l’importanza dell’ambiente sociale. L’apprendimento nasce dalle relazioni e dalle esperienze condivise.
La scuola ha un ruolo fondamentale: deve partire da ciò che il bambino già sa (le conoscenze spontanee) e aiutarlo a costruire nuove conoscenze più strutturate, attraverso attività collaborative.
Ad oggi ,la pedagogia deve anche aiutare i bambini a orientarsi tra tanti stimoli diversi, cioè far conoscere più linguaggi (verbali, simbolici, digitali), sviluppare un uso consapevole di essi
si parla di formazione “multidimensionale”:educare non significa sviluppare solo la ragione (logos), ma anche le emozioni (eros).
Il tema centrale è lo sviluppo dell’intelligenza e della mente, visto da diversi approcci.
Le teorie psicologiche sullo sviluppo hanno avuto importanti conseguenze sulla pedagogia, cioè sul modo di educare.